Youth – La giovinezza


Schermata 2015-05-20 alle 18.43.14recensione del film:
YOUTH – LA GIOVINEZZA

Regia:
Paolo Sorrentino

Principali interpreti:
Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Paul Dano, Jane Fonda, Neve Gachev, Ed Stoppard, Alex MacQueen, Tom Lipinski, Madalina Diana Ghenea, Emilia Jones, Chloe Pirrie – 118 min. – Italia, Francia, Svizzera, Gran Bretagna 2015.

Nella ridente località svizzera di Davos, ai piedi delle Alpi, sorge un grande e lussuoso albergo, il Berghotel Schatalp, legato alla memoria di Thomas Mann, che qui aveva scritto quel grande capolavoro che è La montagna incantata. Qui Sorrentino ambienta il suo film: per l’occasione l’hotel diventa un resort di lusso che accoglie, assai più modestamente, alcuni signori di varia età senza alcun problema economico. D’altra parte è presto chiaro che per il regista quelli economici non sono i soli problemi dell’umanità, che è afflitta da molti altri guai: l’amore, che eterno non è, anche se ci illudiamo che lo sia; la gelosia, che è vana, ma è sempre strettamente legata all’amore; la salute che se ne va quanto più si invecchia, soprattutto se si è maschi e arrivano i problemi dell’ ipertrofia prostatica, che è, infatti, l’argomento principale di conversazione, in questo albergo, fra due anziani intellettuali, un regista cinematografico (Harvey Keitel) che vorrebbe girare l’ultimo film prima di morire, e un vecchio direttore d’orchestra (Michael Caine), ex grande sciupafemmine, ma fedele (lo dice lui) al suo unico vero amore, la moglie  che ora non c’è più, ciò che lo ha trasformato nell’uomo più casto del mondo (che c’entri per caso la prostata?). C’è poi la difficoltà di chi vorrebbe vivere di pura meditazione, come il monaco buddista che infatti cerca vanamente di raggiungere la purezza assoluta per levitare; c’è l’angoscia del giovane attore (Paul Dano) che vorrebbe sganciarsi da un ruolo che sembra lo stia imprigionando, tanto gli è stato appiccicato addosso; c’è addirittura Maradona, con tatuaggio enorme di Karl Marx sulla schiena, in gravi ambasce, non riuscendo a respirare per gli straschichi degli stravizi del passato e anche per l’eccesso del suo peso, capace, però, di illudersi di essere ancora un grandissimo tiratore, nonostante non possa separarsi dalla sua bombola d’ossigeno.  Ci sono le lacrime della figlia del direttore d’orchestra (Rachel Weisz), lasciata dal marito per una pop star senza cervello (ma, che, a quanto pare, ha grandi qualità sotto le lenzuola). Si consolerà presto, grazie al muscoloso maestro di alpinismo (anche lui mi è sembrato senza molto cervello) che le insegna il climbing sulle palestre di roccia, c’è Jane Fonda, grande amore dell’adolescenza del musicista e anche del regista, che ha lasciato, con grande dolore, il cinema per la TV… C’è soprattutto il lento distacco dalla vita, oggetto di meditazioni piuttosto ovvie e di riflessioni pseudo filosofiche di grande effetto, pur nella loro sconfortante banalità.

Come per La grande bellezzapotrei continuare ancora con questo elenco di poco originali e poco interessanti storie che nel corso del film sono purtroppo anche punteggiate da un eccesso di “parlato” sentenzioso e predicatorio, falsamente moraleggiante, ciò che mi ha reso insopportabile il film nel suo complesso.
Eppure mi ero accinta a vedere questa pellicola con i migliori propositi,  poiché, anche se questo regista non è nelle mie corde, sono disposta a cogliere elementi nuovi e sorprendenti, convinta come sono che i capolavori (rarissimi nel cinema, come in qualsiasi altra forma d’arte) possano arrivare improvvisamente, ribaltando le nostre convinzioni. Poiché, però, non amo la magniloquenza vuota, né il bell’effetto che genera stupore, né il nulla in confezione regalo, che indica l’abilità nel nascondere l’inconsistenza dell’oggetto regalato, in altre parole, non amo la retorica, fatta di luoghi comuni, di banalità che cadono dall’alto di una pseudo saggezza da carta dei cioccolatini, né amo la lacrima preparata con cura dagli effetti speciali (in cui Sorrentino si dimostra davvero un maestro), non posso dire altro se non che non ho amato questo film. E, per piacere, ancora una volta, lasciamo stare Fellini!

15 pensieri su “Youth – La giovinezza

  1. (che c’entri per caso la prostata?): c’entra, c’entra! L’eccesso di parlato sentenzioso e predicatorio che citi si ravvisa nei film di Sorrentino (L’amico di famiglia e La grande bellezza). Non l’ho visto, lo vedrò.

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    • Anch’io ero convinta che la prostata avesse qualche ruolo in questa faccenda, ma il medico del resort sembra smentirlo! Questo film, che in ogni caso va visto, per farsene un giudizio in prima persona, non ha fatto altro che rafforzare i motivi delle mie riserve su questo regista. Ciao!🙂

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  2. Ciao L.!
    Di Sorrentino apprezzo molto il modo in cui usa la scena, le inquadrature, la luce, il modo in cui scorre la cinepresa. Secondo me è proprio bravo. Non mi attirano le trame.
    Però questo, solo per l’argomento, che non è per me lontano come per gli altri suoi film, come dici tu, va visto.
    Spero di vederlo.
    Grazie per le tue indicazioni sempre chiarificatrici.
    Ciao!
    A.

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    • Caro Allan, sono d’accordo con te che Sorrentino sia molto bravo, quasi imbattibile dal punto di vista tecnico, cioè dell’uso dei mezzi a sua disposizione, che non sono pochi e che sono tutti di grande qualità, dalla fotografia, alla musica, ai riferimenti culturali anche molto sotto traccia, ma sempre presenti (guarda anche solo la locandina: i riferimenti al racconto biblico di Susanna e i vecchioni vengono immediati, ma altri sono nel corso del film). Il problema è che tutto questo grande apparato sembra al servizio del nulla, che il film non racconta nulla, ma ci offre un affascinante involucro dal contenuto banale,e troppo parlato. Sono d’accordo con te, che il film sia da vedere! Mi ha fatto piacere il tuo commento! Mi sono rivista Il cielo sopra Berlino e magari lo recensirò, con dedica a te, s’intende!🙂

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  3. Ho amato molto alcuni film di Sorrentino (L’uomo in più e Le conseguenze dell’amore). Purtroppo questo film non mi ha convinta, soprattutto la parte finale. Grazie per la recensione. Un abbraccio!
    Ile

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  4. Ciao Laulilla, come ti dicevo da qualche altra parte io arrivo sempre tardi…ma prima o poi arrivo…così ieri sera con mia moglie (che ama il cinema di Sorrentino) siamo andati a vedere Youth ai F.lli Marx dove hanno tenuto in programmazione il film per un tempo adeguato ai miei ritmi lenti. Dunque…cercherò di essere anzitutto sincero. Avevo letto la tua recensione con la quale, in parte mi trovo d’accordo, soprattutto per quanto concerne la verbosità e la ridondanza di immagini, di citazioni e di un certo manierismo e di una tecnica che spinge lo spettatore verso un’emozione preparata. E anch’io direi: “Lasciamo in pace Fellini!” Devo però dire che, pur non essendo per niente un appassionato di Sorrentino, (“Le conseguenze dell’amore” non mi era tanto piaciuto ai tempi e intorno a me gridano allo scandalo!!!) ho trovato questo suo “Youth” interessante, semplice, diretto proprio nei contenuti. Certo, la mia non è una considerazione da tecnico, ma da spettatore amante del cinema. Il riflettere su morte, vecchiaia, abbandono, separazione, solitudine, tutte grandi sofferenze della vita che viviamo e vivremo ineluttabilmente, non è così scontato a mio avviso, e farlo quasi con leggerezza e con ironia è, per me, coraggioso. Non ho trovato quindi vuoto il messaggio che probabilmente voleva mandare Sorrentino, ossia quello di vivere la vita e non aspettare la morte nell’apatia…visto che un giorno o l’altro arriverà. Posso dire che l’argomento in certi momenti mi infastidiva, avrei preferito che ne parlasse diversamente o che si parlasse di qualcos’altro. Invece si girava sempre intorno all’attesa della morte, per tutta la durata del film, tranne nel finale che invece riscatta la vita e l’esperienza vissuta fino all’ultimo giorno (il concerto per la Regina, nonostante tutti i limiti che si ponesse il direttore d’orchestra, alla fine, decide di farlo). Sono lontano da diventare un fan di Sorrentino ma devo dire che Youth a me è arrivato. Ti saluto e ti ringrazio per le sempre approfondite e interessanti recensioni. Non appena posso ti leggo con piacere! Ciao. Paolo.

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    • Allora, andando con ordine:
      a) non possiedo alcuna verità, perciò spesso raccomando a chi mi legge, di fronte a film come questo, molto discusso e discutibile, di andare a vederlo.
      b) il messaggio di S. era probabilmente quello che tu indichi;
      c) il messaggio (contenuto) è certamente semplice, del resto è un luogo comune della cultura occidentale dai tempi dei Presocratici.
      d) il modo del racconto è a mio avviso di una retorica insopportabile, sia per la ridondanza verbosa e predicatoria del parlato, sia per l’affollarsi di immagini (altra ridondanza) di raffinata cultura figurativa che ti fanno meravigliare, ma che incartano di rutilanti e colorate citazioni il messaggio semplice: la leggerezza e l’ironia non mi sembrano la cifra di questo film. Ribadisco perciò l’impressione di vuoto luccicante e patinato che il film ha fatto a me. Il regista è fra i più controversi, ma, secondo me, non per gli argomenti che tratta, e che nonostante la lunga tradizione filosofica che portano con sé possono essere ancora trattati, anche molto bene (mi viene in mente Melancholia di Lars von Trier, per esempio), ma per il modo con cui li tratta. Mi fa sempre piacere il dissenso argomentato, in ogni caso, perciò ti ringrazio davvero.🙂

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