Allied-Un’ombra nascosta

schermata-2017-01-25-alle-13-28-56recensione del film:
ALLIED – UN’OMBRA NASCOSTA

Titolo originale:
Allied

Regia:
Robert Zemeckis

Principali interpreti:
Brad Pitt, Marion Cotillard, Jared Harris, Lizzy Caplan, Daniel Betts,
Matthew Goode, Angelique Joan, Jason Matthewson, Iain Batchelor, Peter Meyer, Raphael Acloque, Sally Messham, Raphael Desprez – 147 min. – USA 2016.

Siamo a Casablanca, nei primi anni ’40, dopo che i tedeschi avevano occupato militarmente il Marocco, colonia francese alle dirette dipendenze del governo collaborazionista di Vichy.
Il “quebecois” Max (Brad Pitt) era stato paracadutato (letteralmente) dal controspionaggio inglese nel deserto del Marocco per prendere contatti operativi con la spia della Resistenza francese Marianne (Marion Cotillard), infiltrata fra gli occupanti nazisti per fornire informazioni sui loro movimenti. I due avrebbero dovuto fingersi marito e moglie, coll’obiettivo di permettere a Max di compiere una rischiosissima missione, che solo l’apporto di lei aveva reso possibile.
Ormai “bruciato”, dopo l’azione che aveva concluso con successo, Max era stato trasferito a Londra: nessuno, ovviamente, si era preoccupato dell’amore passionale che quasi subito era nato fra lui e Marianne, largamente prevedibile, per altro, visto che entrambi erano giovani, solidali negli ideali politici, e costretti a convivere.  La richiesta di sposarla, col conseguente avvio di scrupolose indagini sulla vita di lei che avevano allontanato ogni dubbio sulla sua correttezza, ne aveva permesso la partenza per Londra (dove, successivamente si sarebbe celebrato il matrimonio). Era passato parecchio tempo dai giorni di Casablanca: Marianne era incinta e al suo arrivo, ancora dentro all’aeroporto e sotto il primo bombardamento tedesco, avrebbe fatto nascere la loro bambina. Un’abitazione defilata in campagna li attendeva: lì lei avrebbe fatto la madre, mentre lui avrebbe continuato a servire la causa della libertà con le sue missioni pericolose.
La Germania nazista, intanto, stava mettendo a ferro e fuoco l’Europa continentale e la stessa Gran Bretagna: alcune delle sue città erano distrutte dai bombardamenti, mentre alla popolazione, colta all’improvviso dall’immane tragedia, erano richieste lacrime e sangue, senza eccezioni, per affrontare il pericolo mortale che incombeva, cosicché la storia privata dell’amore felice di Max e Marianne era costretta a misurarsi con gli eventi  che stavano sconvolgendo la vita di ciascuno. I servizi segreti, infatti, avevano deciso di indagare più a fondo su di lei, sui suoi documenti, sul suo passato, poiché era sembrato che non tutto fosse stato chiarito ed era sorto il dubbio che  fosse in realtà una spia dei nazisti…
Questo è, a grandi linee, ciò che è narrato nella prima parte del film ed è anche ciò che ritengo si possa dire ai lettori evitando ulteriori spoiler, affinché la storia non perda parte del suo interesse.

Il regista, Robert Zemeckis, conduce l’intera vicenda con una certa abilità, dirigendo uno staff di prim’ordine, affiancato da un bravissimo regista (quello di Locke) come Steven Knight, qui con funzioni di sceneggiatore, oltre che da Marion Cotillard e da Brad Pitt, mostri sacri della recitazione (per la verità la recitazione di Brad Pitt mi è parsa poco espressiva). Il film, però, come spy-story non è davvero il meglio che ci si possa attendere: manca di mistero e di tensione. Se proprio occorre una definizione, lo definirei un mélo con frequenti scivolate verso il feuilleton, soprattutto nella seconda parte. Non è tuttavia un film privo di interesse se lo si considera una specie di repertorio citazionista mirato soprattutto alla ricostruzione degli stilemi che nel corso degli anni ’40 a Hollywood avevano dato l’impronta inconfondibile ad alcuni film di Hitchcock, nonché ai film d’amore e di guerra, primo fra tutti Casablanca, il capolavoro di Michael Curtiz. Casablanca è onnipresente nel film, nella prima parte (gli esterni della città, il mercato con i suoi venditori, i cammelli, l’uccisione dell’ufficiale nella cabina telefonica, gli abiti eleganti e d’epoca degli uomini e delle donne col loro trucco pesante), ma anche, checché se ne dica, nella seconda parte in cui, proprio alla fine, compare il pianoforte, decisivo per scoprire la verità, accompagnato dall’invito, più volte reiterato, a suonarlo (“play it, Sam” chi può dimenticarlo?).
Il confronto fra film così lontani non è possibile e, forse, anche ingiusto; sicuramente, per Zemekis, diventerebbe impietoso, perché assai poco questo suo film è dotato di fascino e di vera capacità di coinvolgerci: ricostruisce ambienti e atmosfere, ma è, almeno secondo me, finto, quasi kitsch.

Si può vedere, anche solo per curiosità, ma rivedere Casablanca, subito dopo, è un imperativo categorico, poiché
“We’ll always have… Casablanca” (per fortuna!) Perdonate la voluta imperfezione della mia citazione!

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4 pensieri su “Allied-Un’ombra nascosta

  1. Brad Pitt mostro sacro della recitazione? Sicura sicura? 🙂
    Credo di averlo apprezzato veramente soltanto in Burn After Reading, dove peraltro aveva una parte da minus habens. Del resto, si sa, i Coen sono sempre capaci di tirar fuori il meglio dagli attori.
    Ancora Casablanca, dunque. Sono solo un cinefilo (un cinefilo cinofilo), non uno specialista, e questa mia opinione lascerà il tempo che trova, però a me sembra che quel film sia un po’ sopravvalutato. Bello, per carità, ma non è fra i miei preferiti. In compenso è, credo, il film più “citato” (in altri film) della storia del cinema. Così, alla rinfusa, mi vengono in mente Ma papà ti manda sola?, Provaci ancora, Sam, Un amore di testimone, Harry, ti presento Sally, oltre ovviamente a Casablanca, Casablanca di Nuti e al demenziale A proposito di omicidi, uno dei film più esilaranti che io abbia visto 😀

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    • No, non sono sicura: l’aria da minus habens ce l’ha sempre, anche in questo film, in cui continua a mantenere sempre la stessa espressione, altro che il Clint di Sergio Leone, che almeno ne aveva due: col sigaro e senza sigaro! Qui, sempre la stessa e certo non proprio intelligente! Però, in genere, è stimato dai critici: che ci vuoi fare? Altro discorso farei per Casablanca: il fatto stesso che sia continuamente citato ti dice che è stato un film fondamentale nella storia del cinema, al di là, forse, dei suoi pregi estetici che comunque sono, almeno secondo me, innegabili e che cercherò di elencare un po’ alla rinfusa.
      È il primo film americano di propaganda anti-nazista, ma anche il più importante per orientare l’opinione pubblica americana a favore dell’intervento militare del 1943, che non è un pregio riferibile solo al contenuto, poichè senza la bellezza della forma espressiva le operazioni propagandistiche servirebbero a poco (di questo sono convinta); è grande la capacità di Curtiz di creare l’atmosfera giusta non solo dell’ambiente esotico della Casablanca occupata, ma dell’amore fra i due, che come ricorderai, affiora solo attraverso rapidissimi flashback che si fissano nella memoria, pur senza addentrarsi nei dettagli; è grande la capacità di creare personaggi ambigui, come certamente dovevano essere in un regime di collaborazione più subita che convinta; ed è indimenticabile anche il sorriso ironico, capace di allentare la tensione al momento giusto (quella bottiglia d’acqua di Vichy che finisce nell’immondizia!); è eccezionale l’interpretazione di Bogart e della Bergman, così soave e ingenua!. Non intendo convincerti, Claudio, ma farti capire che per me Casablanca è un film del cuore e che continua a emozionarmi. Grazie del tuo intervento!

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