Sunset ( Napszállta)

recensione del film:
SUNSET ( NAPSZÁLLTA)

Regia:
László Nemes

Principali interpreti_
Vlad Ivanov, Susanne Wuest, Björn Freiberg, Levente Molnár, Urs Rechn, Juli Jakab, Judit Bárdos, Sándor Zsótér, Balázs Czukor – 142 min. – Ungheria, Francia 2018

1913 – La società ungherese dell’epoca era percorsa da numerose tensioni sociali e da fermenti anarcoidi che diffondevano paure  e odio, insieme all’ossessione di qualche imminente e indeterminato complotto volto a sovvertire l’ordine e la concordia fra le classi e fra le etnie che da secoli convivevano nel mondo magiaro. In questo clima si stava costruendo l’alleanza  fra la nuova ricchissima borghesia del commercio di lusso, i vecchi latifondisti e gli alti ufficiali e burocrati alle dipendenze di Vienna, la vecchia capitale imperiale, che ora spartiva i compiti amministrativi e militari con le più decentrate Budapest e Praga.

In quello stesso 1913 da Trieste aveva raggiunto la capitale ungherese col treno la bella Irisz Leiter (Julie Jakab). La giovinetta era alla ricerca delle proprie radici e della propria identità, poiché conosceva poche cose di sé e del proprio passato: sapeva con certezza di aver perso i genitori, quando, piccolissima, un incendio li aveva fatti morire distruggendo anche il palazzo che ospitava la loro abitazione a Budapest, oltre che il loro negozio-laboratorio di cappelli d’alta moda; sapeva anche di essersi salvata, lei sola dell’intera famiglia, insieme all’aiutante Oszkar Brill (Vlad Ivanov), che non le sarebbe stato difficile ritrovare. L’uomo era riuscito, infatti, a ripristinare e ingrandire l’antica modisteria, sempre più esclusiva e prestigiosa, frequentata dal bel mondo dell’epoca, la frivola e gaudente  società impegnata, anche in questa capitale come nelle altre della Mitteleuropa absburgica, nei ricevimenti, nelle feste, nei balli, nel presenzialismo mondano con la stessa spensierata gaiezza ipocrita dei vizi privati e delle pubbliche virtù. Al di là della cortesia formale, Oszkar non aveva accolto Irisz nel palazzo, né le aveva offerto il lavoro che cercava e per il quale si sentiva preparata: preferiva seguire i suoi passi da lontano, senza perderla di vista mentre si dirigeva nel cuore profondo della città, scoprendone gli abitanti più miserabili, le case fatiscenti e le voci lontane. Da un uomo incontrato per caso la giovane aveva appreso di avere un fratello, alla ricerca del quale ora si sarebbe dedicata, cercando, senza grandi risultati, di penetrare sempre più a fondo nei misteri oscuri della propria vita e della capitale.

Presentato a Venezia il mese scorso, il film, diretto dal giovane regista ungherese László Nemes al suo secondo lungometraggio, era molto atteso dalla critica e dal pubblico che, pressoché unanimi, avevano decretato il successo del suo precedente Son of Saul, gran Premio della giuria a Cannes nel 2015 e successivamente, nel 2016, Oscar per il migliore film straniero.
Questa volta l’opera  non sembra destinata allo stesso consenso universale: una parte della critica, forse minoritaria, ma non proprio irrilevante, pur riconoscendo la qualità colta e raffinata del film, la suggestione innegabile della ricostruzione storica e ambientale, la squisita fotografia capace di creare le distanze anche temporali attraverso le sofisticate sfocature degli sfondi, ne ha evidenziato l’eccesso di manierismo virtuosistico, a tratti stucchevole, che ha interferito negativamente sul racconto, estremamente frammentato, spesso lasciato in sospeso in troppe vicende secondarie e che, in ogni caso, lascia una deludente impressione di incompiutezza. Le riprese, con camera a spalla, seguono gli spostamenti tortuosi di Irisz nelle stradine oscure, immergendoci nel loro viluppo caotico e nelle intuibili, ma non affatto chiare, situazioni violente e torbide che infestano, fra indistinti sussurri e grida, la capitale ungherese, riflesso metaforico della confusa realtà politica e del malessere sociale di un intero paese che sembrava aver perso, come Irisz, ogni orientamento positivo e sicuro, prefigurando sinistramente, nelle forme della protesta feroce, il sangue di Sarajevo con tutte le sue tragiche e funeste conseguenze.

Film di sicuro interesse per un buon numero di cinefili, ma non per tutti.
Visto (in versione originale sottotitolata) in anteprima a Torino, in una rassegna dedicata ai film “veneziani”. Quando (e se) arriverà nelle nostre sale, ve lo comunicherò.

Annunci

6 risposte a "Sunset ( Napszállta)"

  1. Renza 16 ottobre 2018 / 22:57

    Hai saputo ben rappresentare, con equilibrio e sincerità, i diversi giudizi su questo film che ha suscitato più critiche che lodi. Forse è un film per cinefili raffinati, non certo paragonabile, mi par di aver capito, a quell’ esordio del regista così dolorosamente fulminante. Quel che a me è parso una perfetta ferita nel corpo e nell’ anima. Vedrò sicuramente anche questo, a Nemes mi sento di concedere qualche sguardo benevolo… Grazie, Laulilla

    Piace a 1 persona

    • laulilla 16 ottobre 2018 / 23:34

      Cara Renza, questa recensione mi ha impegnata molto: mi sono riletta velocemente le pagine sull’Ungheria di Magris da Danubio nonché qualche acuta osservazione da L’anello dei Clarisse. Sono scritti prima della caduta del muro di Berlino, perciò parrebbero datati, e si occupano naturalmente di letteratura, perciò sembrerebbero fuori luogo, ma in realtà mi hanno aiutata a comprendere la realtà antropologica ungherese (non molto diversa, per altro, da quella dell’area mitteleuropea, ma forse più spiccatamente caratterizzata per la contiguità dei confini asiatici): indecisione nella scelta dei riferimenti culturali e politici; scarsa propensione ad assumere dirette responsabilità politiche; tendenza a credere a confusi e indefiniti complotti esterni. Ho capito che di queste caratteristiche antropologiche il film diventa quasi una rappresentazione in presa diretta. Senza questa rilettura, il mio giudizio sarebbe stato molto più severo, in tutta franchezza. Se riuscirai a vederlo, spero che mi dirai il tuo parere, che davvero mi interessa. un caro saluto!

      Piace a 1 persona

  2. Renza 16 ottobre 2018 / 22:59

    E’ saltato il titolo del primo film ” Il figlio di Saul” dopo Quel

    Mi piace

    • laulilla 16 ottobre 2018 / 23:37

      Ho ricevuto solo questo, quindi, se vuoi, puoi completare il tuo commento, Grazie

      Mi piace

  3. Renza 17 ottobre 2018 / 16:00

    Nel primo commento “Quel che a me è parso una perfetta ferita nel corpo e nell’ anima” era invece : Quel ” Figlio di Saul” che a me è parso una perfetta ferita nel corpo e nell’ anima.
    A te dunque molti ringraziamenti per questa postilla : mi sarà sarà molto utile nel vedere questo film. Un abbraccio.

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.