Jackie


schermata-2017-02-24-alle-16-50-30recensione del film:
JACKIE

Regia:
Pablo Larrain

Principali interpreti:
Natalie Portman, Peter Sarsgaard, Greta Gerwig, Billy Crudup, John Hurt, Richard E. Grant, John Carroll Lynch, Beth Grant, Max Casella, Caspar Phillipson, Sunnie Pelant, Corey Johnson – 91 min. – USA, Cile 2016

Chi si illude che questo film permetta di acquisire qualche informazione in più sull’oscuro assassinio (1963) di John Kennedy, da soli due anni presidente degli Stati Uniti, o sulla sua graziosa e chiacchieratissima moglie Jacqueline certamente ne riporterà una delusione. Allo stesso modo era rimasto deluso chi si aspettava dalla visione di Neruda la celebrazione del rivoluzionario vate quale omaggio a un poeta morto opponendosi a Pinochet.
L’intento di Larrain, in tutti i suoi film, mi sembra sia stato sempre quello di portare alla luce l’essenza umana dei suoi eroi-personaggi, indagando la loro verità più profonda alla luce dei condizionamenti del loro tempo. Sotto questro aspetto Tony Manero o Padre Vilar non sono meno “veri” di Neruda, realmente vissuto; così come, rovesciando la questione, Neruda, è nel film di Larrain, altrettanto immaginario quanto Tony Manero: la loro verità è tutta interna all’opera di cui diventano protagonisti, veri e falsi in ugual misura. Paradossalmente, però, spesso, meglio di un documentario, di un’inchiesta giornalistica o di un saggio biografico ci aiutano a capire un’intera epoca storica. Questo lungo preambolo non può che valere anche per l’ultima fatica di Larrain, Jackie, ovvero la falsa-vera biografia di Jacqueline Kennedy.

Jackie è il nomignolo col quale Jacqueline era chiamata dal marito John, che a sua volta lei chiamava Jack. Il particolare ha una funzione narrativa; non solo ci introduce all’interno della vita della coppia presidenziale, ma dentro il progetto (che era di entrambi ma che fu portato avanti da lei) di creare attorno a quella coppia, un ampio consenso popolare, grazie all’uso della televisione, già molto presente all’epoca nelle case americane. Tutta di Jackie era stata l’iniziativa di trasformare la Casa Bianca in un luogo di incontro dei grandi personaggi della cultura e dell’arte contemporanea; di tenervi concerti; di arredare alcune stanze in modo che ricordassero la storia americana, soprattutto quella grande storia di libertà e giustizia incarnata dal Presidente Abraham Lincoln, che a quegli ideali aveva sacrificato la propria vita. Da Jack, invece, era arrivato il suggerimento delle visite televisive alla Casa Bianca: la graziosa Jackie, in funzione di impacciata accompagnatrice, a illustrare, spiegare, raccontare, mentre milioni di americani guardavano con interesse e simpatia l’insolita attenzione (vera o presunta) nei loro confronti. Naturalmente quell’ondata di ammirazione era per lei, che tuttavia, leale nel gioco di squadra, la rifletteva sul marito, accontentandosi di giocare di rimessa, e godendo dei privilegi che in ogni caso le arrivavano grazie a lui. Su questa “vita di corte”, allietata dalle feste danzanti del bel mondo di allora, sulle note del musical Camelot, si abbatté, come un fulmine a ciel sereno, l’attentato di Dallas, che in poche ore mise fine a ogni spensierato e spregiudicato sogno di gloria e di potere, annullò il ruolo di Jackie, che ancora sotto choc per la feroce crudeltà dell’attentato, era stata costretta a sgombrare il campo subito, per far posto al nuovo presidente. Era ben decisa, però, a non lasciarsi travolgere e soprattutto a non accettare l’irrilevanza cui sembrava destinata ora, senza rimedio.

Il film, a questo punto entra nel vivo della storia che è il racconto di come, utilizzando tutta la determinazione dura e spregiudicata di cui era capace, Jackie fosse riuscita a imporre a tutti, attraverso l’imponente funerale, non solo la glorificazione del suo Jack, ma l’immagine epica di lui, degno, come Lincoln, della sepoltura ad Arlington nel cimitero degli eroi, in una tomba di famiglia, per realizzare la quale erano stati esumati i corpi dei due figli morti precocemente, uno alla nascita e l’altro al terzo giorno di vita.
Il film racconta tutto ciò attraverso un complesso capolavoro di montaggio in cui si alternano autentiche immagini di repertorio con altre girate con la pellicola e la macchina dell’epoca, perché si ricostruissero in modo perfetto quelle ritrovate delle “visite alla Casa Bianca”* . A queste immagini, vere e quasi vere, si affiancano quelle che costituiscono la narrazione di tutta la storia, ricomposta attraverso una serie di rimandi al passato, di memorie riemerse durante il racconto-intervista- confessione che Jackie, a pochissimi giorni dal funerale di Jack, aveva rilasciato a un giornalista, dal quale aveva preteso la supervisione del racconto e la cancellazione di tutte le parti che avrebbero diffuso della coppia presidenziale e di lei, un’immagine forse più veritiera, ma molto meno perfetta. Fra queste colpiscono la lunga conversazione col prete cattolico (John Hurt al suo ulimo film); l’ammissione di un matrimonio più deludente del previsto e della sua conseguente sublimazione; l’affannosa ricerca di un perché destinata a rimanere senza risposta.

Altrettanto rimangono senza risposta nella mente dello spettatore altre domande. Chi era veramente, al di là della gloria postuma voluta da Jacqueline, John Kennedy ; quali erano stati i suoi meriti politici, al di là dei bellissimi discorsi che tutti abbiamo ammirato? A chi era giovato, inoltre, il frenetico attivismo di Jackie per ammantare di gloria una presidenza alquanto incolore, almeno fino a quel momento, se non a se stessa, che da allora aveva costruito di sé quell’icona di eleganza e bellezza, di “principessa consorte” che sempre l’avrebbe accompagnata? Quel dolore profondo era un dolore rabbioso per l’improvviso mutamento della propria sorte o era un dolore vero e rabbioso insieme?

Il racconto, come spesso quelli di Larrain, riflette sul potere, sull’utilizzo dei mass-media nel costruire il consenso politico; sulla potenziale falsità, camuffata da verità che trasforma  uomini (e donne) senza qualità in idoli mitici. Magnifico e complesso film, di non facile lettura, interpretato con grande professionalità da una Natalie Portman davvero da Oscar.

*alle quali non sarebbe stato possibile sostituire con elaborazione digitale (se non con costi proibitivi) la vera Jackie con Natalie  Portman

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16 pensieri su “Jackie

    • Chi era davvero? Chi può rispondere? il suo ritratto, nel film, ne esce a pezzi, anche se l’arrivista indomabile fu talmente provata dalla vita, dalle sciagure, dalla delusione per quel matrimonio a dir poco deludente, che diventa difficile qualsiasi giudizio schematico. Tutti i personaggi di quella corte escono abbastanza malconci dal film che non risparmia, infatti, alcun uomo di potere: si salva solo Lincoln, eroe davvero e molto lontano nel tempo! Di Kennedy è rimasta nella mia memoria la grande targa d’ottone celebrativa che Jackie fece apporre (emblematicamente?) sulla porta della stanza vuota della Casa Bianca dov’era un tempo il suo studio!
      Grazie a te, gb!

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      • “si salva solo Lincoln, eroe davvero e molto lontano nel tempo!”
        Sì, mia cara. Concordo.
        …eroe molto lontano nel tempo.
        A me Jackie ha sempre dato una profonda sensazione di falsità.
        Solo verso la fine della sua vita, ammalata, mi pareva diversa.
        Non era più “Jackie” infatti, ma Jacqueline che stava per morire come una qualsiasi altra persona…
        Tu sempre brava!
        A presto!
        gb

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        • Non so se fosse falsa, certo era una donna ambiziosa e decisa a ritagliarsi un ruolo importante nella nicchia privilegiata che la posizione del marito sembrava offrirle. I suoi privilegi indubbi le costavano molto, essendo diventata quasi un’appendice di quel marito, col quale nell’immaginario collettivo, formava una coppia di ferro. Quando la coppia si scioglie, si trova senza status, senza nulla, collo spettro di una vita irrilevante davanti a sé (ben simboleggiato da quella vedova Lincoln morta oscuramente e seppellita modestamente, lontana da lui, l’eroe!). Questo ci dice il film, che è soprattutto un’indagine sulla costruzione di un mito necessario a lei, una signora senza qualità priva dell’altro pezzo della coppia, da ricostituire perciò! Questo ho capito! Larrain è comunque grande nel raccontare la complessità della situazione, perché, come ci aveva già detto in tutti i suoi film, nessun uomo (o donna) può essere del tutto cattivo o del tutto buono! Grazie, gb! 🙂

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  1. Veramente brava Natalie (non so se meritasse l’Oscar perché non ho visto ELLE né FLORENCE)
    Trovo che il dialogo col prete (non è una vera confessione: quale peccato poteva aver compiuto JacKie?) sia il vero centro del film.
    Perché succedono certe cose orribili? “Misteriosi sono i disegni di Dio e noi non possiamo capirli…”

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    • Non so se sia un peccato, ma certamente un’autostima orgogliosa non le mancava, almeno stando al film. Non credo che il film abbia un vero centro: certo l’incontro col prete pone questioni molto larrainiane e ci offre pagine molto suggestive . Per il resto, la Portman, secondo me è da Oscar, così come la Huppert, di cui ho visto Elle. Diciamo che avrei dato un Oscar ex- aequo!
      Ciao.

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  2. Questo film mi incuriosisce molto, soprattutto perché, qualche anno fa, la serie tv dedicata ai Kennedy ha suscitato in me l’interesse per questa figura, per una donna che ancora oggi è vista come un modello ma che ha dovuto convivere con molte situazioni che avrebbero intaccato il mito della sua perfetta famiglia (in parte, forse, caratteristiche di qualsiasi esistenza tanto esposta). Attenderò il dvd, ma farò in modo di vederlo.

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    • Bentornata Cristina! Se ancora oggi Jacqueline è vista come un modello, probabilmente è perché viviamo in una società che ha davvero troppo idealizzato l’immagine che questa donna ha voluto lasciare di sé. Personalmente, prima di aver visto questo film, non riuscivo a capire perché, dopo aver sostenuto e lottato per gli ideali del marito, avesse in seconde nozze sposato Onassis, sostenitore del feroce regime dei colonnelli in Grecia! Il film non ne parla, ma aiuta a capire. Come ho scritto nel preambolo, infatti, talvolta le opere della creazione artistica, pur essendo d’invenzione, servono a comprendere un’epoca meglio di mille saggi storici. Il ritratto di Jackie è abbastanza impietoso e lascia emergere tutta la sua vanità e tutte le sue ambizioni, anche se non solo queste: non è un film manicheo. Peccato che tu possa vederlo solo in DVD! Ciao! 🙂

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  3. Ho visto da tempo il film e adesso mi manca il riferimento “fresco”della sua visione. Condivido quanto tu dici della stupenda regia e interpretazione del carattere e della vita di un personaggio tanto famoso come Jacqueline Kennedy. La tenace e prepotente sua volontà di celebrare il marito e se stessa, di costruire per sé una strada per un futuro solido e sempre agli onori della cronaca è l’emblema di una società che riconosce solo il potere basato sui soldi e sul consenso. E’ una donna che combatte da sola . Ma io non riesco a vedere in lei solo arroganza ma anche una profonda sconfortante solitudine.

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    • Caro/cara Anonimo, firmati per piacere, se non ti riesce il login!
      Sì, l’aspetto della solitudine è presente nel film ed è la conseguenza del suo identificarsi con la carriera di Jack/John perché le donne pur se intelligenti e colte, allora non avrebbero trovato vita facile nelle carriere più prestigiose. Come ho scritto, in una risposta precedente, solo dalla brillante carriera di quell’ambizioso e fedifrago marito le sarebbe arrivata, di riflesso, la luce che avrebbe voluto per sé. Questo spiega molte cose, anche del suo comportamento successivo. Certo, la sua è stata anche una storia terribile, che Larrain, come sempre, coglie nelle sue mille contraddizioni e sfaccettature. Ciao. Fammi sapere chi sei, please, anche perché vorrei capire se ho indovinato!

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