Il caso Spotlight


Schermata 2016-03-07 alle 08.23.33recensione del film:
IL CASO SPOTLIGHT

Titolo originale:
Spotlight

Regia:
Thomas McCarthy

Principali interpreti:
Mark Ruffalo, Michael Keaton, Rachel McAdams, Liev Schreiber, John Slattery – 128 min. – USA 2015.

Questo film in apparenza si occupa di un tema non molto dissimile da quello trattato da Pablo Larrain nel suo Il Club: quello dei preti pedofili. Eppure questo lavoro di Thomas McCarthy si presenta subito molto diverso, essendo la ricostruzione di una vicenda reale svoltasi a partire dal 2001, quando al Boston Globe, il principale quotidiano di Boston, era arrivato un nuovo direttore, Marty Baron (Liev Schreiber), con l’intento di riportare alla lettura delle sue pagine i lettori che sembrava aver perso nel corso degli anni, forse per la concorrenza delle notizie in formato digitale, ma più probabilmente per aver trascurato i gravissimi fatti di cronaca locale legati allo scandalo molto ampio dei preti pedofili. A un gruppo di giornalisti motivati e volonterosi, che costituivano il team della rubrica Spotlight, Marty aveva perciò affidato il compito di indagare in quella direzione. Il film sviluppa, perciò, la storia di questa indagine molto difficile, condotta fra archivi, studi legali, tribunale e interviste alle vittime, mettendo allo scoperto la rete molto ampia delle omertà, delle complicità, dell’ipocrisia, dei ricatti e della corruttela, grazie alla quale le più alte autorità della Chiesa erano riuscite a limitare vergognosamente la diffusione delle notizie e a smorzare lo scandalo.

La regia, che si avvale di un ottimo cast di attori (Mark Ruffalo, Michael Keaton, Rachel McAdams, sopra ogni altro), dà vita a un film molto interessante, teso e privo di orpelli, secondo la migliore tradizione dei film di inchiesta americani, ciò che costituisce la sua forza, poiché la sua dura denuncia offre agli spettatori informazioni attendibili e utili alla conoscenza del fenomeno e ne fa certamente un film da vedere. Resta da chiedersi se queste sue positive qualità fossero sufficienti per farlo diventare l’Oscar di quest’anno! Ci troviamo, infatti, di fronte a un film buono, ma assai convenzionale, che rimane all’interno di una logica giornalistica e cronachistica, che, personalmente, mi pare anche il suo più grosso limite.
Il titolo italiano, ancora una volta, grida vendetta: Spotlight è una rubrica del Boston Globe, che solo in Italia è diventato un “caso”!

Advertisements

6 pensieri su “Il caso Spotlight

  1. premesso che REVENANT mi era piaciuto di più (dal punto di vista delle immagini è imbattibile) riconosco che SPOTLIGHT è stupendo
    credo che i giurati dell’Acedemy abbiano voluto premiare il lavoro, efficace e coraggioso, di quei giornalisti
    che bello dev’essere lavorare in quei giornali che non guardano in faccia a nessuno! da noi inchieste così non se ne fanno… si guarda giorno per giorno quelle notiziole che fanno vendere di più e poi si passa ad altro
    non sappiamo (non sapremo mai, temo) cosa sia successo a Ustica, quali trattative ci siano state tra Mafia e Stato, perché papa Ratzinger si sia dimesso, ecc

    Liked by 1 persona

    • Sono d’accordo con te, in linea di massima: da noi non si fanno inchieste di questo genere. Resta il fatto che i premiati non sono i giornalisti, ma gli attori e che il film non è l’inchiesta. All’origine della mie riserve sulla valutazione dell’Academy è un modo di vedere il cinema come puro strumento di riproduzione della realtà fattuale, sia pure ottimamente ricostruita. Secondo me, il film di Larrain scava di più e mi dà, di una realtà non dissimile, un’immagine ben più drammatica; questo è e rimane un film di genere, politicamente correttissimo, coraggioso, ma illustrativo: non è il cinema che prediligo! Grazie del commento 🙂

      Mi piace

  2. Spotlight mi è piaciuto molto ed ero convinta che avrebbe vinto, ma personalmente non gli avrei dato la statuetta. Credo che la scelta di premiare il film sia stata più che altro “politica” e un riconoscimento ufficiale ai sopravvissuti delle violenze perpetrate dai preti pedofili. In America tantissime persone si sono suicidate in seguito alle molestie subite e per molti decenni la verità è stata taciuta. L’Oscar a questo film, secondo me, rappresenta la volontà di far arrivare il messaggio forte e chiaro fino in Vaticano.

    Mi piace

    • E’ probabile che le cose stiano davvero come dici tu; mi piacerebbe, anzi, che anche qui i giornalisti aprissero serie inchieste su questo problema, che sicuramente esiste e di cui poco o nulla si sa, perché in questo disgraziato paese gli intrecci fra politica italiana e Vaticano sono, come sicuramente sai, molto stretti e condizionano anche i giornalisti. Anche qui molti bambini, bambine, adolescenti sono spariti nel nulla, o sono stati uccisi o si sono suicidati, per cause ignote, che forse non risalgono a episodi di quel tipo, o forse sì: le indagini si fermano presto; i casi vengono archiviati e più nulla se ne sa. Per non parlare di tutti quei casi a cui faceva riferimento Marco nel suo commento. Nel merito del film, vedo che siamo abbastanza d’accordo. Non era da Oscar, perché non era il miglior film dell’anno, tutto qui! Grazie del commento. 🙂

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...