Draquila – L’Italia che trema


Recensione del film
Draquila – L’Italia che trema
Documentario

Regia:
Sabina Guzzanti
– 93 min. – Italia 2010.

Le tragiche vicende del terremoto che ha distrutto L’Aquila un anno fa sono raccontate da Sabina Guzzanti in questo film che è ancora una volta un film documentaristico di denuncia, non un film comico, come qualcuno mostra di credere, sostenendo che non si può ridere sui morti dell’Aquila. Nel film, altamente drammatico, c’è poco da ridere, infatti. La regista ci racconta del terremoto alcune cose sulle quali sarebbe bene riflettere: in primo luogo ci dice come si siano colpevolmente sottovalutate le moltissime avvisaglie del sisma catastrofico (nonostante i precedenti storici del ‘700 e della fine del ‘400, si fossero esattamente presentati allo stesso modo). La regista documenta, poi, il modo con cui l’emergenza seguita al terremoto abbia consentito di avviare una serie di procedure senza che i controlli di legalità limitassero lo strapotere di alcuni affaristi che tendevano a impossessarsi della struttura della Protezione Civile per i loro privati interessi: la violazione della legalità, con la scusa dell’urgenza di consegnare gli appartamenti alla popolazione, ha prodotto la militarizzazione delle tendopoli con la limitazione della libertà di movimento di chi ci viveva, la costruzione speculativa di orrendi prefabbricati e l’abbandono di uno dei centri storici più importanti d’Italia alla rovina e all’incuria. Una serie di interviste, ottenute fra difficoltà di ogni tipo e tentativi di intimidazione, confermano l’angosciosa impressione che fosse impotente chiunque cercasse di contrastare, anche poco, anche nell’interesse dello stato e delle tasche dei cittadini, lo sperpero di denaro e anche del patrimonio umano che la città conteneva. I cittadini sono,ormai, sudditi, piegati da un povero “lusso”, uguale per tutti: TV ultrapiatta bella grande, bottiglia di spumante, da stappare in un giorno preciso, cucine pseudo eleganti, fornite anche di paletta della spazzatura e, in bagno, anche lo scopino per il W.C. Nelle “case” appena consegnate, manca però qualsiasi spazio per un po’ di libri, o la possibilità di appendere un quadro o un’immagine sacra alle pareti, che, essendo di cartongesso, è meglio non mettere alla prova. Il film è coraggioso e merita di essere visto, almeno da coloro che hanno a cuore il rispetto delle persone, che non possono essere prese e spostate contro la loro volontà, separate dalle loro abitazioni (in qualche caso anche dai loro cari), anche quando, spesso, piccoli interventi basterebbero a ripristinarle in sicurezza.