Loveless

recensione del film:
LOVELESS

Regia:
Andrey Zvyagintsev

Principali interpreti:
Maryana Spivak, Aleksey Rozin, Matvey Novikov, Marina Vasilyeva, Andris Keiss, Aleksey Fateev, Varvara Shmykova, Daria Pisareva, Yanina Hope, Maxim Stoianov – 128 min. – Russia 2017

 

Ancora una volta l’interesse di Andrey Zvyagintsev, il regista di questo film, è per la sua terra, la Russia non più comunista che dopo aver accettato i principi liberistici è cambiata rapidamente inserendosi nel processo di globalizzazione del mercato. I vecchi valori della solidarietà sembrano completamente soppiantati dalla ricerca tutta individuale del successo; le vecchie e brutte case popolari, che prevedevano spazi collettivi, sono state abbandonate e si presentano ora come fangosi ammassi di rovine, dalle suggestioni tarkowskiane, che i bambini, all’uscita dalle scuole, utilizzano per i loro giochi segreti.
La Mosca di oggi, infatti, è una moderna capitale, circondata dall’inverno perenne di un ambiente naturale, a sua volta, un po’ tarkovskijano (e anche un po’… bruegeliano, benché  le riflessioni sull’esistenza del film di Andrey Zvyagintsev siano diverse, nei toni, da quelle sarcastiche del film di Roy Andersson*) . Nello skyline, modificato dalle costruzioni di vetro della elegante e lineare architettura contemporanea, il regista avverte un mutamento che non è solo quello delle case, ma è quello dell’anima di chi ci abita, dopo che l’interesse per i soldi, per il lusso e per l’affermazione di sé ha soppiantato le relazioni di amicizia, e persino i legami d’amore che parrebbero più naturali e profondi: quelli fra i figli e i loro genitori. Si è dissolta, infatti, insieme alla coesione sociale, anche quel minimo di coesione familiare che era rassicurante per i bambini, che si sentivano amati, ascoltati e protetti.

La vicenda del film è una storia di divorzio: Zhenya e Boris, rispettivi madre e padre del piccolo Alyosha, decidono di mettere in vendita l’alloggio, non ancora completamente pagato, e di lasciarsi. Ognuno se ne andrà per la propria strada: lei col ricchissimo amante, in un alloggio grande e arredato con sobria raffinatezza; lui dalla donna che ama e che ora è incinta. La storia del loro dividersi, però, non è la normale e civile vicenda di chi prende atto della fine di un legame matrimoniale e decide di chiuderlo; é invece una storia di odio e di rancore, in cui nulla può essere detto senza che un’aggressività rabbiosa si impadronisca di lei, incapace ormai di discutere con pacatezza. Nessuno parla della sorte del loro figlioletto, apparentemente ignaro di tutto, in realtà trascurato da entrambi, troppo presi dal loro futuro immediato, orizzonte da cui escludono qualsiasi ricordo della loro passata esistenza. Accade, perciò, che Alyosha, che ha sentito le liti furiose e ha compreso di essere parte di quel passato che entrambi vorrebbero ignorare, decida di andarsene facendo perdere le proprie tracce. Boris e Zhenya ne saranno informati, dopo un giorno e mezzo, dalla scuola che per prassi si prende cura di avvisare le famiglie dell’assenza degli scolari alle lezioni. Le ricerche, condotte da una neghittosa polizia e da alcuni volontari organizzati quasi militarmente, non approderanno ad alcun risultato, ma saranno ancora una volta l’occasione di scontri e rinfacci sanguinosi  fra quella madre e quel padre.

Il regista di Leviathan firma questa volta un film il cui contenuto sembra focalizzarsi soprattutto sull’assenza di etica nei rapporti familiari nella Russia post-sovietica, ma in realtà ci offre molto di più: è il quadro desolante di un presente privo di qualsiasi valore morale: in famiglia, nei posti di lavoro e nella vita sociale i vecchi riferimenti etici non contano più, né l’alternativa identitaria, offerta dagli insegnamenti di una Chiesa ortodossa sempre più conservatrice e oppressiva, sembra essere accettabile e praticabile nel mondo di oggi se non al prezzo, tutto politico, della convenienza individuale più opportunistica e ipocrita.
Film da vedere sicuramente, poiché pone domande che riguardano anche tutti noi, che viviamo in questo occidente in cui i grandi valori della democrazia e della solidarietà sociale si stanno oscurando e ognuno, sempre più solo, pare accontentarsi dell’illusoria felicità di un presente  senza prospettive ideali.

…Noi aprivamo
di Marx
ogni volume,
come in casa
propria
apriamo le persiane,
ma anche senza lettura
noi sapevamo
da che parte andare,
contro chi lottare…
da “A tutta voce”  di Vladimir Majakovskij
(Traduzione di Paolo Statuti)

—————————————–

*Un piccione, seduto su un ramo, riflette sull’esistenza

8 pensieri su “Loveless

    • Ciao, Gianni. Grazie del tuo suggerimento che avevo già in animo di seguire, perché credo ne valga la pena!
      Quanto a FaceBook, siamo amici su uno solo dei miei due account: non sembra possibile, ma ho dovuto aggiungerne un secondo quest’estate, dopo che un aggiornamento del mio sistema operativo mi ha reso invisibile ai loro occhi. Chiederò la tua amicizia anche sull’account nuovo. Ho scritto più volte al sito di Facebook, ma, scusandosi per il disagio, non mi hanno unificato i due Url. Da non credere! 😦
      Ps. Gianni ho visto che siamo amici in entrambi gli account! Evviva. Ci vado poco per la verità, ma è possibile che qualche volta ci si possa incrociare! Ciao. Lilli

      "Mi piace"

  1. La tua descrizione del film mi ricorda tanto tutte le separazioni di cui mi occupo per lavoro. Casi inviati dal tribunale perchè fortemente conflittuali con accuse e rancori profondi. I figli sono sempre le vittime, in qualche caso ‘dimenticati’, come in questo film ma, più frequentemente, usati come armi contro l’altro o l’altra. E non so dire cosa sia peggio.

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    • Immagino che avrai visto molte situazioni come questa. Il film è, però, come ho scritto, molto di più: è un film etico-politico sulla situazione della Russia post-sovietica e sulla solitudine dei cittadini lasciati a se stessi, senza punti di riferimento, esattamente come il piccolo Alyosha, la cui vicenda assume un valore altamente metaforico, chiarissimo alla fine del film. Per questo mi è sembrato pertinente il richiamo a Majakovskij. Per quanto cupo e sconsolato, il film va visto. Da un po’ di tempo i film più interessanti nelle sale sono cupi e sconsolati: come si può gioire, raccontando il nostro tempo, a Est come a Ovest?

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  2. Buongiorno, ieri sera ho visto questo film! Molto bello, quanto inquietante! Freddo e spietato, giusto per far emergere la crudezza del problema.
    Un colpo al cuore notare questi finti adulti o bambini non cresciuti che non sanno vivere, avendo anche loro subito delle mancanza da parte delle loro famiglie!

    Piace a 1 persona

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