Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza


Schermata 2015-02-20 alle 01.16.26recensione del film:
UN PICCIONE SEDUTO SU UN RAMO RIFLETTE SULL’ESISTENZA

Titolo originale:
En Duva Satt På En Gren Och Funderade På Tillvaron

Regia:
Roy Andersson

Principali interpreti:
Holger Andersson, Nisse Vestblom, Lotti Törnros, Charlotta Larsson, Viktor Gyllenberg – 100 min. – Svezia 2014.

Schermata 2015-02-21 alle 22.27.27

Il titolo del film è ispirato al celebre dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio, Cacciatori nella neve (1565), conservato a Vienna al Kunsthistorisches Museum: il piccione sul ramo si può notare in alto, al centro della scena.

Il tema di questo film, Leone d’oro all’ultimo Festival veneziano, è l’insensatezza del nostro vivere, raccontata attraverso 39 quadri, ovvero piani sequenza che volutamente conferiscono alle singole scene la staticità che connota l’intera pellicola. Il regista, infatti, intende portare sullo schermo lo svolgersi dell’umana commedia (o sarebbe meglio dire tragedia?) che, osservata dall’esterno, gli appare sostanzialmente immutata nel tempo e nello spazio, peggiorata, plausibilmente, dalla possibilità che la tecnologia dei nostri giorni, isolandoci dal mondo reale, ci protegga dal dolore e soprattutto da quello che procuriamo agli altri, poiché è in grado di trasformare i pianti e i lamenti di coloro che soffrono per il nostro egoismo e per i nostri pregiudizi, in canti melodiosi e dolci suoni che tranquillizzano le coscienze. Intrecciando, con perfetta naturalezza, episodi del presente, con altri che appartengono al passato storico della Svezia, egli non può che constatare il persistere della sopraffazione e della discriminazione nella vita quotidiana: nelle case, negli ospedali, nei laboratori scientifici, nei locali pubblici e persino nel grigiore delle deserte vie cittadine, i cui palazzi celano la vita che si svolge all’ interno grazie alle loro vetrate a specchio, la cui onnipresenza ossessiva sottolinea il narcisismo delirante che rende ciascuno incapace di comunicare davvero, di interessarsi empaticamente alle vicende dei suoi simili, persino a quelle dei parenti più cari, a cui ormai tutti si rivolgono con espressioni rituali e convenzionali di cortesia formale, che celano la più profonda indifferenza.

I trentanove episodi del film diventano perciò momenti di una grottesca rappresentazione dell’assurdità del vivere; i personaggi sono inconcludenti marionette meccaniche che recitano continuamente la parte che si sono attribuiti senza crederci: il loro volto infarinato nasconde la verità dei lineamenti e ne impedisce l’individuazione, di fatto resa impossibile dalla generale omologazione dei comportamenti e delle idee. La narrazione assume, per tutto il film, il carattere surreale di certe pellicole buñueliane, per l’ironia implicita nell’assurdità delle vicende e degli incomprensibili divieti, ma soprattutto per l’effetto straniante che deriva dal contrasto profondo fra i tragici fatti raccontati e il contesto cinico e avido in cui avvengono. Ciò è immediatamente visibile nei tre episodi che aprono il film, raggruppati col titolo Incontri con la morte, molto importanti sia perché ci danno la cifra stilistica di tutto il film, sia perché pongono da subito la questione fondamentale sottesa a tutti gli altri episodi: se, cioè, gli uomini siano stati o siano in grado di dare alla propria vita un senso: è significativo che le uniche scene a colori pieni del film siano quelle che rappresentano il senso possibile nell’amore e nella umana solidarietà.

Un film insolito, una narrazione originale, un Leone d’oro ben meritato.

10 pensieri su “Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza

  1. Ciao L.!
    Imperdibile! Questo film va visto al cinema con lo spirito col quale si andava a vedere
    “Il fascino discreto della borghesia” o “Il fantasma della liberttà”. Hai ragione.
    E’ che non so se riuscirò a vederelo. Ma lo spero.
    Certo è davvero originale. Senza averlo visto, penso che sia un film post della post
    analisi della condizione umana.
    E dal trailer pare che l’umanità sia trattata con il distacco che in fondo,
    dopo l’avvento del mondo virtuale, la stessa umanità tratta sé stessa.
    Avevo fatto un post sui Bruegel quando è stata organizzata una mostra a Como, non so se l’avevi visto.
    Corsi e ricorsi….
    Allora, ancora grazie per i tuoi sempre precisi e puntuali commenti.
    A presto!
    A.

    Mi piace

    • Grazie, A! Personalmente il film mi ha molto divertita, però va visto con la disposizione d’animo adatta: non c’è intreccio perché non c’è storia, perché nella generale follia c’è poco da dire o da raccontare, se non il progressivo incremento della crudeltà, dissimulata sotto mentite spoglie. Mandami un link del post sui Bruegel, perché mi era sfuggito! Qui i modelli sono molti, oltre ai Bruegel, soprattutto fra gli espressionisti tedeschi, come Otto Dix, quando aveva dipinto la disumanità della Grande Guerra. Se trovo qualcosa, aggiungo un link. Grazie! Lilli

      Mi piace

  2. Recensione puntuale ed attenta. Io, però, che sono politicamente scorretta, mi sono annoiata assai, come Fantozzi penso…che noia la Corazzata Potemkin! Ho letto la recensione del critico di Le Monde, Isabelle Reigner, la quale dice che l’assegnazione del Leone d’oro a Roy Andersson premia un film formalmente perfetto ma dal contenuto da encefalogramma piatto di cui non si vede la “necessité”: dal Larousse termine letterario, che significa Dénuement, pauvreté, privation des biens indispensables. Condivido questa critica.
    Per saperne di più vedi http://www.larousse.fr/dictionnaires/francais/

    Mi piace

    • Vedi, Ivetta, siccome io credo che il cinema sia una forma d’arte (la decima Musa!), ritengo, perciò stesso, che non appartenga alla sfera della “nécessité”, con buona pace della Reigner, da cui mi aspetterei un po’ meno di “esprit de géométrie”.😀

      Mi piace

  3. Curiosa di vederlo, unica preoccupazione: spero di ‘capirlo’ ‘sentirlo’ , io al cinema – mi rendo conto – ho bisogno di una certa logica. Però, essendoci l’arte di mezzo, è probabile che mi arrivi …

    Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...