L’età giovane

recensione del film:
L’ETA’GIOVANE

Titolo originale:
Le Jeune Ahmed

Regia:
Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne

Principali interpreti:
Idir Ben Addi, Olivier Bonnaud, Myriem Akheddiou, Victoria Bluck, Claire Bodson,Othmane Moumen, Amine Hamidou, Madeleine Baudot, Marc Zinga – 84 min. – Belgio 2019

Diventare uomo è probabilmente difficile per il tredicenne Ahmed (Idir Ben Addi), cresciuto senza padre e senza  modelli maschili di riferimento, in una famiglia di immigrazione marocchina ormai alla trerza generazione, ben integrata nella realtà sociale della città belga in cui risiede. Per lui né la dedizione senza riserve dell’affettuosissima madre (Claire Bodson), nè le attenzioni della ventenne sorella che lavora e ha un innamorato, e neppure la solidarietà del fratellino, che sogna di diventare calciatore, riescono a soddisfare l’ossessiva ricerca di risposte rassicuranti sulla propria identità e sul senso della vita che lo attende. Il suo riferimento più forte è il cugino, eroe-martire, ovvero il terrorista che ha sfidato la morte auto-immolandosi per la causa jhadista. L’Imam Youssof (Othmane Moumen) il maestro della scuola islamica che frequenta, coccolandolo e ascoltandolo, ne rintuzza le insicurezze e suggella, servendosi del fascino poetico della rivelazione coranica, precetti e norme di comportamento, fondandoli sull ‘inappellabile principio di autorità della fonte di ispirazione divina. Sul fragile Ahmed le conseguenze non si faranno attendere: non solo le donne di famiglia, ma anche la psicologa, le insegnanti, e persino la ragazzina che lo corteggia con insistenza sarebbero diventate, ai suoi occhi, temibili emanazioni delle tentazioni di Satana; evidente manifestazione del male, da respingere, ridurre all’obbedienza e da umiliare; in qualche caso da uccidere…

Vi son de’ momenti in cui l’animo, particolarmente de’ giovani, è disposto in maniera che ogni poco d’istanza basta a ottenerne ogni cosa che abbia un’apparenza di bene e di sacrifizio: come un fiore appena sbocciato, s’abbandona mollemente sul suo fragile stelo, pronto a concedere le sue fragranze alla prim’aria che gli aliti punto d’intorno.*
Questi momenti, che si dovrebbero dagli altri ammirare con timido rispetto, son quelli appunto che l’astuzia interessata spia attentamente, e coglie di volo, per legare una volontà che non si guarda.*

 

Sempre attenti al racconto della realtà, incarnandola nei personaggi che vivono contraddittoriamente e spesso in solitudine i drammi dei nostri giorni, i Fratelli Dardenne, questa volta si affidano alla narrazione di una fatto di strettissima attualità, descrivendo con asciutta evidenza la deriva molto pericolosa, che potrebbe diventare una tragedia, di un adolescente indottrinato e fanatizzato da un fondamentalista religioso.
I due registi, tuttavia, evitano gli accenti mélo di un finale che potrebbe aprirsi alla speranza e al perdono, lasciando agli spettatori immaginare i possibili sviluppi della vicenda.
Gli attori, per lo più non professionisti, rendono, con accenti di verità, del tutto plausibile una storia che diventa a poco a poco un teso noir, soprattutto nell’ultima parte.

Premiato a Cannes, quest’anno, con la Palma per la miglior regia, il film è da vedere.

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*(A. Manzoni, I promessi sposi, X -incipit-, 1840)

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