il divorzio impossibile (Viviane)


Schermata 2014-11-30 alle 14.01.16recensione del film:
VIVIANE

Titolo originale: 
Gett le Procès de Viviane Amsalem

Regia:

Ronit Elkabetz, Shlomi Elkabetz.

Principali interpreti: 

Ronit Elkabetz, Menashe Noy, Simon Abkarian, Sasson Gabai, Eli Gornstein, Gabi Amrani, Rami Danon, Roberto Polak, Dalia Beger, Albert Iluz,Shmil Ben Ari, Abraham Celektar, Evelin Hagoel, Keren Mor, David Ohayon – 115 min. – Israele, Francia, Germania 2014

Questo è il terzo film di una trilogia iniziata dieci anni fa dai due registi israeliani  Shlomi e Ronit Elkabetz (fratello e sorella): era stato girato nel 2004 ed era uscito (non in Italia) nel 2005 Prendre femme; così come era stato girato nel 2008 ed era uscito (non in Italia) nel 2009 Les sept jours. Per effetto di qualche strano miracolo, la distribuzione italiana, questa volta, ha pensato anche a noi, cinefili di questo paese, che meritiamo, forse, di vedere qualcosa di meglio delle solite italiche commedie o dei kolossal più o meno fantascientifici. Grazie!

Il film racconta la storia infinita di una richiesta di divorzio, presentata da Viviane Amsalem a un tribunale rabbinico israeliano. Separata dal marito da tre anni, Viviane (Ronit Elkabetz), madre di famiglia e donna irreprensibile, vive ora del suo lavoro di parrucchiera, in un alloggio che condivide con la sorella. Non può più sopportare il marito Elisha (Simon Abkarian), non vuole più stare con lui e chiede che il tribunale lo convinca a concederle quello che dovrebbe essere un suo diritto, il divorzio. Purtroppo le cose non funzionano così nello stato di Israele, che viene quasi universalmente considerato un avamposto della democrazia occidentale, in un medio oriente generalmente non democratico, perché in materia di diritto matrimoniale vige la legge religiosa, secondo l’interpretazione dei rabbini, attenti a tutelare la “famiglia” attraverso l’applicazione della Torah, del tutto indifferenti alla vetustà di prescrizioni non sempre compatibili con la società di oggi, nella quale le donne, in Israele come nel resto del mondo, intendono contare sulle loro forze, emanciparsi dalla tutela maschile (non solo dei mariti, ma anche dei padri e dei fratelli) e decidere autonomamente della loro vita. In un grottesco succedersi di testimoni, quasi tutti a favore del marito Elisha, un po’ ebete, un po’ furbacchione, quel diritto a divorziare, che in teoria dovrebbe riguardare uomini e donne, a poco a poco si trasforma in capo di imputazione, che coinvolge anche le poche e coraggiose testimoni a favore di Viviane, nonché il suo avvocato, secondo le peggiori tradizioni dei paesi totalitari in cui il solo fatto di difendere gli oppositori trasforma gli avvocati della difesa in imputati, quando non addirittura in rei.

Il film, però, non è solo la denuncia di un intollerabile sopruso che obbliga a riflettere sulla necessità dello stato laico, neutro di fronte a scelte individuali insindacabili: è, infatti, anche un bellissimo ritratto di donna, fiera e orgogliosa, cosciente di sé, non disposta a giustificarsi, paziente (il richiamo parrebbe a Giobbe), sempre più disperata e sgomenta per lo scorrere inesorabile dei mesi e degli anni fra assurdi rinvii, in attesa che giudici ottusi e indifferenti al dolore finalmente decidano.

Girato all’interno del tribunale, cioè in un solo luogo (come nella tragedia classica), che rende appieno il senso di soffocante ingiustizia e di kafkiani, oscuri labirinti, il bellissimo film si lascia seguire con pieno coinvolgimento degli spettatori, sia per l’accuratezza della scrittura, sia per l’eccezionale interpretazione di Ronit Elkabetz, regista, attrice e ottima sceneggiatrice di questo straordinario lavoro.

6 pensieri su “il divorzio impossibile (Viviane)

    • Merita davvero vederlo! Purtroppo in Italia perdiamo una quantità di film bellissimi per colpa di una distribuzione miope, che non ci lascia vedere se non i film che si ritengono facili fonti di guadagno. Ieri ne ho visto al volo un altro, bellissimo, canadese, di un regista genio venticinquenne, proposto dal museo del cinema, che, se qualche distributore non si precipiterà a importare, nel resto d’Italia non si vedrà mai. Si intitola Tom à la ferme. Vedremo!Grazie del commento.

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  1. Bellissimo film. La situazione estraniante di una donna che chiede indietro la sua libertà perchè non riesce più a condividere la sua vita con il marito prende alla gola. Meraviglioso ritratto di donna che non si piega di fronte all’ estenuante opposizione di rabbini e familiari, vicini di casa e occasionali conoscenti per i quali lei, essendo donna, non esiste. Vince la sua battaglia, riesce ad ottenere il divorzio anche se le costa limitazioni. Quanto sono belli quei suoi piedi che esitanti e lenti la conducono verso la libertà.

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