Cornelia, la madre (il caso Kerenes)


Schermata 06-2456471 alle 11.21.31recensione del film.

IL CASO KERENES

Titolo originale:

Pozitia Copilului

Regia:

Calin Netzer 
Principali interpreti:
Luminita Gheorghiu, Bogdan Dumitrache, Ilinca Goia, Natasa Raab, Florin Zamfirescu, Vlad Ivanov  – Romania, 2013 – 112 min.

Come la madre dei Gracchi, la Cornelia di questo film ha un figlio che considera un gioiello: lo cura, lo vezzeggia, si specchia in lui. Il problema è che questo figlio, che si chiama Barbu, non è più un bambino, ma è un uomo di 34 anni, su cui la soffocante e arrogante presenza materna ha compiuto danni pressoché irreversibili, come si capirà dallo svolgersi del film. Egli, tuttavia, al colmo dell’insofferenza, da un po’ di tempo se n’è andato per farsi la sua vita con una donna che ama, madre di due bambini, alla quale Cornelia è, ovviamente, molto ostile. In questo contesto familiare, fatto anche di denaro, potere e amicizie influenti, accade il fatto da cui prende l’avvio il film: il giovane Barbu travolge con l’auto un bambino di undici anni che si para improvvisamente davanti alla sua vettura lanciata, per una stupidissima e provocatoria gara, a tutta velocità. Cornelia sta vedendo l’Elisir d’amore, quando le arriva la notizia: non ha una parola di compassione per il bambino che ha perso la vita, né prova un po’ di solidarietà per i genitori che hanno perso un figlio: l’unica sua preoccupazione è che Barbu riesca a cavarsela senza patire il carcere, grazie al suo aiuto, nella speranza, neppure troppo nascosta, di riuscire a riportarlo a casa per il tempo sufficiente ad allontanarlo dalla sua donna, facendolo rientrare nella prigione dorata della famiglia. Nella condizione di Barbu evitare il carcere è, però, un’impresa disperata, perché testimoni attendibili hanno raccontato i fatti, così come si sono svolti. In Romania, però, in barba alle leggi alquanto severe, la corruzione dei più importanti apparati dello stato è diffusissima ed è strettamente legata al potere e alle conoscenze esclusive di cui godono le classi privilegiate dell’alta borghesia. Tutto si può comprare: certo, il denaro non mitigherà il dolore straziante della famiglia del piccolo ucciso, ma potrebbe modificare i ricordi dei testimoni e potrebbe persino far comodo, se lo si offre con garbo, soprattutto se si ha un altro figlio ancora piccolo, al quale è possibile offrire una vita diversa, grazie al dono generoso di un’altra madre affranta.

Il film, che ha vinto l’Orso d’oro all’ultimo Festival di Berlino, è stato diretto da Calin Netzer, ottimamente affiancato da un bravo sceneggiatore e da un’attrice eccelsa: Luminita Gheorghiu, nei panni sgradevoli di Cornelia. Netzer ha dichiarato che intento suo e dello sceneggiatore era quello di rappresentare un rapporto madre-figlio decisamente malsano, ma non infrequente, e di scavare perciò molto a fondo nella psicologia della donna e del figlio. A questo scopo si è avvalso spesso della camera a mano, i cui movimenti nervosi bene si prestavano a cogliere l’inquietudine della protagonista, nonché di brevi piano-sequenza che lo hanno certamente aiutato nell’approfondire il personaggio in relazione con gli altri (figlio, compagna del figlio, famiglia della vittima , commissariato di polizia, ospedale, testimone ecc). Il milieu sociale, fatto di ingiustizie e di disuguaglianza, di corruzione più o meno esplicita, di rapporti di forza squilibrati, si è inserito, sempre secondo le sue dichiarazioni, quasi da sé, non essendo il film stato concepito per questo tipo di rappresentazione. Netzer, naturalmente, non è un critico, quindi le sue opinioni, pur autorevoli, non sono decisive nell’interpretazione del film, nel quale le scene che rappresentano la realtà corrotta e ingiusta della Romania di oggi sono tra le più interessanti e costituiscono, a mio modestissimo avviso, una parte importantissima del film, non un semplice sfondo, funzionale a far muovere i personaggi.

A questo link, potete trovare l’intervista, molto interessante, a Calin Netzer