guerra per bande in Norvegia (In ordine di sparizione)


recensione del film:

Schermata 08-2456880 alle 18.25.17IN ORDINE DI SPARIZIONE

Titolo originale:

Kraftidioten

Regia:

Hans Petter Moland

Principali interpreti:

Stellan Skarsgård, Bruno Ganz, Pål Sverre Hagen, Jakob Oftebro, Birgitte Hjort Sørensen – 110 min. – Norvegia, Svezia 2014.

Nella terra di Norvegia, considerata fra le più civili e tranquille del mondo, si svolge questa movimentata e divertentissima commedia nera, al centro della quale è un traffico di droga gestito da due organizzazioni criminali (una delle quali serba), che da qualche tempo si erano spartite il territorio per lo spaccio. L’accordo fra i gangster era stato visto con tacito favore persino dalla polizia locale: l’ordine pubblico ne aveva guadagnato; erano spariti gli inseguimenti, gli  scontri feroci nelle città, i morti sulle strade. Fin dalle prime scene, però, comprendiamo che il problema dello spaccio non riguardava solo i drogati: era accaduto, infatti, che un ragazzo, sicuramente non drogato, per uno strano insieme di circostanze, fosse morto per overdose; era anche accaduto che a Nils (Stellan Skarsgård), il padre del poveretto, che avrebbe voluto vederci chiaro, la polizia avesse dichiarato la propria indisponibilità ad aprire un’inchiesta. Nils, perciò, si era sentito quasi costretto a indagare da solo, muovendosi in un ambiente pericolosissimo e insolito per lui, cittadino modello, molto apprezzato, anche dalle autorità locali, che lo avevano onorato alla vigilia della pensione, per il suo lavoro insostituibile e per gli studi grazie ai quali il suo spazzaneve era diventato efficientissimo, consentendo velocemente i collegamenti stradali.

Nils, dunque, in breve tempo, era riuscito a ricostruire i movimenti e gli incontri del figlio, quelli che ne avevano preceduto la morte, e aveva anche individuato i colpevoli, ai quali aveva riservato una fine crudelissima, facendo sparire i loro corpi, coll’ausilio del suo potentissimo automezzo, usato certamente in modo molto improprio. Egli, però, aveva capito di aver appena sfiorato una struttura di potere criminale assai complessa, e aveva coscienza che non se ne sarebbe accontentato: individuare i vertici e ucciderli, questo era adesso diventato il suo irrinunciabile obiettivo.

Il regista costruisce il film affiancando alle vicende della guerra privata di Nils, quelle dei due boss della droga, il serbo detto Papa (Bruno Ganz) e il norvegese, detto il Conte (Pål Sverre Hagen). Papa, per la verità, era stato richiamato d’urgenza in Norvegia dalle notizie che gli arrivavano di lì, dove i suoi uomini erano in grande allarme, in seguito alle sanguinose provocazioni che, di questo non dubitavano, erano arrivate dagli scherani del Conte, che, evidentemente, secondo loro, aveva rotto la tregua, con atto unilaterale. Il Conte, invece, aveva creduto a una rottura dell’accordo da parte dei serbi che, di questo non dubitava, avevano fatto sparire molti dei suoi uomini: sul colossale equivoco era ripresa allora la guerra per bande, cosicché altro sangue sarebbe stato versato sulle nevi candide della Norvegia, fino al redde rationem finale. Il racconto procede con grottesca ironia, evidente anche nell’elenco, sempre più lungo, dei nomi dei morti ammazzati, che compaiono sullo schermo nero, preceduti dalle croci più diverse (anche una stella di Davide!), a indicare anche la diversa appartenenza religiosa delle vittime.

Molto ben scritto e condotto con grande intelligenza, il film ci consegna gli indimenticabili e ironici ritratti del Conte e di Papa, apparentemente diversissimi, ma entrambi accomunati dalla persistenza dei rispettivi pregiudizi xenofobi e dalla percezione distorta dei fenomeni reali, che si traduce in una serie di affermazioni e di battute di irresistibile comicità.

I richiami al cinema di Tarantino appaiono assolutamente pertinenti, data l’abbondanza di effetti talmente splatter da risultare caricaturali, ma mi pare da sottolineare che anche la lezione dei Coen è molto presente nel corso di tutta la narrazione, dall’inizio al sorprendente finale, per il ruolo che il regista affida al caso, che spesso spiazza intenzioni e progetti dei diversi personaggi, ma anche le aspettative dei divertiti spettatori. Grande prova d’attore di Bruno Ganz, di Stellan Skarsgård e del semi-sconosciuto Pål Sverre Hagen, perfetto Conte, contraddittoriamente oscillante fra amore per il figlio e gli animali e ottuso odio per l’umanità. Da vedere!

 

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