Ascensore per il patibolo


Schermata 2016-04-13 alle 14.26.46recensione del film:
ASCENSORE PER IL PATIBOLO

Titolo originale:
Ascenseur pour l’échafaud

Regia:
Louis Malle

Principali interpreti:
Jeanne Moreau, Maurice Ronet, Georges Poujouly, Yori Bertin, Jean Wal, Lino Ventura – 90 min. – Francia 1958. 

Il primo film di Louis Malle, che, nella sua versione originale, dopo il restauro della Cineteca di Bologna, è stato distribuito in settanta sale italiane, per la gioia di chi ama il cinema. Un bellissimo film.

Questa è la storia maledetta di due amanti: lui è Julien Tavernier (Maurice Ronet); lei è Florence Carala (Jeanne Moreau). Julien lavora nell’impresa di Simon Carala, uomo impegnato in affari poco chiari, marito di lei; entrambi sono legati da una passione così profonda e totalizzante da organizzare con meticolosa razionalità l’uccisione di Simon, simulandone il suicidio, per vivere liberamente il loro amour fou. Il delitto, che è raccontato all’inizio del film, è materialmente compiuto dal solo Julien, che con lei ha definito i dettagli con tale perfetta precisione da rendere inattaccabili i loro rispettivi alibi.
Non andrà così, però: una corda dimenticata; l’ascensore che si blocca all’improvviso rendendo inutili i tentativi di uscirne e raggiungere lei, a sua volta impegnata nella febbrile ricerca di lui nella notte parigina; un furto d’auto che si conclude malamente, ma che accende gelosie e sospetti del tutto infondati… il caso, insomma, inaspettato e imprevedibile manderà in fumo il sogno d’amore della coppia, preparando, forse per entrambi, il cupo futuro evocato dal titolo del film.

Quando Louis Malle girò questo suo primo lungometraggio (aveva alle spalle un solo documentario girato nel 1955 come assistente di  Jacques Yves Cousteau), a Parigi cominciavano ad avvertirsi i primi fermenti della Nouvelle Vague, il movimento al quale egli non aderì mai, ma al quale, per più di un aspetto, proprio questo film sembra preludere, in modo particolare per il gusto delle riprese en plein air che rendono indimenticabile la notte irrequieta di Florence, in quelle strade di Parigi ancora poco esplorate dal cinema, battute dalla pioggia, lontane dalla grandeur trionfale dei boulevard, in singolare opposizione rispetto alla notte claustrofobica di Julien, bloccato nell’ascensore del grande edificio in cui ha commesso il delitto.
Non mancano poi squarci illuminanti della realtà quotidiana, come il risveglio della città; la ripresa della vita dopo la pausa notturna; la riapertura dei bar e dei piccoli bistrot; la lettura dei giornali, e persino la vita nelle case dei poveri, degradate e sporche o negli squallidi ambienti dei commissariati di polizia: un insieme di immagini che ci offrono anche il quadro complessivo delle contraddizioni di una Francia alle prese con gli enormi problemi non ancora risolti del dopoguerra e delle colonie, alla vigilia della ribellione di queste ultime.

Fra i grandi pregi del film va annoverata la straordinaria musica diventata leggendaria: Miles Davis, il grande jazzista che si trovava a Parigi, fu avvicinato da Louis Malle, che non intendeva chiedergli una vera e propria colonna sonora, ma una collaborazione con alcuni musicisti francesi per una seduta di improvvisazione: dopo alcune perplessità, Davis accettò e registrò in una notte (dalle 10 di sera alle 8 del mattino) le musiche che avrebbero accompagnato sette scene del film, precedentemente montate su una bobina, che continuava a proiettare durante tutta la seduta.*

*Chi vuole saperne di più, QUI, troverà per esteso la storia di questo straordinario incontro, molto importante nella storia del Jazz ma anche nella storia del cinema

 

8 pensieri su “Ascensore per il patibolo

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