Teneramente folle


Schermata 2015-06-28 alle 23.57.50recensione del film:
TENERAMENTE FOLLE

Titolo originale:
Infinitely Polar Bear

Regia:
Maya Forbes

Principali interpreti:
Mark Ruffalo, Zoe Saldana, Imogene Wolodarsky, Ashley Aufderheide, Beth Dixon – 88 min. – USA 2014.

Anche quest’anno, con l’arrivo dell’estate, cominciano a scarseggiare le pellicole di qualità; non è impossibile, tuttavia, imbattersi, nelle sale quasi deserte, in qualche discreto film di nicchia. Come questo.

La regista di Teneramente folle, ovvero Infinitely Polar Bear, racconta sotto forma di fiction la propria infanzia accanto al padre, che nel film si chiama Cameron Stuart (Mark Ruffalo ne è interprete bravissimo), affetto da sindrome maniaco-depressiva, quella malattia mentale che oggi è chiamata “disturbo bipolare”. Fra i momenti di euforia, alternati a quelli di depressione del padre malato, si svolge dunque l’infanzia delle due piccole, Amelia e Faith (interpretate molto bene rispettivamente da Imogene Wolodarsky e Ashley Aufderheide), che insieme alla bellissima mamma nera, Maggie (una tenera e sensibile Zoe Saldana), ebbero la ventura di vivere con quell’uomo, amandolo profondamente, tanto da non fargli mai mancare il loro affettuoso sostegno, nonostante la loro esistenza fosse quasi quotidianamente sottoposta a prove durissime. L’amore fra Maggie e Cameron era nato sulle barricate del ’68, dieci anni prima della storia che ci viene raccontata e che si svolge a Boston, quando ormai le due piccole andavano a scuola. Maggie avrebbe voluto impedire che il precipitare delle condizioni economiche della famiglia (Cameron aveva perso il lavoro e la sua facoltosa parentela lo aveva emarginato) travolgesse anche gli studi delle bambine, per garantire i quali era pronta al più duro dei sacrifici: trasferirsi a NewYork per ottenere rapidamente un Master alla Columbia University e impiegarsi adeguatamente. Si trattava di una scommessa assai azzardata, poiché implicava il temporaneo abbandono del marito, la cui salute mentale era lasciata nelle mani delle bambine che avrebbero dovuto vigilare sull’assunzione regolare dei farmaci indispensabili a mantenere la malattia sotto controllo. Nonostante gli inevitabili problemi e le difficoltà intuibili, le due piccole ce l’avrebbero fatta, imparando anche a rispettare le bizzarrie e ad accettare gli aspetti divertenti di quel papà di cui non era davvero il caso di vergognarsi con i compagni di scuola, visto che si trattava di un uomo simpatico, fantasioso, ottimo cuoco, grande organizzatore di passeggiate e di giochi. Il film ha il grande pregio di un’ottima sceneggiatura, che attentamente ci aiuta a penetrare nella complessa dinamica del difficile rapporto tra il padre e le due bambine; si avvale, inoltre dell’ umanissima recitazione di tutti gli attori e della sensibilità espressiva delle bimbe, chiamate a un compito niente affatto semplice. Non un capolavoro, dunque, ma una bella commedia drammatica, che francamente mi sento di consigliare.

Un’interessante intervista con la regista Maya Forbes si può leggere QUI

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