Dopo l’amore


schermata-2017-01-20-alle-18-04-57recensione del film:
DOPO L’AMORE

Titolo originale:
L’économie du couple

Regia:
Joachim Lafosse

Principali interpreti:
Bérénice Bejo, Cédric Kahn, Marthe Keller, Jade Soentjens, Margaux Soentjens – 100 min. – Francia, Belgio 2016

La fine di un matrimonio, forse (come lascerebbe intendere il titolo italiano come al solito alquanto arbitrario) dopo una storia d’amore. Il fatto è che, quand’anche ci fosse stata, nel film non se ne vede che una pallidissima traccia, subito cancellata dal ritorno del sentimento predominante nella moglie, Marie (la bella e brava Bérénice Bejo), ovvero l’odio. Marie, infatti, non solo non ama più Boris (Cédric Kahn), ciò che sarebbe comprensibile e che capita spesso anche nelle migliori famiglie, ma lo detesta, non sopporta la sua presenza e gli vomita addosso contumelie di ogni tipo, con l’obiettivo di fargli perdere ogni dignità, e di umiliarlo davanti agli amici, ai parenti e persino alle due figliolette, le deliziose gemelline che assistono sempre più sgomente alle scenate fra i genitori, che amano entrambi, con una leggera predilezione per il padre, certamente più paziente con loro, più disponibile a condividerne i giochi, a raccontare qualche favola prima che si addormentino, ad assecondarne gusti e predilezioni. Le ragioni del livore di lei sono probabilmente profonde e non vengono dette, anche se Marie non fa che parlare di soldi: dalle loro parole si comprende che Boris ha una storia di immigrazione dalla Polonia alle spalle e che ha avuto e continua ad avere difficoltà a trovare lavoro. È costretto perciò, il poveretto, a convivere con lei in una bella casa, acquistata da lei (che a quanto si capisce è di famiglia ricca) e ristrutturata con gusto e competenza da lui, che ne rivendica, perciò,  la proprietà in misura paritaria.

Il film che è un Kammerspiel condotto con piglio asciutto, senza alcuna indulgenza sentimentale, per un’ora e mezza procede accumulando dispetti e cattiverie, mortificazioni e ripicche né lascia intravedere soluzioni possibili se non quella che in genere viene adottata in ogni paese civile: il ricorso a un giudice che decreti la separazione legale di una coppia irrimediabilmente scoppiata. Ci voleva tanto?
Si esce dalla sala con la sgradevole sensazione di aver assistito senza volere e quasi dal buco della serratura a una interminabile serie di velenosissime accuse e controaccuse fra coniugi, alle quali non si capisce perché si debba in qualche misura partecipare.
Si può anche non vedere.

Annunci

14 pensieri su “Dopo l’amore

  1. Più che la fine di un amore, mi sembra la scoperta di un amore che non c’è mai stato. È il ritratto di una ragazza borghese che aveva costruito tutto secondo le sue aspettative a scapito del povero immigrato polacco. Non avevo idea di vederlo e me ne hai dato conferma. Grazie 😉

    Liked by 1 persona

    • Credo che tu abbia ragione, ma il film non dice nulla del loro passato, né per la verità ci dice che ci sia stato un amore che ora non c’è più: questo ce lo dice solo il titolo in italiano, fuorviante come al solito. Il suo titolo, tradotto nella nostra lingua è: L’economia della coppia, che già potrebbe mettere sulla strada di quello che si vedrà, che è per l’appunto la prevalenza del discorso economico su qualsiasi altro. Storia di ordinario squallore, rappresentata con cronachistica freddezza, che a me è sembrata di scarsissimo interesse, quasi imbarazzante: come se avessi visto, per un’ora e mezzo, una rissa da strapazzo, fra due contendenti di cui ignoro tutto, e di cui non mi importa nulla. Fai benissimo a non vederlo! 😉

      Liked by 1 persona

      • L’economia della coppia, un gioco di parole, come se una relazione fosse un rapporto economico di dare e avere, nel film inteso in senso di cose materiali, ma appunto che non hanno nulla a che fare con l’amore, piuttosto con un rapporto di lavoro professionale. Forse l’intento del regista era provocatorio o di critica, ma mal riuscito.

        Liked by 1 persona

  2. La tua descrizione del film mi dà l’impressione di essere nella mia quotidianità di lavoro, dentro il mio studio, durante una di quelle sedute con le coppie separate che il tribunale invia per perizie.
    Si tocca con mano il rancore che cancella quel residuo d’amore ( se mai c’è stato) e spesso è l’amore deluso che genera odio.
    Penso che guarderò questo film, nonostante la stanchezza che mi ispira l’argomento, perché forse sì può utilizzare in sede clinica. Chissà…

    Liked by 1 persona

  3. Grazie, laulilla. Se non ho capito male la tua recensione ( efficace, come sempre) questo film, oltre ad una utilità strettamente clinica, non pare averne altra. Intendo il, termine ” utilità” in senso non economicistico ma conoscitivo. Non aumenta le conoscenza, nè- mi pare-corrobora lo spirito, nè fornisce emozioni estetiche. Quindi- e mi fido- si può anche non vedere. Ciao!

    Mi piace

    • Sì, Renza! Purtroppo è proprio un film tra i peggiori della stagione 😦 . Sono stata incerta se recensirlo o no, poi ho deciso per il sì , con dispiacere, perché è mia intenzione, sempre, incoraggiare a vedere i film. Grazie a te!

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...