Ma Loute


Schermata 2016-08-29 alle 00.30.46recensione del film:
MA LOUTE

Regia:
Bruno Dumont

Principali interpreti:
Fabrice Luchini, Juliette Binoche, Valeria Bruni Tedeschi, Jean-Luc Vincent, Didier Desprès, Laura Dupré, Brandon Lavieville, Cyril Rigaux, Angélique Vergara, Raph – 122 min. – Germania, Francia 2016.

 

La commedia grottesca di DumontSchermata 2016-09-05 alle 10.38.15
Siamo nel 1910, a quattro anni dall’inizio della prima guerra mondiale. Stanno per raggiungere la casa di proprietà in stile egizio-kitsch, che domina la baia di Slack dall’alto di un colle boscoso, alcune persone, esponenti della famiglia ricchissima dei Van Peteghem. Sono garruli e spensierati, a bordo di un’auto di quell’epoca molto scoppiettante, scoperta, guidata da André (Fabrice Luchini) uomo deforme e snob, accompagnato da Isabelle (Valeria Bruni Tedeschi) e Billie, giovane ermafrodita appartenente all’ultima generazione della famiglia (Raph, attore teatrale androgino). Presto si congiungeranno a loro in quella dimora Aude (Juliette Binoche) e Christian (Jean-Luc Vincent). Sono tutti strettamente legati fra loro da un groviglio di parentele in cui non è facile districarsi. Essi, infatti, non hanno voluto, proprio come i loro antenati, disperdere i cromosomi familiari e il patrimonio con matrimoni “esterni”. Il sommarsi delle tare e dei difetti è ben visibile perciò nella deformità dei corpi e delle menti di molti di loro. Tutti quanti sono lì per godere un po’ di riposo, attratti dalla natura selvaggia e quasi disabitata del Pas de Calais. Lungo la strada la lieta brigata aveva incrociato gli abitanti autoctoni , tenuti a debita distanza (la classe!), ma idealizzati (il buon selvaggio!). Non sanno i Peteghem che la famiglia, rustica e primitiva, è rude nei modi e alquanto barbarica nelle abitudini alimentari poiché si tratta di una famiglia di cannibali, I Brufort (tutti gli attori sono non professionisti) che si nutrono della carne e del sangue dei malcapitati che incontrano, anche se sono conosciuti come pescatori, venditori di mitili e per il trasporto a guado dei passeggeri, nei tratti non navigabili del canale della Manica. Della famiglia fa parte Ma Loute (Brandon Laviéville), l’eroe eponimo, il cui strano nome designa con ogni evidenza (loute è termine desueto e arcaico francese per indicare ragazza) una sessualità incerta. Tra Ma Loute e Billie, nasce un’attrazione immediata.
Da qualche tempo nella zona erano state segnalate strane sparizioni; a chiarirne le ragioni è inviato da Calais l’enorme e improbabile ispettore Machin (Didier Desprès), accompagnato dall’aiutante Malfoy (Cyril Rigaux).Schermata 2016-09-05 alle 10.49.45

 

La storia che Dumont ci racconta è contemporaneamente, perciò, un insieme di molte storie che mi limito a descrivere in questo modo: è una detection che non può essere una cosa seria; è una contrapposizione fra le due famiglie che si detestano, ma che in qualche misura si rassomigliano e si attraggono, poiché, sia pure in modo barbarico, i Brufort si nutrono del sangue dei ricchi, ovvero, in parole povere, aspirano a diventare come loro assorbendone valori e soprattutto disvalori; è inoltre una storia d’amore fra i due giovani eredi, unici esseri pensanti e senzienti , almeno per un po’, fino a che le ragioni del sangue (imborghesito) diventeranno decisive per Ma Loute.

 

Dumont è un regista sconosciuto in Italia, paese nel quale i suoi film non si sono mai visti. Eppure si tratta di un regista importante, stimato e apprezzato a livello internazionale per alcuni film drammatici pluripremiati, nei quali ha raccontato con graffiante crudeltà il non senso del vivere. Sperimentatore convinto, egli ha tentato la strada della commedia in un’opera, anch’essa mai arrivata da noi, nata per la TV e trasformata in un film di cinque ore di una comicità spesso irresistibile, surreale e corrosiva: P’tit Quinquin, considerato dalla critica più qualificata il miglior film del 2013*. Sui legami di Ma Loute con P’tit Quinquin non credo possano esserci dubbi: indagine impossibile anche in quel caso, con un ispettore della Gendarmerie demente e sempre sopra le righe, pieno di tic e incapace; non grottesco come Machin, però, deformato dalla prosopopea del nulla, pallone gonfiato che a un certo punto si mette a volare. Credo che Dumont in entrambe le storie, ma in questa soprattutto, si sia ispirato al mondo popolare europeo dei racconti fiabeschi, da Perrault ai Fratelli Grimm, che di storie macabre e cannibalesche hanno riempito le loro pagine. Aggiungo che mi è sembrata plausibile, a questo proposito, anche una citazione da Il Racconto dei racconti del nostro Garrone, bellissimo film, ingiustamente negletto. Per suffragare questa mia ipotesi rimando i lettori all’immagine del palombaro che esce dall’acqua delle grotte dell’Alcantara Schermata 2016-08-30 alle 12.59.05e a quella del palombaro che emerge dalle acque della Baia in cui il film viene girato, visibile nel Trailer. A Basile, d’altra parte, si erano ispirati anche Perrault e i Grimm!

Film girato interamente con macchina digitale sulla quale, secondo le sue stesse dichiarazioni, Dumont è intervenuto contrastando pesantemente le immagini e aggiungendo rumori e suoni per sottolineare la comicità grottesca e irreale dell’insieme.

Da vedere!

 

*Quest’opera, di cui possiedo il DVD acquistato in Francia, perciò in lingua originale (del Pas de Calais, mica francese sorboniano, eh!) e senza sottotitoli, rivista dopo Ma Loute, mi è stata molto utile per mettere insieme una recensione decente (spero).

15 pensieri su “Ma Loute

  1. Direi più che decente. La condivido per intero aggiungendo alle tue parole quelle mie che forse non riescono ad esprimere al meglio quanto ho gradito il film. Il tessuto di vita di classi contrapposte grottesco e surreale è addolcito dalla storia d’amore impossibile tra Ma Loute e Billie e dai loro sguardi che tentano di fondersi in abbracci teneri e malinconici. E che dire degli atteggiamenti e comportamenti di Aude, di Isabelle, di Machin, di André, e di tutti gli altri: esagerati, comici, irresistibili interpretati da attori stupendi che secondo me se la sono divertita alla grande girando le scene più assurde (il canto alla Madonna, il canto triste dell’angoscia materna, la superficialità dei dialoghi e dei rapporti…ecc.). Il film mi è piaciuto tanto, si nota?

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    • Si nota davvero! Grazie Maria! E grazie anche delle preziose aggiunte che riguardano gli attori, tutti inarrivabili (sia i professionisti, sia i “barbari”) e l’accenno ad alcune scene di cui non ho potuto parlare per non dilungarmi troppo!

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    • Grazie, Claudio. Dumont è uno dei più colti e preparati registi francesi, del tutto ignorato qui da noi. Per fortuna qui a Torino, grazie alle iniziative di Movies Inspired (ovvero Cinema Classico – Piazza Vittorio) che coraggiosamente ci scommettono, è arrivato questo film magnifico, che speriamo faccia da apripista per gli altri mai visti da noi. Altrimenti non resta che la Francia, almeno per noi di Torino, o i paesi confinanti per gli italiani del nord. Poi tutti si lamentano e tuonano contro chi scarica i film! P’tit Quinquin l’ho visto e rivisto, avendolo trovato a Parigi lo scorso anno e ti assicuro che è una vera delizia, imprescindibile per capire questo film. Luchini è un attore meraviglioso, intelligentissimo e colto a sua volta, che pare si sia divertito molto a girare Ma Loute (e si vede!). Il regista poi racconta in una interessantissima intervista ai Cahiers du Cinema del maggio di quest’anno, che ha dovuto brigare non poco per fare accettare agli attori professionisti i limiti imposti dalla sua visione del film, grottesco e farsesco, ma senza derive spontaneistiche, il che dice molto sulla serietà professionale di lui, così come ha dovuto brigare perché alla fine gli attori locali, che non erano professionisti non si sentissero troppo divi.🙂 Un film da vedere sicuramente, anche più di una volta! Ciao e ancora grazie😀

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  2. I rimandi sono numerosi, eterogenei, confusi.
    Si è già detto di Chagall (con la signora vestita di pizzo che si eleva nel cielo), ma c’è anche Magritte (perché nel finale si libra fra le nuvole anche il commissario obeso, vestito di nero e con la bombetta in testa) e Monet (per gli scorci paesaggistici) e forse anche Turner (per le barche nella tempesta).
    Sempre il commissario col suo esile assistente appaiono una citazione di Ollio e Stanlio e della slapstick comedy (un genere nato proprio in Francia agli inizi del secolo scorso, fondato sulla comicità dei corpi): vedi la gag ricorrente delle cadute, le botte distribuite, le sdraio che cedono, le posture e i gesti e l’incedere spastico di André, l’incidente col carretto a vela, la carica del colonello-trombettiere, l’inseguimento collettivo della corda penzolante legata al piede del commissario obeso che levita come un palloncino (e come un palloncino si sgonfia e torna a terra quando gli sparano), …
    Gli effetti sonori (come quello dei passi dell’elefantiaco commissario) sono da cartone animato.
    La scelta di costruire una storia attorno alla parabola del cannibalismo ricorda Delicatessen (1990) di Jeunet e Caro.
    L’eccentricità dei personaggi è felliniana; la causticità anarchica ricorda Buñuel (e Marco Ferreri, il grande fra gli irriverenti).

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    • Sì, grazie, mi erano venute anche altre citazioni (Coen, Scorsese, oltre a Bunuel, molto presente, ovviamente) che ho molto limitato perché la mia scrittura tende alla sintesi, quanto più possibile, avendo io soprattutto il desiderio di invogliare a vedere il film, senza troppo appesantire la lettura.🙂

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