Nel nome della terra

recensione del film:
NEL NOME DELLA TERRA

Titolo originale:
Au Nom de la Terre

Regia:
Edouard Bergeon

Principali interpreti:
Guillaume Canet, Veerle Baetens, Anthony Bajon, Rufus, Samir Guesmi, Yona Kervern, Solal Forte, Marie-Christine Orry, Emmanuel Courcol, Michel Lerousseau, Christophe Rossignon – 103 min. – Francia 2019.

 

Seconda incursione in sala: chi può resistere al fascino di un attore come Guillaume Canet? 

Da un regista-documentarista francese non molto conosciuto da noi, Edouard Bergeon, ci arriva una saga familiare: tre generazioni di allevatori e lavoratori della terra si misurano con i problemi del mondo che cambia, coinvolgendo il vecchio Jacques Jarjeau (Rufus), coltivatore e allevatore di ovini; suo figlio Pierre (Guillaume Canet) e il nipote Thomas, figlio di Pierre (Anthony Bajon), che, molto giovane, avrebbe continuato la tradizione di famiglia, rinunciando in parte al futuro vagheggiato anche per onorare gli impegni e i gravosi debiti che nel corso di vent’anni avevano portato al fallimento dell’azienda.

L’equilibrio su cui si erano costruite le discrete fortune del vecchio Jacques si era incrinato al ritorno, nel 1979, di Pierre dagli States (Wyoming), dove aveva studiato le  trasformazioni agricole, rese possibili dalla tecnologia, in vista di una loro applicazione in terra di Francia, dove presto sarebbe tornato per prendere nelle sue mani la proprietà che il vecchio padre stava per lasciargli, ma non per regalargli, poiché pretendeva che gli fosse corrisposto un affitto mensile piuttosto elevato per l’epoca.

Per questa ragione Pierre ricorre al credito delle banche, necessario a realizzare il proprio sogno americano, diventando un moderno farmer, di cui sembra assumere il piglio individualistico e ottimistico, come ci appare all’inizio del film,quando lo vediamo  piombare, come un modernissimo eroe western con casco e moto, nella casa in cui l’amatissima fidanzata Claire (Veerle Baetens*,) lo sta aspettando fiduciosa, mentre si dedica alla lavorazione dei caprini freschi e ascolta la “loro” musica.

La gioia del ritrovarsi, la loro febbrile impazienza, la fiducia nel futuro, che sembra aprire ampi orizzonti di prosperità, impensabili prima del viaggio di Pierre, tutto questo è detto in una delle più suggestive scene del film, che grazie al velocissimo montaggio ci restituisce l’immagine dell’appassionata vita di una coppia molto innamorata e determinata a costruire una salda famiglia nel quadro delle novità di cui Pierre è convinto sostenitore.

Presto ci sarà il matrimonio e presto la famiglia di Pierre crescerà, imponendo a tutti le esigenze degli ultimi arrivati: la passione per le corse in bici di Thomas; gli studi di Emma (Yona Kervem) comporteranno nuove spese, anche se gli affari non vanno secondo le previsioni, perché nella realtà francese, gli ambiziosi propositi di Pierre si scontrano di continuo con la resistenza tenace delle tradizioni, con la diffidenza delle banche, con gli intreressi degli altri agricoltori organizzati nelle cooperative, non sempre trasparenti nell’amministrare le risorse economiche dei soci.

Il film, seguendo le vicissitudini e le frustrazioni di Pierre, vieppiù drammatiche, e quelle delle persone della sua famiglia, combattute fra l’amore per lui e la stanchezza per una situazione senza sbocco, assume a poco a poco il carattere di un mélo piuttosto lacrimoso, poiché diventa una somma di sciagure, perdendo la vivacità del racconto che molto aveva promesso all’inizio, né può consolare sapere che la storia è vera e che le cose erano andate proprio così, perché il regista ci ha parlato della propria famiglia.

Non posso che esprimere, oltre alla mia delusione per il film che non mantiene le sue iniziali promesse, la mia solidarietà alla sua sfortunata parentela, ma resto dell’idea che il modo del racconto è importante per uscire dall’autobiografismo e coinvolgere  gli spettatori in una vicenda che sia cinematograficamente “vera” e non solo sociologicamente interessante.

Mi dispiace che Guillaume Canet si sia fatto coinvolgere nella produzione di questo film, oltre che nella sua interpretazione attoriale.

*l’attrice belga già protagonista di Alabama Monroe

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