Il labirinto del silenzio


Schermata 2016-01-14 alle 22.45.23recensione del film:
IL LABIRINTO DEL SILENZIO

Titolo originale:
Im Labyrinth des Schweigens

Regia:
Giulio Ricciarelli,

Principali interpreti
Alexander Fehling, Andre´ Szymanski, Friederike Becht, Johannes Krisch, Hansi Jochmann, Johann von Bülow, Robert Hunger-Bühler, Lukas Miko, Gert Voss -m124 min. – Germania 2014.

E’ nelle sale, ed è una bella sorpresa, in leggero anticipo rispetto al Giorno della Memoria (che è il 27 di gennaio) questo importante film, interessante per tutti, ma quasi indispensabile per i giovanissimi che, si spera,  lo vedranno accompagnati dai loro insegnanti.
Il regista, Giulio Ricciarelli, milanese di nascita, ma tedesco per ascendenza materna, per cittadinanza, nonché per cultura ed educazione, dirige con serio impegno ed elevata coscienza civile questo bel film, che ricostruisce le vicende giudiziarie preliminari del Processo di Francoforte nella Germania della fine degli anni ’50, pochi anni dopo la conclusione della seconda guerra mondiale. Allora, dopo ricerche faticosissime e ostacolate in ogni modo possibile, uno scarno gruppo di procuratori del tribunale di Francoforte  aveva celebrato un processo, che nessuno avrebbe voluto, contro alcuni sadici aguzzini e spietati assassini che erano stati attivi criminali nel campo di sterminio di Auschwitz e che ora erano tornati alle loro occupazioni quotidiane come se niente fosse successo. Come ci racconta il film, questo fu un processo importantissimo, che costrinse finalmente i tedeschi a fare i conti con una storia scomoda che tutti volentieri avrebbero dimenticato in fretta: sconfitto il nazismo, morto Hitler, ora si cercava di pensare al futuro, lasciandosi alle spalle il peso insostenibile della vergogna nazista. Chi era stato complice, perciò, cercava di mimetizzarsi e di farsi ignorare, spesso ottenendo dalla pubblica amministrazione posti e privilegi; chi era stato costretto a collaborare senza troppo conoscere (soprattutto i più giovani) voleva chiudere una pagina imbarazzante della propria esistenza; chi era troppo piccolo per aver condiviso anche solo una minima parte di colpa preferiva ignorare le responsabilità dei propri familiari; chi aveva subito ed era sopravvissuto ai massacri e alle camere a gas (erano davvero pochissimi rispetto all’agghiacciante numero degli uccisi) cercava di non ripensare alle umiliazioni terribili, alle torture inenarrabili, alla fame. Tutti, perciò, per le ragioni più diverse, avrebbero preferito che venissero cancellate per sempre quelle pagine davvero poco gloriose della storia tedesca, così come gli stessi americani di stanza in Germania, troppo impegnati contro il nuovo “nemico”, l’Unione Sovietica, per preoccuparsi dei crimini di Auschwitz, che già avevano trovato, secondo loro, una risposta al processo di Norimberga. La sete di verità era però anche sete di giustizia, perciò stava diventando un’esigenza ineludibile accertare responsabilità e colpe per voltare pagina davvero.
Il regista riunisce nel solo personaggio del giovane giudice Johann Radmann (Alexander Fehling) compiti e vicende che all’epoca erano distribuiti fra tre giudici realmente esistiti, ma accentua in tal modo la solitudine amara di chi si trovava quasi a combattere contro i mulini a vento, alla ricerca di prove che incastrassero almeno i colpevoli dei reati più infami. Dalla sua parte, all’inizio, solo il giornalista Thomas Gnielka (Andre´Szymanski); successivamente, però, il giudice procuratore-capo lo avrebbe sostenuto e guidato nel difficile compito, anche affiancandogli un collega, inizialmente riluttante. Si sarebbe arrivati al processo nel 1963, poco tempo dopo che lo stato di Israele aveva iniziato il processo ad Adolf Eichmann, scovato dal giudice Radmann, insieme a Mengele, che però era riuscito a fuggire. Il processo contro i nazisti a Francoforte e quello contro Eichmann scossero davvero le coscienze in tutto il mondo.

Il film, ottima opera prima, si fa seguire con molto interesse e, ricordando a tutti che dal sonno della ragione sempre si producono orribili mostri, invita a non rimuovere dalle nostre coscienze l’esperienza di quel passato terribile, non ancora definitivamente lontano da noi. E’ molto importante e significativo che questo film sia stato scelto per rappresentare la Germania alla corsa degli Oscar del prossimo febbraio.

 

Una bella intervista al regista Giulio Ricciarelli si può raggiungere su YouTube cliccando QUI

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