Bella e perduta


Schermata 2015-11-26 alle 15.16.16recensione del film:
BELLA E PERDUTA

Regia:
Pietro Marcello

Principali interpreti:
Sergio Vitolo, Gesuino Pittalis, Tommaso Cestrone, Elio Germano – 86 min. – Italia 2015

E’ finalmente nelle nostre sale questo singolare lavoro di Pietro Marcello, molto atteso sia per la curiosità stimolata dalle immagini bellissime che ogni tanto comparivano sugli schermi nel trailer di presentazione del film, ben accolto al festival di  Locarno e successivamente a quello di Torino, sia per la buona fama del regista, fra i più apprezzati del cinema italiano più innovativo, che ha nel proprio curriculum, anche un bel film come La bocca del lupo, che trova il proprio  nucleo narrativo in un angolo di Genova, bello e perduto, come i due poveri amanti che vi abitavano.

E’, questa volta, la reggia di Carditello, nel casertano, la vittima irrimediabilmente depredata della propria bellezza, prostrata dall’arroganza e dall’avidità delle pretese camorristiche, di fronte alle quali non si era piegato Tommaso (Tommaso Cestrone), il volontario custode che, con sacrificio personale e fra intimidazioni di ogni tipo, aveva cercato di preservare quella meravigliosa costruzione da ulteriore scempio, restituendole un po’ di decoro e di dignità, persino quando il fumo acre dei roghi dell’immondizia e dei copertoni delle auto, incendiati a pochi metri, avevano reso irrespirabile l’aria anche al suo interno. Per questa sua resistenza e per la sua tenacia egli era diventato, nell’immaginario popolare, l’Angelo di Carditello.
Nelle intenzioni del regista, con la guida di Tommaso, sulle tracce del Viaggio in Italia di Guido Piovene, avrebbe dovuto svolgersi una sorta di Grand Tour, alla ricerca di ciò che rimaneva di un’Italia a sua volta perduta, oltraggiata dalla pseudo-cultura senz’anima che impronta di sé il nostro presente. Non era andata, però, in questo modo, perché la morte di Tommaso, imprevedibile a soli 47 anni, aveva obbligato Pietro Marcello a mutare l’impianto complessivo del suo lavoro, affidando il viaggio alla maschera di Pulcinella (Sergio Vitolo), che si sarebbe mosso, interpretando la volontà del defunto, in compagnia di Sarchiapone, il piccolo bufalo che Tommaso davvero stava allevando all’interno della reggia, dedicandogli tempo, amore e cure. Il film, dunque, si svolge introducendo l’elemento fiabesco della maschera popolare e dell’animale che parla (con la voce di Elio Germano) secondo un percorso narrativo non privo di ampi squarci poetici dai quali emerge la weltanschauung del regista, interessato, come nel film precedente, alla rappresentazione degli uomini più umili, degli ultimi, nei cui cuori trovano ancora spazio i più profondi valori umani della solidarietà e dell’accoglienza attenta alla vita di tutte le creature.

Il film, forse proprio in seguito al cambiamento di prospettiva rispetto al progetto iniziale, affianca alla rappresentazione realistico-documentaristica ricca di elementi simbolici, aspetti allegorici interessanti ma meno coinvolgenti, il che lascia in alcuni spettatori (anche in me) l’impressione che nel suo insieme sia poco risolto, e che proceda in modo accidentato, per frammenti, che, pur pregevoli separatamente considerati, non trovino quell’unità formale che lo renderebbe molto più convincente. Peccato!

Annunci