Un padre, una figlia


Schermata 2016-08-23 alle 21.41.02recensione del film:
UN PADRE, UNA FIGLIA

Titolo originale:
Bacalaureat

Regia:
Cristian Mungiu

Principali interpreti:
Vlad Ivanov, Maria-Victoria Dragus, Ioachim Ciobanu, Adrian Titieni, Lia Bugnar, Gheorghe Ifrim – 128 min. – Romania, Francia, Belgio 2016

Cristian Mungiu ha dichiarato di essere cosciente che i suoi film non trattano argomenti gradevoli, affermazione ampiamente condivisibile, alla quale, però, aggiungerei che si tratta di film molto belli e non facilmente dimenticabili. Il regista, incontentabile perfezionista, ha bisogno di tempi lunghi per il proprio lavoro: nulla che non lo convinca appieno può vedere la luce, finché non raggiunga la potenza espressiva desiderata, ciò che spiega l’esiguo numero dei suoi film e l’attesa che ne precede la proiezione nelle sale , nonché i prestigiosi riconoscimenti internazionali che li accompagnano.

Dopo aver raccontato nel suo primo film (Quattro mesi, tre settimane, due giorni – Palma d’oro a Cannes nel 2007) l’opprimente Romania di Ceausescu, attraverso l’odissea di due amiche in attesa di un aborto clandestino e, dopo averci descritto nel secondo (Oltre le colline – migliore sceneggiatura a Cannes nel 2012) la povertà della Romania rurale nonché la sua arretratezza culturale e superstiziosa, in questa sua ultima fatica, Bacalaureat (questo il titolo originale -miglior regia a Cannes 2016), Mungiu ci parla del paese attuale, quello della scuola, delle attese dei giovani e delle loro famiglie, nonché della pervasiva corruzione che infetta con la sua espansione mafiosa, tutti i gangli della vita civile, tema, per altro, presente anche nel primo film.
In particolare ora il regista focalizza la propria attenzione sulla famiglia di Romeo Aldea (Adrian Titieni) e della moglie Magda (Lia Bugnar). I due coniugi, lasciata la Romania per Londra ai tempi della dittatura di Ceausescu, dopo la fine del regime ne erano ritornati con la speranza che al cambiamento politico facesse seguito la rigenerazione morale dell’intero paese. Per dedicarsi in modo speciale all’educazione dell’unica figlia, Eliza (Maria-Victoria Dragus), avevano entrambi limitato le proprie ambizioni professionali: lei accontentandosi di fare la bibliotecaria e lui di essere medico nella cittadina della Transilvania in cui ora abitavano. Eliza, d’altra parte, aveva risposto positivamente a quei sacrifici e, dopo un eccezionale curricolo scolastico, stava per conseguire il Bacalaureat, ovvero il diploma di maturità, con gli alti voti necessari per iscriversi alla facoltà di psicologia a Cambridge, e per progettare lì il proprio futuro, lontano dalla terra che aveva travolto e infranto le speranze dei suoi genitori.
Proprio adesso, però, la vita semplice e onesta della piccola famiglia sembrava minacciata; un che di inquietante ne stava turbando l’ordinata routine. All’inizio, una violenta sassata aveva rotto il vetro della finestra di casa, poi sarebbero stati messi fuori uso i tergicristalli dell’auto, poi il parabrezza sarebbe andato in frantumi, quasi che gli Aldea, apparentemente senza nemici, fossero stati presi di mira da qualcuno: nulla di cui stupirsi, d’altra parte, nella triste e grigia realtà di una cittadina fatta di casermoni e di cantieri perennemente transennati, in cui i passaggi pedonali si riducevano a piccoli spazi ingombri di macerie, facile nascondiglio di male intenzionati.  Al moltiplicarsi degli atti di teppismo, infine, si era aggiunto il tentativo di stupro subito da  Eliza, proprio alla vigilia della maturità: solo, si fa per dire, un forte choc e un polso lussato (la poveretta aveva cercato di difendersi); in ogni caso danni sufficienti per non riuscire a concludere in tempo la prova scritta, compromettendo insieme all’esame, il futuro “inglese” che sembrava a portata di mano. Sarebbe stato Romeo a cercare di rimediare all’imprevista emergenza, ricorrendo a quel sistema di favori e raccomandazioni, pericoloso, ma diffusissimo, dal quale si era sempre tenuto ben lontano, ma che ora, per amore di quella figlia era stato disposto incautamente ad avvicinare.

Questo è un momento molto importante del film, decisivo per gli sviluppi successivi, amarissimi e in fondo ovvi, poiché da questi favori agli amici degli amici è difficilissimo uscire indenni, non solo dal punto di vista giudiziario: essi influiscono profondamente sui comportamenti, inducono prima o poi laceranti sensi di colpa e spengono ogni fiducia nel futuro, che per altro Romeo non aveva dimostrato di possedere in grande misura, vista la sua tenace volontà di indirizzare all’estero la vita dell’unica figlia.
Il regista, tuttavia, come ha più volte dichiarato, non ha inteso solo denunciare la condizione della Romania, ma, attraverso la rappresentazione di minuti ma significativi particolari della vita quotidiana dell’uomo, riflettere sul ruolo dei genitori, oggi, in tutto il mondo occidentale e sulla responsabilità verso i figli, nella consapevolezza che è il comportamento dei padri a incidere davvero sulla loro formazione, assai più di ogni predica e di ogni bella parola. Da questo punto di vista, il film, infatti, racconta proprio il lento logorarsi del rapporto di fiducia fra la figlia e il padre, che, ben prima del “fattaccio”, era apparso egoisticamente incline al compromesso morale. Lo testimonia la sua doppia vita coniugale, l’illusione di nasconderla dietro un muro di sotterfugi e di silenzio ipocrita, ma nota alla moglie, all’amante Sandra, ora incinta e prossima ad abortire nella più completa indifferenza di lui e conosciuta, ahimé, anche da Elisa, così profondamente turbata da preferire di confidare alla madre, piuttosto che a lui, i primi suoi problemi d’amore. Allo stesso modo, egli aveva sottovalutato la sofferenza del figlioletto di Sandra, piccolo, ma capace di comprendere, grazie alla grande sensibilità che lo spingeva a vendicare le ingiustizie tirando di fionda, come si addice agli innocenti senza peccato…
Un film non moralistico, che offre, ancora una volta, allo spettatore una storia sgradevole, poiché gli parla delle proprie debolezze, delle meschinità, delle piccole viltà del tutto insufficienti a mettere in pace la coscienza, degli insopprimibili sensi di colpa. Un film sorretto da una sceneggiatura accuratissima, e recitato da attori meravigliosi. Da vedere sicuramente.

8 pensieri su “Un padre, una figlia

  1. Quanti film interessanti nel tuo blog! Leggo con piacere le tue recensioni che mi danno anche indicazioni su quello che è interessante andare a vedere. E, da quello che hai scritto, questo è un film che non voglio perdere.

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    • Grazie a te: In genere recensisco solo i film per i quali secondo me vale la pena andare al cinema. Questo è un film straordinario, benché durissimo e davvero poco consolatorio, pregio non da poco nella società dell’ottimismo a tutti i costi. Quando l’avrai visto, mi aspetto anche da te una bella recensione, perché anch’io sono convinta dell’utilità del confrontare le molteplici possibili letture di uno stesso film, o di uno stesso libro.🙂

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