Gemma Bovery


Schermata 2015-01-30 alle 12.42.42recensione del film:
GEMMA BOVERY

Regia:
Anne Fontaine

Principali interpreti:
Fabrice Luchini, Gemma Arterton, Jason Flemyng, Isabelle Candelier, Niels Schneider, Mel Raido, Elsa Zylberstein, Pip Torrens, Kacey Mottet Klein, Edith Scob, Philippe Uchan, Pascale Arbillot, Marie-Bénédicte Roy, Christian Sinniger, Pierre Alloggia, Patrice Le Mehauté, Gaspard Beaucarne, Marianne Viville – 99 min. – Francia 2014.

Ormai stanco della vita parigina, nonché dei finti stracci del suo abbigliamento da bobo (bourgeois-bohemien), Martin Joubert  aveva deciso di dedicarsi per davvero alla vita semplice e schietta, secondo il dettato della natura e non della moda, e si era perciò trasferito in Normandia dove aveva riaperto la panetteria di famiglia abbandonata da molto tempo. Nessun rimpianto per la vita di Parigi: lontano dai veleni dell’aria e delle false amicizie, egli aveva imparato a impastare e panificare in modo eccellente le più varie farine biologiche, mescolandole con arte sopraffina, e, inoltre, nel verde selvaggio di quella regione, aveva potuto dedicarsi placidamente alla lettura e rilettura del suo amatissimo Flaubert, avvantaggiandosi della serenità che gli proveniva da quella vita solitaria, ora che anche la pace dei sensi gli sembrava raggiunta. Erano comparsi, però, a turbare la sua esistenza tranquilla, due coniugi inglesi, che, alla ricerca anch’essi di una vita meno caotica e più naturale, avevano acquistato una casa proprio vicina alla sua, i signori Bovery: un uomo alquanto insignificante lui, Charlie; una giovane donna bella e sensuale lei, Gemma.
Che i loro nomi evocassero quelli di Charles ed Emma Bovary appare a tutti evidente; per un flaubertiano appassionato come Martin, però, quei nomi erano i segnali quasi certi che la storia già scritta ora si stava inverando davanti ai suoi occhi, proprio in quella Normandia nella quale lo scrittore l’aveva concepita: in quello spazio infatti Emma e Charles rivivevano nella coppia di inglesi, che parevano riprodurne quasi il carattere e i comportamenti. Martin seguiva gli sviluppi dei loro rapporti prevedendoli e manifestava un sentimento un po’ geloso e un po’ preoccupato osservando gli amori adulterini di lei, nella convinzione che alla fine, come Emma nel romanzo, anche Gemma avrebbe posto fine alla propria vita avvelenandosi coll’arsenico. Proprio per evitare questa morte annunciata, egli aveva predisposto una strategia, che infine si era rivelata del tutto inutile, se non dannosa, poiché la sorte della donna sarebbe stata decisa soprattutto dall’insipienza grottesca sua e di altri due uomini, tutti e tre, in modo diverso, innamorati di lei.

Questo è un piccolo film assai sofisticato: Anne Fontaine, la regista, si ispira alla Grafic Novel (ora diventata un libro tradotto anche in italiano) dal titolo Gemma Bovery, della fumettista inglese Posy Simmonds, che si era, a sua volta, ispirata al romanzo di Flaubert.
Con molta abilità  la regista ha utilizzato molto bene la recitazione di due attori eccellenti: Fabrice Luchini, non nuovo nel ruolo dell’uomo solitario amante della letteratura che si interroga sul rapporto fra arte e vita (Molière in bicicletta Nella casa) e Gemma Arterton, bellissima e già interprete, in Tamara Drewe,* della donna fascinosa che arriva in un paesetto tranquillo e riesce a turbare la vita dei suoi abitanti. La regista ha inoltre adottato un registro narrativo prevalentemente ironico, di un’ironia molto raffinata e indulgente e ha dato vita a un film che è anche un gioco sottile di citazioni e di rimandi all’opera flaubertiana, di cui spesso proprio Luchini-Martin rovescia con grazia il significato, consegnandoci, infine, un’opera equilibrata, divertente e molto godibile, dall’inizio alla fine.
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*anche Tamara Drewe, girato nel 2009 dal regista Stephen Frears era stato tratto da una Graphic Novel della Simmonds.

2 pensieri su “Gemma Bovery

  1. Qualche sera fa con alcuni amici che hanno visto il film lo avevamo definito una delle più gran “boiate” messe sullo schermo ultimamente Già su Luchini qualche perplessità l’avevo (specie di statua inespressiva) ma questo film proprio farà si (come ha già fatto il mio amico Angelo) che non vedrò più alcuna sua opera futura.
    Ciao Franco

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