GIGOLO’ PER CASO

Schermata 04-2456770 alle 16.30.37recensione del film:
GIGOLO’ PER CASO

Titolo originale:
Fading Gigolo

Regia:
John Turturro

Principali interpreti:
John Turturro, Woody Allen, Sharon Stone, Sofía Vergara, Vanessa Paradis, Liev Schreiber, Bob Balaban, M’barka Ben Taleb, Tonya Pinkins, Aubrey Joseph, Dante Hoagland, Jade Dixon, Diego Turturro, Max Casella, Jill Scott, Aida Turturro, Michael Badalucco, Katherine Borowitz, David Margulies, Eugenia Kuzmina, Loan Chabanol, Ari Barkan, Joseph Basile, Allen Lewis Rickman, Elli, Delphina Belle, Anna Kuchma, Teddy Bergman, Aurelie Claudel, Sol Frieder, Hilma Falkowski, Donna Sue Jahier, Fran Lieu, David Altcheck, Russell Posner, Salimatou Sillah, Abe Altman, Ted Sutherland, Ness Krell, Isaiah Clifton – 98 min. – USA 2013.

Un gigolò sbiadito, scolorito, privo di smalto, triste, (fading) diventa per i nostri geniali titolisti un gigolò per caso, laddove il caso non si vede che cosa c’entri.

Il povero Fioravante (John Turturro) conduce una vita solitaria e grama, e in tempo di crisi (siamo nel 2013) è più triste e meno brillante del solito.
Va detto, però, che egli non è un uomo allegro di suo, forse perché è solo, o perché ha un lavoro precario (compone per un negozio eleganti e bellissimi mazzi di fiori) o semplicemente perché pensa che ci sia poco da ridere in questo mondo.
E’ molto amico di Murray (Woody Allen), che ha in animo di chiudere la sua bella e antica libreria di Brooklyn, ormai poco frequentata, poiché la crisi si fa sentire anche fra i lettori bibliofili.
Secondo Murray, però, potrebbero entrambi vivere da ricchi se solo Fioravante accettasse di diventare un gigolò, cioè se si prostituisse. A Murray il compito di procurargli le clienti; a lui quello di accontentarle per guadagnare per sé e per l’amico, trasformato in “pappone” : c’è giusto una bella e ricca signora (Sharon Stone), dermatologa di Murray e donna di successo, che vuole togliersi qualche capriccio ed è disposta a pagare profumatamente un bravo amante sufficientemente spregiudicato da accettare anche un rapporto a tre. Parrebbe, dunque, l’uovo di Colombo, la via per farsi i soldi cui tiene in modo particolare Murray, che ha una famiglia numerosa cui provvedere. Questa proposta, però, viene accolta da Fioravante con molta riluttanza, poiché, meno cinico dell’amico, è poco incline a vendere il proprio corpo, ed è refrattario a diventare oggetto di trastullo per donne ricche e trasgressive. Il racconto del film oscilla fra il chiacchiericcio torrenziale di Murray-Allen, che utilizza il proprio capzioso laicismo di ebreo-eretico per convincere l’amico della innocenza di una così redditizia scelta – è in fondo il mestiere più antico del mondo – e il progressivo incupirsi di Fioravante -Turturro, che, innamoratosi della giovane e bella vedova di un rabbino, ricorsa alle sue cure per elaborare il lutto, non intende più cimentarsi con quel tipo di prestazioni.
Le vicende che si intrecciano a questo nucleo narrativo, pur contenendo alcuni spunti di riflessione interessanti e alcune belle e fulminanti battute sul fondamentalismo religioso e sul razzismo, non cambiano sostanzialmente la struttura del film, che annovera fra i suoi pochi pregi le immagini di New York, talmente bella anche dalle strade e dalle case di Brooklyn, da fare sempre da sfondo suggestivo al racconto cinematografico. Fra i suoi difetti più gravi, checché ne dicano alcuni, la volgarità della situazione, davvero greve, in modo particolare nel personaggio di Murray, soprattutto nella versione doppiata da Gullotta, la nuova voce di Allen, dopo la morte di Oreste Lionello: è così sgradevole da diventare irritante anche per me, che non riesco a riderne e neppure a sorriderne.