Irrational Man


Schermata 2015-12-27 alle 15.04.56recensione del film:
IRRATIONAL MAN

Regia:
Woody Allen

Principali interpreti:
Jamie Blackley, Joaquin Phoenix,Parker Posey, Emma Stone, Meredith Hagner, Ethan Phillips, Ben Rosenfield, Julie Ann Dawson, Allie Marshall, David Aaron Baker, Pamela Figueiredo Wilcox, J.P., Valenti, Susan Pourfar, David Pittu, Nancy Ellen Shore – 96 min. – USA 2015.

Anche quest’anno è arrivato il cinepanettone di Woody Allen, puntualissimo e abbastanza ovvio, come i suoi più recenti film da qualche tempo (solo il finale di cui non dirò nulla, ovviamente, mi è sembrato un po’ insolito). In una cittadina dell’East Coast è arrivato per insegnare filosofia nella locale università il professor Abe (Joaquin Phoenix). E’ un uomo non più giovanissimo, belloccio, che si porta addosso (oltre a qualche chilo di troppo) la fama del gran seduttore: in ogni caso le donne lo notano da subito, forse perché ha l’aspetto del bel tenebroso, che, a quanto pare, piace sempre. In realtà Abe è davvero un po’ ombroso e tormentato: non ha risolto i propri problemi esistenziali né riesce a trovare risposte nel suo Kant, nonostante proprio l’etica kantiana sia l’oggetto del suo corso universitario. Si direbbe anzi che che il grande filosofo tedesco col suo imperativo categorico non faccia altro che aggravare la crisi del prof. arrivando a condizionarne il comportamento persino tra le lenzuola: le donne non gli mancano, ma come amante sta diventando un disastro!

E se lasciasse perdere Kant? In effetti non da un filosofo, ma da Dostoevskij (ancora!) sembra arrivargli qualche risposta: forse sarà possibile anche a lui, come era stato per Raskolnikov, trovare nel delitto, questa volta senza castigo, il modo per riappropriarsi di sé, tornando a vivere pienamente senza tormentarsi oltre, proprio come come un vampiro che può sopravvivere solo attingendo dal sangue dei viventi la propria linfa vitale. Il film  diventa a questo punto un giallo, quasi un thriller: è la storia della preparazione e dell’esecuzione di un delitto assolutamente perfetto, da parte dell’insospettabile e stimato professore, commesso il quale egli diventerà quell’amante perfetto che le donne avevano desiderato. Non finirà così, com’è intuibile: sarà proprio una delle sue adoranti studentesse (non particolarmente brillante, quanto a conoscenze filosofiche) a smascherarlo.

Nutro qualche dubbio che un insegnante di tal fatta, che non si distingue davvero per l’acutezza e la profondità della mente, affascini sul serio le fanciulle benpensanti che frequentano le università periferiche dell’Impero, per quanto ingenue le si possa immaginare. Certo, questo prof. è Joaquin Phoenix…

Non dirò altro, se non che il film contiene, accentuandoli, molti difetti delle ultime opere di Allen: l’eccesso di parlato e l’insistenza (quasi caricaturale, ormai) sugli stessi problemi esistenziali morali e filosofici trattati, con ben altra acutezza dialettica, in molti ottimi suoi film precedenti. Inoltre, i riferimenti all’etica kantiana, ridotta a una vulgata fastidiosamente superficiale, sono da dimenticare, così come le confutazioni semplicistiche e banali della innamorata studentessa Jill (Emma Stone).

Mi rendo conto che ogni film di Allen assicuri incassi cospicui in ogni caso, ma esprimo ugualmente la mia tristezza di fronte a film che così pallidamente ci ricordano il suo cinema d’antan.

Non provarci più, Woody!

 

14 pensieri su “Irrational Man

  1. Tristemente condivido. A Natale parlavo con una signora che ha così espresso la sua opinione rispetto agli ultimi film di Woody Allen: ” Credo sia un uomo che non ha più alcun legame con la realtà che viviamo noi, manca di esperienza di vita e dunque ripropone il suo passato, per questo è diventato noioso.”

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  2. io non sono assolutamente d’accordo con la recensione. Il cinema di Woody è prezioso oggi come ieri e Irrational man mostra, come altri film, quanto può essere ingannevole l’essere umano con le sue tante mistificazioni. Comunque tutto ognuno si fa un’idea di una cosa condivisibile o meno da altri…..

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    • La cosa in sé può essere più o meno condivisibile. Il problema è come quella cosa in sé viene detta. E’ mia abitudine spostare l’attenzione da ciò che il regista vorrebbe dire, a ciò che dice in realtà, attraverso le immagini, la sceneggiatura, il montaggio, cioè attraverso quel film, non attraverso le sue intenzioni. Questo film, in particolare, non solo non mi ha detto nulla di nuovo, ma mi è sembrato una stanca caricatura di cose più volte dette da lui (molto meglio, per altro, lasciando perdere la lettura superficiale di Kant, nonché di Dostoevskji). Se non sei d’accordo, che dire? Si chiama libertà!

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