il lavoro, oggi (Due giorni una notte)


Schermata 2014-11-27 a 12.43.52recensione del film:

DUE GIORNI, UNA NOTTE
Titolo originale Deux Jours, Une Nuit

Regia:

Luc Dardenne e Jean – Pierre Dardenne

Principali interpreti:
Marion Cotillard, Fabrizio Rongione, Pili Groyne, Simon Caudry, Catherine Salé, Alain Eloy, Olivier Gourmet, Christelle Cornil – 95 min. – Belgio  2014

Sandra (Marion Cotillard) è una giovane madre di famiglia. Finché la salute glielo aveva permesso, la donna aveva lavorato insieme a sedici colleghi in una piccola fabbrica di pannelli solari. Quando, a seguito di una crudele depressione, aveva dovuto assentarsi dal lavoro, il padrone non l’aveva sostituita, ma, per risparmiare sui costi, aveva utilizzato tutti gli altri operai, aumentandone le ore di lavoro settimanali (tre ore in più ciascuno), cosicché questi avevano arrotondato lo stipendio con gli “straordinari”, ciò che, in momenti di crisi economica dilagante, aveva fatto generalmente comodo. Ora Sandra è guarita e vorrebbe tornare al suo posto. Il padrone non ha intenzione di ri-assumerla (in Belgio, dove si svolgono i fatti, nessun automatismo per il reintegro dopo la malattia è previsto per legge), ma non ha il coraggio di dirglielo apertamente: affida, pertanto, al referendum fra i sedici operai che l’hanno collettivamente sostituita la decisione per il suo eventuale e costoso rientro: essi potranno votare per il sì, rinunciando però al premio  di mille Euro promesso a ciascuno di loro, eccezionale gratifica, senza alcuna relazione con gli “straordinari”, che comunque gli operai avevano percepito. Questo non è un particolare di poco conto, poiché determina, fin dagli inizi, lo schierarsi empatico dello spettatore dalla parte di Sandra, che non chiede ciò che non le spetta, perché chi ha lavorato al posto suo è stato pagato di più, ma chiede di rinunciare a un premio, che dimostra, fra le altre cose, che l’azienda non se la passa così male e che, perciò, le motivazioni economiche addotte dal padrone (la spietata concorrenza dei prodotti asiatici) sono pretestuose e celano altro.

Il film rappresenta perciò una situazione precisa, assolutamente credibile in un’ Europa che continua a vantare il suo Welfare, ma dove, in realtà, non esistono soggetti in grado di promuovere qualche forma di solidarietà: assenti i sindacati, ogni lavoratore è lasciato a sé e si difende come può, soprattutto puntando sulla compassione che riesce a suscitare*, sentimento nobile, ma certo pre -politico e quasi fuori dal nostro tempo, che sembra riportare all’indietro la condizione dei lavoratori, privati della loro dignità, di nuovo ricattabili dal padronato da  cui dipendono completamente, non solo per vivere, ma per mantenere livelli di esistenza accettabili, nonché qualche speranza per migliorare, in prospettiva, la condizione dei propri figli. La denuncia dei Dardenne, a questo proposito, è chiara e forte, coerente con larga parte del loro cinema; anche solo per questo la loro ultima fatica merita di essere vista e apprezzata. Non mi sento di affermare, però, che Due giorni, una notte possa essere considerato all’altezza dei loro film più belli, quali L’enfant, Il matrimonio di Lorna o Il ragazzo con la bicicletta. E’ infatti un po’ schematico e si regge quasi esclusivamente sulla straordinaria interpretazione di Marion Cotillard, attenta a contenere l’eccesso di patetismo (sempre in agguato, proprio per l’impostazione “pietosa” di cui ho parlato), grazie al minimalismo dei toni, alla controllatissima gestualità, alla capacità di dar vita a una dolente immagine femminile, piena di delicato pudore, ritrosa e riservata.

*E che Sandra stessa cercherà di suscitare durante il breve Weekend che la separa dal referendum

4 pensieri su “il lavoro, oggi (Due giorni una notte)

    • Io rifletto sempre a lungo, prima di scrivere e difficilmente mi lascio emozionare: sono fatta così, per abitudine mentale, magari pessima, chi lo sa? 😦
      Non mi sembra strana la tua recensione, ma molto emotiva, tutto qui. Credo che il film non sia filosofico, né credo che riguardi la felicità, ma, sai, io non possiedo alcuna verità e magari mi sbaglio. Grazie dei commenti, Laura!

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  1. Perfetto Angela, hai colto tutte le motivazioni che il film ha suscitato anche in me. Dissento soltanto nel definirlo, un film minore dei Dardenne, vista la complessità del problema da trattare e soprattutto l’estrema attualità della cosa, penso non fosse possibile fare meglio. Grande l’interpretazione della protagonista, che rende tutte le sue debolezze, e la sua finale capacità di ritrovare motivazioni, in modo esemplare.

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    • Non è detto che si debba essere sempre d’accordo, Gianfranco. Il film tratta un tema di grande complessità certo; io non avrei saputo fare di meglio, certamente, ma loro… credo, per la stima che provo nei loro confronti, che forse avrebbero potuto. Chi può dirlo? Grazie del commento

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