La lunga strada del ritorno

Sono giorni difficili per chi ama il cinema: le sale non riaprono, salvo qualche eccezione: d’altra parte siamo a luglio, il mese delle vacanze per quasi tutte le sale. L’anno scorso nelle città alcuni piccoli distributori avevano programmato per l’estate qualche film “raro”, venendo incontro alle aspettative del pubblico più esigente, al quale non erano mancate le occasioni per arricchire le proprie conoscenze, con qualche bella “chicca”.

Sappiamo tutti che quest’estate sarà povera di cinema nelle sale che amiamo e che hanno riaperto da qualche giorno, con poco pubblico e con qualche piccolo film di un certo interesse. Molte carte in serbo verranno giocate non prima dell’autunno, al rientro da vacanze che non sono mai state così magre e così tristi. Della necessità di rivalutare lo streaming ho già detto; ora vi parlo di uno streaming ricuperabile su RaiPlay in un settore che è quello delle teche RAI, che contengono alcuni tesori da non perdere.

Uno di questi è il film – inchiesta che Alessandro Blasetti girò per la Tv, presentato nel 1962 alla 23° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, ovvero in occasione della prima presenza della RAI come ente produttore cinematografico . Si tratta di un eccezionale documentario e porta il titolo: La lunga strada del ritorno, che potete vedere cliccando su questo link

https://www.raiplay.it/video/2019/07/La-lunga-strada-del-ritorno-2a565fef-a648-45c2-b1f3-38c8dea524e2.html

È un lungometraggio sulle condizioni dei soldati italiani che avevano combattuto nella seconda guerra mondiale, basato su una mole straordinariamente significativa di testimonianze, che utilizza una tecnica eminentemente cinematografica.
Rai Teche ha ripresentato questo bellissimo film nella sua versione completamente restaurata alla 74° Mostra del Cinema (2017): un omaggio a Blasetti, al cinema italiano e alle produzioni Rai promosse da sempre dal Festival Internazionale del cinema

Riporto qui le notizie che ho trovato sul sito di Rai teche:

“La lunga strada del ritorno” (1962) di Alessandro Blasetti (1900-1987) è uno dei primi casi di riutilizzo sistematico dei materiali di repertorio e raccoglie le testimonianze dei reduci italiani della Seconda Guerra Mondiale, coniugando il racconto del conflitto a quello delle vicende degli uomini impegnati al fronte. Restaurato da Rai Teche in occasione della 74ma Mostra del Cinema di Venezia, questo importante docu-film d’autore è il risultato di un certosino lavoro di ricerca nelle cineteche italiane e straniere, nelle quali Blasetti andò in cerca non della cronaca bellica tout-court, ma del volto più privato e sofferto della guerra”.

Il film raccoglie infatti non solo le testimonianze di molti protagonisti che erano tornati dai diversi fronti, dei reduci dalla Russia, dai territori coloniali e dai campi di sterminio, feriti, stremati e umiliati, ma anche quelle dei familiari che erano rimasti nell’attesa tenace del ritorno e che spesso non volevano credere alle notizie ufficiali della morte dei loro cari.

Sono pagine bellissime di grandissimo cinema, potente messaggio di pace e di amore per tutti gli uomini che vivono su questa terra; pagine particolarmente attuali oggi, quando la crisi provocata dalla pandemia ripropone vecchi pregiudizi, vecchie discriminazioni che non promettono un futuro molto sereno per l’umanità.

Mara Blasetti, la figlia del regista che ha speso la propria vita per il ricupero delle opere paterne si è spenta il 5 luglio scorso, all’età di 96 anni. Al suo ricordo dedico l’invito a vedere questo film meraviglioso.

2 pensieri su “La lunga strada del ritorno

    • Grazie a te. mi è arrivata questa segnalazione dagli amici di Film TV e mi sono affrettata a vedere questo film meraviglioso. Riconoscibile, fra l’altro un testimone d’eccezione: Mario Rigoni-Stern, e anche, mi è parso, Giulio Bedeschi, l’autore di Centomila gavette di ghiaccio. Molti di questi testimoni,
      qui molto giovani, sono certamente riconoscibili, ma io li ho visti molto più vecchi e non sono in grado di riconoscere tutti. Nulla di tutto ciò, però, rende meno importante la loro testimonianza o meno sincera l’aspirazione alla pace. Ancora grazie.

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