Gioventù bruciata


Schermata 2015-01-03 alle 09.00.46recensione del film:
GIOVENTU’ BRUCIATA

Titolo originale:
Rebel Without a Cause

Regia:
Nicholas Ray

Principali interpreti:
Natalie Wood, James Dean, Sal Mineo, Dennis Hopper, Jim Backus, Ian Wolfe, Ann Doran, Corey Allen, William Hopper, Rochelle Hudson, Virginia Brissac, Beverly Long, Nick Adams – 111 min. – USA 1955

 

Recensione di Gianna Montanari

Il film diretto da Nicholas Ray nel 1955 mi è parso ancor oggi molto bello sia per la bravura degli attori che per la grandezza della regia, anche se forse, adesso, può apparire ingenuo. Ci sono scene indimenticabili e con una forte valenza simbolica, come l’inquadratura capovolta quando Jim sdraiato guarda il mondo da sotto sopra, e scene suggestive come la lezione nel Planetarium, la corsa folle delle automobili sulla scogliera nella sfida mortale fra Jim Stark e il suo antagonista Buzz, il via alla corsa dato gioiosamente dalla giovanissima Natalie Wood, nella parte della sedicenne Judy.
James Dean entra pienamente nella parte di Jim e le espressioni del suo viso, su cui sembra che passino, trasparenti, i suoi pensieri sono perfette. Notevole anche Sal Mineo nella parte di John ‘Plato’ Crawford, il ragazzino che dopo la separazione dei genitori vive con la governante di colore; è in possesso di una pistola che sembra renderlo forte in un mondo in cui non si fida più di nessuno. Per lui Jim diventa un mito, vorrebbe avere un padre come lui.
La scena iniziale del film si apre in una stazione di polizia dove sono finiti per ragioni simili i tre giovani personaggi principali, che ancora non si conoscono fra loro. Li accomuna il conflitto con la famiglia. È davvero “gioventù bruciata”? Il titolo originale del film è “Rebel without a cause”, “Ribelli senza una ragione”; ma in realtà nel film le ribellioni alla famiglia o, in generale, al mondo degli adulti di Jim, Plato, Judy hanno delle ragioni, sia pure presentate con un semplicismo che pare tagliato con l’accetta: Jim non sopporta che il padre sia umilmente sottomesso alla nonna e alla madre possessive e decisioniste, che si trasferiscono da un paese all’altro ogni volta che il figlio ne combina una, senza cercare di capirne il disagio; la sottomissione del padre appare con evidenza plateale nel grembiule da cucina che egli indossa; Plato non sopporta di essere stato dimenticato dai genitori da quando si sono separati; Judy si sente offesa dalla rigidità del padre, che teme i baci e le effusioni della figlia non più bambina. All’interno di questo quadro s’inserisce l’innamoramento di Jim e Judy, raccontato con pudore e tenerezza.
Al ribellismo di Jim si contrappone la violenza e l’arroganza della banda di ragazzi capeggiata da Buzz, che prende di mira il nuovo arrivato gratificandolo di lazzi e scherzi violenti; la prova che Jim dovrà superare per dimostrare di non essere un vigliacco è la chicken run, che consiste nel guidare l’automobile ai bordi di una scogliera; chi, fra lui e l’antagonista Buzz, si butterà fuori dalla macchina per ultimo vincerà la sfida. Jim si butta fuori in tempo per non finire in mare, mentre Buzz si trova con una manica impigliata nella maniglia, per cui non riesce ad aprire la portiera e precipita giù dalla scogliera.
Anche se i loro comportamenti possono sembrare simili, c’è differenza tra Jim e i ragazzi della banda: per questi ultimi i valori dominanti sono la prepotenza e la violenza come autoaffermazione (ma Buzz, un momento prima della tragica sfida, dice a Jim: tu mi piaci), invece Jim è consapevole del suo comportamento, anche quando dice di essere confuso, e dei suoi errori; di fronte alla violenza degli altri non rinuncia a pensare e non si fa travolgere dalla paura. Dopo il tragico epilogo della corsa sulla scogliera vuole andare dalla polizia a raccontare quanto è accaduto, senza sottrarsi alle sue responsabilità (oltre tutto, guidava un’auto rubata), mentre i genitori, soprattutto la madre, insistono perché faccia finta di niente. Non è, quindi, un vigliacco (questo è ciò che doveva dimostrare alla banda, e a se stesso); l’eroe ribelle diventa alla fine del film un eroe positivo: dopo essersi rifugiato con Judy e Plato nel “castello” disabitato, dove si svolge l’ultima, avventurosa parte del film, fa di tutto per mettere in salvo Plato, diventato aggressivo e ingovernabile per il terrore, ma non riesce a impedire che la polizia spari al ragazzo, credendolo armato; “Hai fatto tutto quello che poteva fare un uomo” gli dice il padre, che finalmente riconquista il suo ruolo maschile in famiglia. L’amore fa miracoli e d’ora in avanti Judy si sentirà protetta da Jim.
Un altro aspetto del film da notare è il modo positivo in cui viene rappresentata la polizia: nella scena iniziale i tre ragazzi sono trattati con rispetto e comprensione dai poliziotti; in particolare l’agente Ray Fremick, interpretato da Edward Platt, conquista la fiducia di Jim, tanto che il ragazzo lo cercherà dopo il tragico epilogo della corsa sulla scogliera.
Rispetto alla cinematografia odierna americana, in cui spesso sono presentate situazioni di disagio familiare estremo (penso ad esempio ai Misteri di Osage County) da cui non c’è riscatto, Gioventù bruciata si può ancora definire un film a lieto fine, nonostante i due ragazzi morti: Jim ha superato la violentissima crisi adolescenziale e si prepara a diventare un adulto. (Gianna Montanari)


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2 pensieri su “Gioventù bruciata

    • Gentile dafnevisconti, penso si debba distinguere fra il 1955, anno di uscita di Gioventù bruciata, e l’oggi. Forse oggi qualcuno può provare nostalgia per un mondo che tutto sommato si fondava ancora sui buoni, sicuri sentimenti, anche quando venivano negati dai giovani ribelli (questa, in fondo è la mia lettura); invece nel 1955 il film ebbe una forte valenza di rottura e denuncia. I giovani ribelli si rivoltavano contro il perbenismo dei loro genitori, contro una società che consideravano basata sul conformismo e sull’ipocrisia. James Dean divenne un mito, non solo per la sua scomparsa precoce, ma perché incarnava la rivolta ai pregiudizi e l’ansia estrema di sincerità.
      Gianna Montanari

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