l’attesa e la speranza (E fu sera e fu mattina)


Schermata 09-2456909 alle 11.41.03recensione del film
E FU SERA E FU MATTINA

Regia:
Emanuele Caruso

Principali interpreti:
Albino Marino, Lorenzo Pedrotti, Simone Riccioni, Sara Francesca Spelta, Francesca Risoli – 110 minuti – Italia 2014.

Parlo molto volentieri di questo film, opera prima del regista Emanuele Caruso che, affiancato da un gruppo di giovani coraggiosi, l’ha infine realizzato, grazie al crowdfunding, vale a dire alla raccolta di denaro dal basso, fra tutti coloro che erano interessati, per le ragioni più varie, a concorrere alla riuscita del progetto, evitando le tradizionali forme di finanziamento degli enti pubblici e della RAI, poco praticabili in questi momenti di difficoltà economica. La tenacia di tutti ha permesso non soltanto di raccogliere la somma necessaria a girare il film e a coprire le spese, ma forse anche di cominciare a guadagnare un po’, magari in vista di un altro lavoro! Il successo di quest’opera, però, non è misurabile soltanto valutando gli incassi: c’è un pubblico che continua a vederlo; ci sono delle sale che continuano a proiettarlo: prima era solo il cinema Reposi di Torino, città in cui, in altre sale, continua a essere presente; ora è anche a  Milano e in altre città d’Italia*; ci sono Festival nazionali e internazionali per i quali è stato selezionato. Questo avviene nonostante le non poche difficoltà, la prima delle quali è l’uso frequente del dialetto piemontese, nella sua variante langarola: lingua certo non facile da intendere, ma assai ben sottotitolata.

La vicenda ci presenta una piccola comunità in un immaginario paese di Langa, Avila (in realtà La Morra), i cui pochi abitanti sono sconvolti dalla notizia, diffusa in TV dell’imminente esaurirsi del calore solare e della fine prossima della vita sulla terra. Rimangono pochi giorni per decidere cosa fare del tempo ancora disponibile. Ognuno dà le proprie risposte, che diventano anche importanti manifestazioni di che cosa conti davvero per loro nella vita. Il tema dell’attesa della fine imminente e senza possibilità di scampo  mette, dunque, ciascuno di fronte a se stesso, ai propri rimorsi, ai propri rimpianti, ai sensi di colpa, alle ansie: alla consapevolezza, insomma, di un tempo irrimediabilmente perduto, che forse avrebbe potuto essere meglio utilizzato. Naturalmente il paesetto è il simbolico microcosmo nella cui essenzialità si possono in qualche modo riconoscere tutti gli uomini: la fine del mondo diventa un pretesto proprio per parlare delle contraddizioni comuni, delle nostre meschinità, così come dei nostri slanci generosi, della nostra fragile natura, perciò. Lo sfondo è quello di una Langa bellissima e malinconica, con prevalenti riprese al tramonto e all’alba, quando la luce radente addolcisce, attraverso la nebbiolina diffusa, un paesaggio unico e poco noto: non è infatti quello del vino e delle viti, per le quali è noto nel mondo, ma un paesaggio dell’anima, in perfetta sintonia coll’attesa dell’evento straordinario, sempre più vicino. Ottima la sceneggiatura, che riesce a dominare bene le situazioni più diverse che coinvolgono i personaggi; magnifica la recitazione sia dei principali personaggi (attori quasi sempre dotati di eccellente preparazione), sia dei volontari che hanno prestato volto e voce alla rappresentazione della collettività paesana. Tutti quanti sono stati diretti da un regista che ha ventotto anni, ma idee molto chiare e mature, carisma e polso molto fermo.

L’invito è : vedetelo, se ne avete l’occasione: è un bel film, non turistico, né fantascientifico. Parla di noi.

*Qui, tra i documenti del blog, potete vedere Emanuele Caruso che spiega in che cosa è consistito il sistema del crowdfunding, grazie al quale il film è stato prodotto e distribuito.

Qui potete leggere, invece, una bella intervista a Emanuele Caruso;

Qui l’elenco le sale italiane che tra poco lo proietteranno: dal 5 settembre è a Milano!

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2 pensieri su “l’attesa e la speranza (E fu sera e fu mattina)

  1. Un film che sembra meritare, anche solo per il tentativo di risvegliare in ognuno la percezione di non avere a disposizione l’eternità e la consapevolezza che le nostre tracce rimangono, quindi è meglio che siano buone. Interessante la modalità di finanziamento dell’opera.

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    • Il film merita davvero, per i suoi pregi intrinseci, dalla fotografia alla sceneggiatura, alla recitazione, al contenuto così insolitamente calato in una piccola realtà paesana, ma anche molto universale. Il finanziamento dal basso è assai diffuso nei paesi anglosassoni e negli Stati Uniti, ed è spesso una garanzia di libertà e di indipendenza degli artisti! Speriamo che si diffonda anche in Europa. Grazie del tuo commento

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