La sposa in nero

recensione del film:
LA SPOSA IN NERO

Titolo originale:
La mariée était en noir

Regia:
François Truffaut

Principali interpreti:
Jeanne Moreau, Claude Rich, 
Michel Bouquet, Michael Lousdale, Jean-Claude Brialy, Charles Denner, Daniel Boulanger, Alexandra Stewart, – 107 min. – Francia 1968

Altro film tanto imperdibile quanto introvabile, il cui DVD, miracolosamente, ho reperito in versione originale. Ho faticato parecchio anche a trovare il trailer: quello che conclude questa pagina ne aveva promosso la distribuzione negli Stati Uniti. Eppure è un gran bel film, nonché l’occasione per rivedere Jeanne Moreau in una interpretazione indimenticabile.

L’antefatto e il racconto

Il racconto ha un antefatto importante che viene ricostruito con un lungo flashback, durante la “confessione” di Morane (Michael Lonsdale), verso la metà del film. Morane è uno dei cinque balordi giovanotti i quali, non sapendo come passare il tempo libero, avevano organizzato una sorta di tiro al piccione dalla finestra di un appartamento di fronte alla chiesa in cui si stavano celebrando le nozze di Julie (Jeanne Moreau) e di David (Serge Rousseau), Era stato un altro di questi sfaccendati, però, ovvero il malavitoso di mezza tacca Delvaux (Daniel Boulanger perfetto nel suo phisique du rôle), a deviare il tiro verso il basso, centrando in pieno il giovane appena sposato, che Julie sgomenta aveva visto cadere e morire senza un perché. Mentre i cinque erano fuggiti subito, separandosi e giurando che non si sarebbero mai più rivisti, Julie, dopo aver cercato invano di togliersi la vita, per lei ormai senza significato, aveva indagato a lungo per identificare il responsabile dell’azione criminale riuscendo a individuare tutti coloro che avevano partecipato al macabro gioco e a raccogliere, per ognuno di loro, le notizie indispensabili per vendicare con la morte la tragedia del suo David, l’uomo che aveva amato da sempre, fin dall’infanzia.
Confidava infatti che ciascuno sarebbe caduto nella sua trappola, da Bliss (Claude Rich) il dongiovanni sedotto dal suo fare capriccioso, a Coral (Michel Bouquet), l’impiegato timido e complessato, soggiogato dal suo mistero, a Morane, il politico così narcisista (e così disattento) da non riuscire a evitare l’inganno di cui sembrava essersi accorto persino il figlioletto, il piccolo Cookie. Più difficile del previsto, invece, “giustiziare” il pittore Fergus (Charles Denner) e l’ottuso Delvaux, il vero assassino, ma, infine, la sua vendetta avrebbe raggiunto anche loro.

Il modo del racconto

Il film non rispetta la diacronia degli avvenimenti, perché Truffaut vuole prima di ogni altra cosa presentarci, con la forza delle immagini, la disperazione di Julie: la vediamo all’inizio, a qualche anno dal delitto che l’aveva resa vedova, sfogliare un album di fotografie, così evidentemente dolorose per lei da spingerla a gettarsi dalla finestra, prontamente bloccata dalla madre, che già altre volte le aveva impedito il suicidio. Il suo volto bellissimo e pieno di dolore, la sua fierezza e anche la gentilezza d’animo che si intuisce in queste prime scene non possono che conquistarci. Con la benedizione di Truffaut, dunque, Julie entra subito nel nostro cuore, dove rimarrà per il resto del film: solidarizzeremo con lei sempre, proprio perché il regista ci aveva predisposti a partecipare affettuosamente alla sua ansia di “giustizia”, né abbandoneremo questa nostra simpatia nel corso dell’intera vicenda, nonostante l’efferatezza della sua infallibile vendetta, preparata con razionale precisione nei minimi particolari, ma attuata sul momento, in modo quasi sempre imprevedibile, perché la donna è sempre pronta ad adattare i suoi piani alle circostanze, ad afferrare ogni opportunità, a far fronte prontamente agli inciampi inattesi. I progetti omicidi di Julie, tessere diverse di un solo unitario mosaico, si presentano come una sua doppia scommessa: col destino, beffardamente capace di scombinarli, e con se stessa. Emblematico, a questo proposito, il penultimo e assai complesso episodio, quello dell’uccisione del pittore Fergus, l’uomo che in lei aveva trovato dapprima la modella ideale, poi la donna sognata da sempre: i ritratti a lei somigliantissimi, che Fergus aveva dipinto ben prima di conoscerla, erano nel suo studio a testimoniarlo; il turbamento di Julie, le sue esitazioni angosciose, il suo procrastinare le sedute, nonostante il pericolo incalzante di venire smascherata da Corey (Jean-Claude Brialy), il gallerista, ci pongono alcuni dubbi sulla specificità del film: davvero solo un revenge movie, o un giallo hitchcockiano, condotto dal regista (e dalla straordinaria Moreau) come una ironica sfida? Il giudizio che me ne sono fatta, per quanto poco possa valere, è che si tratti di un’opera assai più complessa, (senza escludere, naturalmente, che la vendetta e la sfida ne siano temi centrali): un film sull’amore e sulla morte, la compagna inevitabile della vita e di qualsiasi amore che, per la sua durata nel tempo, venga fatto coincidere con la vita stessa. Questo è probabilmente il senso profondo del penultimo episodio, molto illuminante per comprendere l’intera pellicola, che continua a interrogarci e a farci riflettere a cinquant’anni dalla sua uscita.

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2 risposte a "La sposa in nero"

  1. zapgina 8 agosto 2018 / 13:55

    Altro bel film da vedere, che mi pare di non conoscere o forse ho dimenticato. E bel tema: la giustizia e il perdono possono essere sufficienti a placare il dolore di ore e anni che alcune azioni hanno provocato?

    Piace a 1 persona

    • laulilla 8 agosto 2018 / 15:03

      Che dirti, Gina? Il DVD del film è, come ho scritto, quasi introvabile sul mercato internazionale. Per l’Italia è considerato fuori catalogo; sui siti stranieri si trova a prezzi molto alti, perché considerato una rarità. Sono tuttavia riuscito a ordinarne e a riceverne (Amazon) una copia, che, nonostante il prezzo, mi ha fatta felice (e questo è la cosa che ritengo più importante), avendo rivisto un film del cuore, avendolo meditato a fondo e avendolo forse compreso meglio di quanto mi fosse accaduto in passato, perché l’esperienza della vita e degli anni mi ha insegnato anche questo. Se per caso te lo procurassi, dovresti stare molto attenta all’edizione, perché quelle americane sono di difficilissima lettura per via della regionalizzazione non europea e non tutti i lettori di DVD ti permettono le modifiche necessarie. Ciao Gina, grazie del tuo passaggio, del tuo commento e dell’attenzione che dedichi ai miei scritti!

      Piace a 1 persona

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