Mr. Ove

recensione del film:
Mr. OVE

Titolo originale:
A Man Called Ove

Regia:
Hannes Holm

Principali interpreti:
Rolf Lassgård, Bahar Pars, Ida Engvoll, Filip Berg, Chatarina Larsson, Börje Lundberg, Tobias Almborg, Zozan Akgün, Viktor Baagøe – 116 min. – Svezia 2015.

Anche questo è svedese, come The Square, ma i due film non sono neppure lontanamente paragonabili.

Mr Ove è un signore quasi sessantenne, licenziato, dopo quarantatre anni di onorato servizio, dalle ferrovie svedesi, che avendone apprezzato le qualità, ora lo ricompensano regalandogli una bella pala da giardino. Il fatto era sembrato a Ove (Rolf Lassgård) l’ultima delle troppe batoste che nel corso della vita, fin dalla più tenera età, aveva dovuto subire: un segno del proprio destino personale, che contribuiva  a fargli sentire sempre più insopportabile il peso dell’esistenza. Alle persecuzioni del “fato” egli aveva reagito chiudendosi vieppiù in sé, lasciando che una corazza di severità intransigente si impadronisse del proprio cuore, rendendolo impenetrabile agli altri. La dolcissima Sonja (Ida Engvoll), però, era riuscita a penetrare in quella difesa inespugnabile ed era diventata la moglie perfetta per lui. Erano stati davvero gli anni più felici della sua vita, quelli in cui era migliorata la sua cultura (era diventato ingegnere) e anche la sua posizione sociale (era diventato presidente di un’associazione di condomini) senza tuttavia mitigare, fuori di casa, il proprio carattere da orso, neppure con i più fidati fra i suoi amici. Alla morte di Sonja, anzi, Ove aveva accentuato i propri difetti: un continuo acido inveire contro le storture della modernità lo aveva reso ancora più insopportabile a tutti. Per fortuna, egli continuava a intrattenere un rapporto con Sonja, con cui parlava quando, ogni giorno, portando sulla sua tomba un mazzo di rose fresche, si sfogava amaramente contro la decadenza della società e dei costumi che, soprattutto ora che era rimasto senza lavoro, aveva in animo di abbandonare molto presto. Eppure, manco a farlo apposta, i tentativi numerosi di suicidio sarebbero falliti uno dopo l’altro, mentre i suoi vicini, nuovi arrivati, avrebbero a loro volta provato a demolire la diffidenza e l’ostilità del suo cuore…

Il passato di Ove è ricostruito attraverso numerosi flashback che si inseriscono con naturalezza nel racconto del suo presente, grazie a un montaggio attento, che rende il film a tratti interessante; il tema del burbero benefico, dalla notte dei tempi presente nel teatro, tuttavia, qui sembra riproporsi in una commedia i cui sviluppi sono quasi sempre largamente prevedibili, perché il protagonista, per quanto magnificamente interpretato, assume troppo spesso un carattere fastidiosamente macchiettistico, cosicché molto raramente malinconia (che spesso è volutamente strappalacrime) e commedia trovano un accettabile equilibrio narrativo.

Mr. Ove è ora visibile anche in Italia, dopo essere stato presente, lo scorso anno, nelle sale del resto del mondo, e dopo essere stato addirittura candidato all’Oscar 2017 come migliore film straniero. Il ritardo italiano, però, potrebbe averlo avvantaggiato, poiché l’uscita quasi contemporanea dell’altro svedese, The Square, ha quasi sicuramente portato nelle nostre sale un po’ di spettatori incuriositi da quel cinema rivelatosi capace di riservare più di una sorpresa positiva.
Una parte del pubblico, tuttavia, è costituita dai lettori che hanno amato il romanzo-bestseller (2014) da cui il film è tratto: L’uomo che metteva in ordine il mondo di Fredrik Backman, nato sul blog di uno scrittore svedese molto conosciuto nel mondo del Web, edito in Italia da Mondadori nel 2015.
A mio giudizio, il film si può anche vedere, ma i film belli e interessanti sono molto diversi!

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