Qualche riflessione e un documentario

Non è una recensione: avevo scritto l’ultima per l’ultimo film visto in sala.
Ora che le sale sono di nuovo chiuse è diffusissima la preoccupazione fra noi vecchi cinefili per il futuro del cinema.
Vanno molto bene, ed è ovvio, le riproduzioni in streaming: le piattaforme fanno affari d’oro sia con le vecchie pellicole, sia con quelle che sono nate apposta per i nuovi medium e il nuovo pubblico: Marshall McLuhan ha da tempo chiarito che il medium è il messaggio. Nasce forse da questa consapevolezza mia predilezione per la sala: quando vedo un film non voglio  occuparmi d’altro, tutta la mia attenzione è per lo schermo. Ora, invece, una grande tristezza malinconica mi rende difficile scrivere, anche se continuo a guardare film dai miei DVD e Blu Ray.
Le letture del blog, tuttavia, continuano a essere molto numerose – grazie, lettrici e lettori – ciò che mi spinge a parlare di cinema in altro modo, amichevolmente commentando i film, che, per il tema o per la loro attualità potrebbero interessarvi in questi giorni difficili, anche se si tratta di generi che ho poco curato in passato oppure di vecchissime pellicole.

Comincerò da un bel documentario, che per il fatto di essere un cortometraggio di 36 minuti ho potuto vedere in santa pace (evitando sgradite ingerenze e interruzioni fastidiose), su RayPlay, prima di dormire. Non so per quanto tempo verrà ospitato su questa piattaforma pubblica e gratuita; in ogni caso QUI per ora si può trovare.

Il suo titolo è Torino2020-Storie da un altro mondo; è stato presentato fuori concorso al TFF e parla della mia città, così come può essere vista da un gruppo di uomini di cultura, non necessariamente torinesi, che ne ripercorrono, non sempre diacronicamente, la storia lungo tutto il novecento cinematografico, poiché le sue vie, le sue piazze, le sue strade, nel cuore della città come in periferia, hanno accompagnato film importantissimi dai ricchissimi pedigrée, come se la decima musa in questo severo  capoluogo regionale si fosse trovata davvero a proprio agio.

“L’idea di questo film” – dice Alessandro Bignami, il regista  – “è nata pensando a una Torino in cui  improvvisamente, come nel resto del mondo, il tempo si è fermato ad aspettarci. Paradossalmente, la pausa ci ha permesso di riflettere più a fondo sull’ importanza che la città ha avuto e ha per la società, la cultura, l’arte, e quindi il cinema del nostro Paese. Le scene dei grandi film girati per le sue strade, dall’epoca del muto alle Olimpiadi invernali, sono state la mappa che ci ha guidato. Ora che il film è finito, lo consegniamo a un futuro che ancora non conosciamo, ma che sappiamo non potrà prescindere dalla passione per il cinema”.

Alla regia di Alessandro Bignami, dunque, oltre che al montaggio di Yael Leibel e al direttore della fotografia Fanco Topazio è affidato il documentario che intende ricordare i grandi nomi che nel corso del primo ventennio del ‘900 avevano creato il mondo dell’immaginario cinematografico.
Gli interventi dello scrittore e sceneggiatore Davide Longo, dell’attrice Laura Curino, del cantautore Samuel (dei Subsonica), della direttrice d’orchestra Beatrice Venezi e del regista Davide Ferrario ci accompagnano lungo questo viaggio affascinante che è composto come un mosaico, in cui si mescolano le tessere delle più varie provenienze.

Rivediamo, insieme alle notissime scene dei grandi film, le immagini del repertorio delle Teche Rai, mentre i nomi degli scrittori – da D’Annunzio a Carlo Levi, a Cesare Pavese  a Salgari a Fruttero & Lucentini – si alternano a quelli degli imprenditori visionari (Pastrone) e degli intellettuali  antifascisti, a quelli degli autori cinematografici più celebri –  da  Antonioni a Rosi,  da Dario Argento, a LinaWertmuller, a Francesco Comencini – per offrirci un ritratto insolito di Torino, lontana dall’oleografia risorgimentale – comunque evocata fuggevolmente – e pienamente inserita nei problemi del Novecento, così come il cinema ha saputo raccontare.

Davvero la storia di un altro mondo, di una città forse poco italiana, cui poco si addicono gli stereotipi diffusi sugli i taliani e sui torinesi.