Bobby Sands (Hunger)

recensione del film:
HUNGER

Regia:
Steve McQueen

Principali interpreti:
Michael Fassbender, Liam Cunningham, Stuart Graham, Brian Milligan, Liam McMahon.
– 96 min. – Gran Bretagna, Irlanda 2008.

 

Opera d’esordio (vista nel resto del mondo quattro anni prima) di Steve McQueen, il regista londinese, e video-artista, che, grazie al successo di  Shame, è stato meglio conosciuto  anche in Italia.

Durissimo film di denuncia e di riflessione storica che ricostruisce le circostanze della morte per fame dell’uomo simbolo della lotta per l’indipendenza dell’Irlanda del Nord dal Regno Unito, Bobby Sands (1954 – 1981). Scrittore e poeta, dal carcere di Long Kesh, Bobby divenne anche un ascoltatissimo opinionista, e accettò la pesante responsabilità politica di dirigere il movimento repubblicano, portando fino in fondo lo sciopero della fame deciso in piena coscienza per attirare, attraverso il sacrificio personale di sé e di alcuni altri militanti incarcerati, l’attenzione del mondo sulla dolorosa questione irlandese e sul trattamento bestiale cui i detenuti politici furono sottoposti dal governo inglese di Margareth Thatcher.
McQueen si ispira alle memorie di Bobby, abilmente fatte uscire dal carcere, che subito dopo la morte del loro autore divennero il libro autobiografico Un giorno della mia vita, fra i più venduti in Irlanda.
Il film racconta sia la vita del prigioniero nel Maze, il braccio-labirinto in cui i detenuti politici vissero lo sciopero cosiddetto delle coperte, nonché quello detto “durty strike”, rifiuto di accedere ai bagni della prigione per evitare i brutali pestaggi dei sorveglianti. sia le difficoltà dei suoi rapporti con la Chiesa irlandese, illustrate dall’incontro col prete cattolico, inviato da lui  per dissuaderlo dal suicidio per fame.

Il drammatico colloquio, molto essenziale, contrappone due diverse concezioni della lotta politica, più realistica quella del prete, ispirata alle convinzioni e alla prassi della Chiesa istituzionale; più idealistica e rigida quella dell’attivista dell’Ira, dottrinaria e quasi fanatica nel sostenere le ragioni di una lotta così estrema.

L’ultima parte è dedicata ai terribili ultimi giorni di Bobby, alla sua straziante agonia e alla sua fine per inedia, rappresentati attraverso una cupa e bellissima fotografia di espressionistica drammaticità.

Il bravissimo Michael Fassbender, interpreta con grande efficacia la parte di Bobby Sand, rivelandosi, già in questo primo film, l’attore ideale di questo regista che al grande talento visivo (e allo spiccato gusto per la rappresentazione che non rifugge da un certo estetismo) accompagna una forte empatia umana e politica per il suo personaggio.