A torto o a ragione


Schermata 2016-02-01 alle 15.06.14recensione del film:
A TORTO O A RAGIONE

Titolo originale
Taking Sides

Regia:
Istvan Szabò

Principali interpreti:
Harvey Keitel, Stellan Skarsgård, Moritz Bleibtreu, Ulrich Tukur – 100 min. – Francia 2002.

Ho recentemente trovato, grazie all’indicazione dell’amico blogger Claudio Marcello Capriolo, il DVD di questo film che non avevo potuto vedere all’epoca della sua uscita in Italia e che ora, a pochi giorni dalla Giornata della memoria, può essere utilmente rivisto per capire (o almeno provarci) qualche cosa di più su un’epoca che è lontana da noi, dal punto di vista temporale, ma che non cessa di inquietarci e di porci domande a cui non è facile rispondere.

Le potenze alleate che, alla fine della seconda guerra mondiale, occupavano militarmente la Germania distrutta avviarono dapprima il Processo di Norimberga contro i principali responsabili dei crimini più efferati del regime hitleriano e, successivamente, tentarono di estirpare dalle radici la cultura del nazismo che era penetrata nella società tedesca in modo capillare.
Si diede il via, perciò a più di un tentativo di denazificazione, secondo piani gestiti dagli eserciti di occupazione, i cui comandi militari avrebbero dovuto individuare le responsabilità degli uomini di cultura sospettati di aver offerto il proprio appoggio al regime.
Questo film, derivato da una pièce teatrale (La torre d’avorio di Ronald Harwood), di cui conserva opportunamente l’impianto dialogico, racconta l’importante inchiesta che il comando americano, nella persona dell’ufficiale Steve Arnold (Harvey Keitel),  condusse contro uno degli intellettuali più in vista durante il regime nazista, il musicista Wilhelm Furtwängler (Stellan Skarsgård), grandissimo direttore d’orchestra, interprete fra i più colti e raffinati della grande tradizione sinfonica tedesca, nonché a sua volta compositore di valore. Colpisce subito la violenza arbitraria di Arnold che avvia l’indagine convinto pregiudizialmente della colpevolezza di Furtwängler, nonché dell’importanza di condurre con severità anche rude l’interrogatorio nei suoi confronti, nella certezza che l’uomo avrebbe presto ammesso le proprie responsabilità.  Di fronte ai suoi metodi inquisitoriali rozzi e volgari (da Gestapo, gli diranno inorriditi gli aiutanti ebrei che Arnold aveva voluto con sé e che quei metodi avevano, purtroppo, subito) appare con tutta evidenza l’indifeso smarrimento del grande maestro, uomo schivo e mite, mai iscritto al partito nazista, che a proprio rischio in qualche occasione aveva salvato alcuni musicisti ebrei dalla deportazione. La sua adesione al nazismo non sarebbe stata dimostrabile: questo il film ci dice, mettendoci indirettamente in guardia dai processi sommari che troppo spesso colpiscono innocenti, per ragioni che non hanno molto a che fare con la giustizia, che si dovrebbe occupare di fatti e non di opinioni, che, per quanto eterodosse, appartengono alla sfera dei convincimenti privati. 

Il regista di questo film, dunque, si schiera apertamente contro le accuse di ambiguità che offuscano l’immagine del grande direttore d’orchestra, del quale più volte è stata rimproverata la contiguità (che è cosa diversa dalla collaborazione) col regime nazista. A sostegno di questa difesa, Szabò, alla fine del film, ci presenta un documento storico: la scena, ripresa dal vivo, in bianco e nero, in cui Furtwängler, al termine di una memorabile direzione, alla vigilia del compleanno di Hitler nel 1942, non solo non aveva risposto al saluto nazista dell’intera platea ma, anzi, dopo aver stretto la mano di Goebbels, sembrava aver voluto passare sul palmo della  propria mano destra, quasi per ripulirlo, il fazzoletto che aveva nella sinistra:

Che dire? lascerei ai lettori interessati l’interpretazione di un gesto che, personalmente non mi è parso così denso di significato. Rimangono le accuse più gravi, quelle di fronte alle quali non si riesce a rimanere indifferenti, quelle che gli erano arrivate da grandissimi musicisti ebrei rifugiati negli Stati Uniti e che non gradirono la sua nomina a  direttore della Chicago Symphony Orchestra nel 1949: Orowitz e Rubinstein, prima di ogni altro. Chi si aspettava di trovare nel film di Szabò un approfondimento del tema dei rapporti fra intellettuali e potere, già trattato magistralmente nel precedente Mephisto non può che manifestare una certa delusione.

Ottima l’interpretazione di Stellan Skarsgård, futuro attore di molti film di Lars von Trier.

2 pensieri su “A torto o a ragione

  1. Recensione attenta la tua con il tuo stile che a me piace molto.
    Io amo il modo chiaro di scrivere con “semplicità”, considerata da me punto d’arrivo e non di partenza.
    Concordo con te sul valore maggiore di “Mephisto” sui rapporti fra intellettuali e potere.

    Lasciamo ora riposare in pace Wilhelm Furtwängler.
    Ha vissuto momenti drammatici.
    Come ho scritto da Claudio, credo che nessuno potrà mai sapere che cosa vi fosse in lui, musicista e uomo.

    Grazie, cara.
    Un abbraccio
    Un sorriso
    gb

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    • Grazie a te, cara GB! Il breve scambio di opinioni nel salotto di Claudio ha avuto il pregio di chiarirmi, se non altro, che Szabò non è più stato quel grande regista che Mephisto avrebbe lasciato sperare. Che peccato! Grazie del tuo commento, mia cara, sempre molto generosa con me! Un grande abbraccio e un sorriso a te!🙂

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