Brooklyn


Schermata 2016-03-21 alle 22.04.37recensione del film:
BROOKLYN

Regia:
John Crowley

Principali interpreti:
Saoirse Ronan, Domhnall Gleeson, Emory Cohen, Jim Broadbent, Julie Walters, Emily Bett Rickards, Nora-Jane Noone, Michael Zegen, Paulino Nunes, Jenn Murray, Eve Macklin, Aine Ni Mhuiri, Maeve McGrath, Mary O’Driscoll, Gillian McCarthy, Eileen O’Higgins, Karen Belfo, Eva Birthistle, Brid Brennan, Ellen David – 113 min. – Irlanda, Gran Bretagna 2015.

Ci troviamo nella verde Irlanda degli anni ’50, bella ma povera e arretrata: poco il lavoro per i giovani, e, in ogni caso, dequalificato, mal pagato e privo di tutele, tanto da indurre molti di loro, attratti dal sogno americano, ad abbandonare quella terra avara e a imbarcarsi per gli Stati Uniti. Molte le speranze, altrettante le promesse di tornare o, almeno, di scrivere, ma il cuore è a pezzi per l’angoscia dell’abbandono e la paura di non rivedere più i propri cari. E’ il dramma, ieri come oggi, dell’emigrazione, che non risparmiava neppure le ragazze, alcune delle quali, spostandosi, riuscivano a emanciparsi dalle famiglie e dal controllo sociale soffocante, oltre che a sfuggire alla prospettiva probabile di un futuro grigio, senza storia. In questo contesto di opprimente povertà si colloca la vicenda di Eilis (Saoirse Ronan), la protagonista del film, giovane donna, che in Irlanda guadagnava poco come aiutante in una panetteria, senza limiti di orario e costretta a subire la volontà tirannica della proprietaria. Il suo parroco, che da sempre conosceva lei e la sua famiglia, si era interessato per farla emigrare a Brooklyn: viaggio pagato, accoglienza sicura in un pensionato solo femminile e lavoro da commessa in un reparto dei grandi magazzini Bartocci.

La giovinetta, dapprima impacciata e timidissima, aveva lentamente imparato a essere più disinvolta e meno lacrimosa, si era messa a studiare per migliorare la propria posizione sociale e si era innamorata, per la prima volta nella sua vita, conquistata dalla dolcezza paziente e rispettosa di Tony (Emory Cohen), giovane di origini italiane; ora la nostalgia della famiglia stava diventando meno tormentosa e anche l’Irlanda si stava allontanando dalla sua mente.
La notizia tragica della morte improvvisa dell’amatissima sorella l’aveva, però, costretta a tornarci precipitosamente, lasciando i sogni prossimi a realizzarsi, la scuola serale a cui era iscritta, Tony, che aveva segretamente sposato, e dimenticando, forse, la libertà e la disinvoltura che l’avevano a poco a poco trasformata in una donna meno timorosa e più sorridente. La sua fascinosa isola, verdissima, ma senza vita, ora sembrava diventare quasi l’emblema della sottile rete che la stava avvolgendo, quella dei dolci egoismi materni, delle amicizie pettegole e dei corteggiamenti non del tutto disinteressati, ciò che avrebbe compromesso per sempre la matura coscienza di sé che aveva faticosamente conquistato. Dovrà dolorosamente scegliere per decidere del proprio futuro.

Il regista John Crowley, che segue con attenta e asciutta partecipazione i mutamenti dell’animo di Eilis, ha tratto questa vicenda da un romanzo di Colm Tóibín, avvalendosi della bella sceneggiatura di Nick Hornby, e, evitando banalità e aspetti facilmente melodrammatici, ci ha dato un buon film sulle drammatiche e laceranti contraddizioni  sempre presenti negli emigrati, che rimangono molto sensibili al richiamo della propria terra d’origine, ai legami familiari, per quanto ricattatori, al mito del ritorno, “pavesianamente” accompagnandolo alla coscienza dell’ impossibile conciliazione, fonte, perciò, di grandi sofferenze. Ottimi gli attori; bravissima la protagonista, Saoirse Ronan, che ha fatto incetta di nomination in questo 2016 (Oscar, Golden Globe, Bafta).

2 pensieri su “Brooklyn

  1. Sembra un film interessante e ricco di spunti di riflessione… ma adesso che scopro che è tratto da un romanzo, rischia di finire fra i mille in attesa di essere visti dopo la lettura!

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    • Ciao Cristina! Io credo che qualsiasi film debba vivere di vita propria! Potrebbe essere fedele al romanzo ispiratore, così come non esserlo: il cinema è cosa diversa dalla letteratura e dispone di una propria grammatica e di una propria sintassi. Non ho mai apprezzato i film parafrasi dei romanzi (ma forse ne avevamo già parlato). Perciò il mio invito è di vedere questo film e successivamente, se ne avrai il tempo e la voglia, di leggere il romanzo, che si trova anche in italiano, edito da Bompiani. A me, sinceramente, il film è sembrato un buon film, certo interessante per il tema dell’emigrazione, vera tragedia anche dei nostri giorni. Forse non è un capolavoro, ma, come sai, i capolavori sono rari sempre, nel cinema così come in qualsiasi altra arte. Buona Pasqua e grazie di questo commento! 🙂

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