Le Amiche

recensione del film
LE AMICHE

Regia:
Michelangelo Antonioni

Principali interpreti:
Gabriele Ferzetti, Yvonne Furneaux, Ettore Manni, Valentina Cortese, Eleonora Rossi Drago, Franco Fabrizi, Alessandro Fersen, Franco Giacobini, Madeleine Fischer, Anna Maria Pancani, Luciano Volpato, Maria Gambarelli, Marcella Ferri – 106 min. – Italia 1955.

Questa recensione vuole ricordare Pavese a 70 anni dal suicidio  attraverso un film che è anche l’omaggio di un grande regista allo scrittore molto amato.

Dal bel romanzo breve di Cesare Pavese Tra donne sole, che raggruppato con gli altri due brevi* sotto il titolo La bella estate, ottenne nel 1950 il Premio Strega, Antonioni trasse il soggetto di questo bellissimo film, che sceneggiò con Suso Cecchi d’Amico e Alba De Cespedes, per presentarlo, infine, alla  Mostra Internazionale  d’Arte Cinematografica di Venezia nel settembre 1955, dove fu premiato col Leone d’argento.

Torino, in cui sono ancora visibili le distruzioni della guerra, è lo scenario del film; le riprese en plein air – secondo la tecnica che veniva al regista ferrarese dall’esperienza di documentarista, oltre che da quella del suo primo film – si alternano ai piani sequenza molto numerosi degli interni: degli alberghi, dei ristoranti, delle gallerie d’arte e delle case private, nonché dei nobili palazzi del centro, ricuperati come sedi di rappresentanza dell’alta moda romana.

In questo ambito, con scopi e funzioni diverse, si muovono le “donne sole” del film e del romanzo: Clelia (Eleonora Rossi Drago), Momina (Yvonne Furneaux), Nene (Valentina Cortese) e Rosetta (Madeleine Fischer).

Clelia era appena arrivata a Torino in rappresentanza di una sartoria della capitale con l’incarico di controllare che procedessero speditamente i lavori per l’apertura della filiale staccata della maison.
La drammatica e casuale circostanza del tentato suicidio di Rosetta, nella stanza d’albergo adiacente alla sua, le aveva fatto incontrare il gruppo delle amiche nel quale presto si era inserita anche lei, per cortesia, dapprima, quindi per compassione nei confronti di  Rosetta, infine perché quelle donne erano nel giro delle amicizie di Cesare (Franco Fabrizi), l’architetto   che, insieme al suo tecnico Carlo (Ettore Manni), stava dirigendo il lavoro per la nuova sede della sartoria

Nel mondo non ancora globalizzato di allora, Torino era simile a un piccolo club, nel quale la borghesia si incontrava, condividendo interessi culturali, aspirazioni, divertimenti e anche amori, non sempre tenuti a bada dai legami matrimoniali. Le donne sole erano molto diverse fra loro: Momina ostentava il proprio cinico disincanto: separata dal marito, che continuava a mantenerla nel lusso, non nascondeva che le piacesse Cesare;  Nene, gallerista della Bussola, in Via Po, era un’apprezzata ceramista, che tendeva a minimizzare la propria creatività nel timore di oscurare le mediocri opere di Lorenzo (Gabriele Ferzetti),  il pittore che l’aveva sposata, che la invidiava e che con superficiale leggerezza aveva corteggiato Rosetta, ben sapendo che di Nene non avrebbe potuto fare a meno.

Clelia in un momento di sincerità, aveva raccontato a Carlo, di cui si era innamorata, di essere nata e cresciuta a Torino in un quartiere povero e degradato, giocando e condividendo le sue giornate di bambina con i monelli delle case di ringhiera, fino alla sua partenza per Roma, dove aveva lavorato fin da giovane avendo sempre a mente l’obiettivo prioritario della propria indipendenza economica, anche a costo di amari sacrifici e dolorose rinunce. Era una donna soddisfatta, ancora capace di tenerezza e solidarietà, ma giammai avrebbe accettato un legame matrimoniale con lui, dopo aver conquistato una ragguardevole posizione sociale che appagava le proprie aspirazioni.

Antonioni osserva, prende nota, registra,  come in Cronaca di un amore, le attese, le sofferenze, le contraddizioni e infine le sconfitte di donne e uomini, privilegiati solo in apparenza, che vanamente cercano risposte di senso nella libertà ritrovata dopo gli anni bui del fascismo e della guerra, in questo film  bellissimo, lontano dal neorealismo della denuncia o della retorica pauperistica, ma non per questo meno emozionante e coinvolgente.

Stupenda la fotografia dalle mille sfumature del bianco e del nero di Gianni Di Venanzo; ottima per qualità e verità l’interpretazione di Gabriele Ferzetti, Madelaine Fischer , Ettore Manni e Valentina Cortese.

 

________

* La bella estate -1940; Il diavolo sulle colline -1949.
Trascrivo qui, circa l’inizio di Tra donne sole ,le parole di Cesare Pavese (Il mestiere di vivere, 23 marzo 1949):
Senza parere, cominciato nuovo romanzo: Tra donne sole“. Lavoro pacato, sicuro, che presuppone una solida organatura, un’ispirazione diventata abitudine. (Riprende la Spiaggia, la Tenda, molte poesie su donne). Dovrebbe scoprire novità”.

 

2 pensieri su “Le Amiche

  1. Antonioni è stato un mito di gioventù, Blow up, Professione reporter, Zabriskie Point..ma poi, confesso, mi ero ripromessa, se mai avessi avuto occasione di incontrarlo, di farmi restituire il costo del biglietto di Identificazione di una donna. Magari invece è un bel film, ma aspettandomi, sempre, di venir affascinata da un suo lavoro, la delusione è stata assoluta.
    Lontani ricordi. Da recuperare. Le amiche: non lo conosco, e dovrò vederlo, anche perché mi incuriosisce la sceneggiatura con la collaborazione di Alba de Céspedes (altro mito di gioventù).

    Piace a 1 persona

    • Grazie Ivana, del tuo passaggio e del bel commento che hai lasciato.
      🤓Identificazione di una donna non è un capolavoro, in effetti, ma non è neppure un film orribile, almeno secondo me, che l’ho rivisto di recente (ogni tanto mi faccio un ripassino dei film di Antonioni) e che l’ho in parte rivalutato. Gli altri che citi sono film molto belli, così come bellissimo è Professione Reporter, il suo ultimo capolavoro. Spero di trovare il tempo di recensirlo, perché ogni volta che affronto un’opera di Antonioni, mi rendo conto dell’inadeguatezza dei miei mezzi espressivi, per rendere appieno la sua complessità e ci lavoro a lungo senza mai essere pienamente soddisfatta.
      Credo che Le Amiche si trovi ancora in DVD; ogni tanto qualche rassegna nelle sale lo ripropone. In ogni caso è noleggiabile o acquistabile anche in streaming da alcune piattaforme. Ho voluto parlarne, sperando di pubblicare la recensione almeno entro agosto, perché come ho scritto, sarebbe stato il mio modo di ricordare Pavese e infine ci sono riuscita, con un qualche giorno di ritardo (il suicidio dello scrittore avvenne il 27 agosto 1950), senza essere però molto convinta di aver detto tutto quello che avrei voluto.
      A presto!

      Piace a 1 persona

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