Turner


Schermata 2015-02-06 alle 21.49.46recensione del film:
TURNER

Titolo originale:
Mr. Turner

Regia:
Mike Leigh

Principali interpreti:
Timothy Spall, Dorothy Atkinson, Marion Bailey, Paul Jesson, Lesley Manville – 149 min. – Gran Bretagna 2014.

William Turner (1775-1851), il più innovativo fra i pittori inglesi del primo Ottocento, viene raccontato in tutta la sua complessità in questo straordinario film biografico del grande Mike Leigh (Belle speranze, Another Year), che ricostruisce con grande rigore storico l’epoca in cui si sviluppano le vicende della sua vita, distribuendo lungo tutto il racconto, non solo perciò nei paesaggi e negli ambienti nei quali il pittore aveva concepito ed elaborato le sue opere, le magnifiche immagini della fotografia di Dick Pope che ha saputo coglierne impareggiabilmente i colori, le luci e le atmosfere. L’ultima fatica di Leigh si è protratta nel tempo, inevitabilmente, poiché il personaggio di cui ricostruisce la storia  è un uomo complesso, sulle cui contraddizioni e sulla cui autenticità (Mister Turner è, infatti, il titolo originale) si incentra molta parte del film. Egli era rude e brutale, di aspetto sgraziato e sgradevole; si esprimeva per lo più a grugniti; si comportava come un animale, soprattutto con le donne. D’altra parte lo splendore luminoso della sua pittura paesaggistica, la pietosa rappresentazione, sulla tela, dei naufraghi trasportati in catene dal continente africano da negrieri senza scrupoli, l’attenzione commossa alla musica con coloriture sentimentali, l’amore per il padre ci parlano di un uomo diverso, sensibile e intelligente, la cui presenza nel film avvertiamo attraverso almeno due scene emblematiche, che, secondo me, hanno quasi la funzione di cerniera utile a stabilire la continuità senza soluzione del suo essere duplice, dionisiaco, e, insieme, paradossalmente, apollineo. La prima ce lo descrive quando, tornato alla casa del padre dopo uno dei suoi molti viaggi continentali in cerca di ispirazione e di conoscenza, comincia a riportare sulla tela le sue impressioni di viaggio. Colpisce che egli lavori impastando le sue terre colorate, le biacche e gli oli con le mani che a poco a poco diventano tavolozza e pennello. Sul palmo di quelle mani egli valuta, infatti, la intensità dei colori che stenderà sulla tela, così come con le dita di quelle stesse mani  egli trasformerà gli effetti uniformi delle campiture più vaste, creando  profondità, sfumature, giochi delle ombre e di luci. Si tratta di un momento del film stupefacente per la sua significanza: l’uomo non teme lo sporco, la terra, la manualità della pittura; sembra, anzi, che se ne compiaccia, quasi che solo entrando nella confidenza più intima e carnale con gli elementi materiali del dipingere gli sia possibile ottenere quei sublimi effetti luminosi che gli permetteranno, nelle ultime opere, di attingere a una particolare forma di spiritualità, dematerializzando e disperdendo nella luce le ultime tracce di rappresentazione “naturalistica”. La seconda scena (che il regista gira accreditando una leggenda a lungo circolata, ma non documentata, sul conto dell’artista) descrive Turner che si fa legare saldamente all’albero di una nave durante una spaventosa tempesta, allo scopo di non farsene  travolgere, abbandonandosi, però, alla terribile potenza delle forze naturali, per diventare egli stesso elemento in sintonia con quella natura selvaggia e primigenia. La memoria corre a Ulisse, che nello stesso modo si era difeso dal canto malioso e distruttivo  delle Sirene, non rinunciando, tuttavia, a conoscerlo: l’arte avrebbe ricomposto in una superiore sintesi, sensazioni ignote e dolorose sofferenze.

Emerge dunque dal film il potente ritratto di un artista che, nonostante l’evidente e imbarazzata rozzezza nei rapporti d’amore*, aveva saputo infondere nelle proprie opere il fuoco profondo di un animo innamorato dell’arte e della bellezza, talvolta insospettabilmente delicato (nella pietà per la prostituta giovanissima, il cui corpo non vorrà violare o per la giovane annegata approdata sulla riva del mare), talvolta fiero nel dignitoso silenzio che quasi sempre oppone all’invidia ipocrita dei più noti pittori del tempo, da Constable a Hydon, così come all’attenzione ammirata, ma supponente, del giovane Ruskin, il futuro grande critico. Egli, inoltre, ignorando i complimenti e i consigli interessati, difende la propria opera preservandone l’integrità complessiva, evitandone la dispersione nelle mani dei mercanti d’arte e disponendone, invece, la donazione allo stato inglese, in modo che, nello spazio pubblico di un museo, tutti i cittadini possano ammirarla e goderla.
Lo splendore straordinario delle immagini, la verità della narrazione, condotta con scrupolo filologico e la superba recitazione di tutti gli attori, del protagonista Timothy Spall, in primo luogo (gli è valsa la Palma d’oro a Cannes), ripagano largamente della inevitabilmente lunga durata della pellicola.

* il film ci parla dell’indifferenza astiosa per Sarah Danby, madre delle due figlie, mai amate; della brutalità degli assalti “usa e getta” alla fedele domestica e anche della tiepida relazione tardiva con la gentile e generosa vedova Booth, con la quale egli avrebbe condiviso, senza troppa continuità, gli ultimi anni della vita.

4 pensieri su “Turner

  1. Amo molto le opere di Turner, motivo per cui spero di riuscire a vedere questo film (anche se probabilmente è troppo “impegnato” per essere proiettato nei cinema della mia zona): la tua recensione mi incuriosisce ulteriormente!🙂

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    • Grazie, Cristina. Ti auguro di poterlo vedere, perché è davvero molto bello e molto interessante per chi come te, e anche come me, ama questo straordinario artista. Sarà possibile fra un po’ anche la visione in DVD, ma sarebbe un peccato, in primo luogo perché qualsiasi film perde molta della sua magia, lontano dalle sale; poi perché questo film, così visivo, non sarebbe lo stesso su uno schermo piccolino. Grazie di essere passata!🙂

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