Ai confini del Paradiso


Recensione del film:
AI CONFINI DEL PARADISO

Titolo originale:

Regia:
Fatih Akin

Principali interpreti:
Baki Davrak, Nursel Kase, Hanna Schygulla, Tuncel Kurtiz, Nurgül Yesilçay, Patrycia Ziolkowska -122 min. – Germania, Turchia 2007.

Il film esprime a mio avviso l’impossibilità di qualsiasi forma di progettazione razionale dell’esistenza da parte di ciascuno di noi, poiché la nostra vita è dominata dal caso, che si fa beffe delle nostre aspirazioni e dei nostri propositi, che non possono trovare attuazione mai, anche se sembrano vicinissimi a esserlo. Il paradiso non ci sarà per nessuno, né per chi ha creduto di costruirsi una vita tranquilla, né per chi ha sperato nella rivoluzione, né per chi ha creduto di aiutare un’amica. I pericoli non vengono dalle situazioni più banalmente ovvie, ma da fatti inaspettati, che colgono di sorpresa e del tutto indifesi i personaggi. Così moriranno la prostituta, quando credeva di essersi messa in salvo, o la giovinetta, uccisa da un bambino, crudele e inconsapevole strumento del caso. I desideri dei personaggi rimangono sogni senza futuro in un mondo dominato dall’incomunicabilità, di cui la diversità delle lingue e delle culture non è che una metafora. Tuttavia questi sogni sembrano sempre vicini allla realizzazione, ed è sempre un evento fortuito a renderli impossibili. il film, perciò, a mio avviso, non è un film politico, ma filosofico, è sul destino dell’uomo ( e sulle nostre illusioni di poter in qualche modo condizionarlo e dirigerlo ) e per certi aspetti rimanda a Kieslowski e ai suoi film metafisici.