fenomenologia dell’amore (La gelosia)


Schermata 06-2456838 alle 15.10.35recensione del film:
LA GELOSIA

Titolo originale:
La jalousie

Regia:
Philippe Garrel

Principali interpreti:
Louis Garrel, Anna Mouglalis, Rebecca Convenant, Olga Milshtein, Esther Garrel
– 77 min. – Francia 2013.

La gelosia, presentato a Venezia nel settembre 2013, nonostante la buona accoglienza internazionale, è arrivato nelle nostre sale con molto ritardo, dovuto, a mio avviso, al problema di distribuire un film di non facile interpretazione. Il film è abbastanza insolito, infatti, sia per la brevità (77 minuti), sia per l’assenza del colore che gli conferisce di per sé l’aura del film d’autore, sia per la complessità del contenuto, percepibile dallo spettatore attento che non si lasci fuorviare dall’esilità della storia raccontata. Il regista narra una vicenda abbastanza comune: Louis lascia Clothilde, che gli ha dato la piccola figlia Charlotte, perché si è innamorato di Claude in modo “definitivo”, cioè con una tale profondità da non ammettere ulteriori possibilità di innamorarsi. I due vanno a vivere insieme, ma il loro rapporto non funziona, forse compromesso dalle condizioni di povertà a cui la crisi economica li condanna. Louis (Louis Garrel) e Claude (Anna Mougalis) sono entrambi attori teatrali, ma non riescono a realizzarsi nel lavoro: lui si accontenta di piccoli contratti a tempo, assai poco pagati; lei non ottiene neppure quelli: dovrebbe rinunciare al teatro e percorrere altre strade, ma preferisce, infine, gli agi che un affermato architetto è disposto a offrirle: una bella casa, una posizione sociale più accettabile.
Questa svolta della loro storia porta alla disperazione Louis, che tenta il suicidio.

Come si vede, si tratta di una storia triste e non molto originale. Originale è, invece, il modo del racconto, che, pur nella sua brevità, analizza la complessità della fenomenologia amorosa, collegandola a quell’esigenza di possesso totale dell’essere amato, espressa con lucidità da Louis, ma presente in ogni forma di rapporto amoroso: la gelosia non riguarda, infatti, solo i due amanti, ma coinvolge circolarmente tutti i personaggi del film. Clothilde, che ha imparato da tempo a sacrificare le proprie aspirazioni per tenere insieme la famiglia,  svolgendo un lavoro che non le piace, ora che Louis se n’è andato, è gelosa del rapporto di complicità un po’ speciale che la piccola Charlotte riesce a stabilire con Claude, dal quale capisce di essere esclusa (la scena del ritorno a casa di Charlotte col berrettino di Claude è davvero struggente e ci dice molto del suo dolore silenzioso e della sua estraneità inevitabile rispetto a una parte della vita della sua bambina); a sua volta la piccola è gelosa del suo papà, che ama profondamente, ma che comprende esserle lontano, legato probabilmente, oltre che a Claude, anche a un passato familiare troppo lontano nel tempo da lei (l’evocata apparizione del vecchio padre di Louis sembra creare un gioco di specchi col presente: la gelosia del piccolo Louis, allora, era della stessa natura di quella di Charlotte, oggi). Amore e gelosia sembrano sempre e comunque inseparabili, dunque, che si tratti di amore tra amanti, o tra parenti, il che è cagione di tormento e di infelicità. Il film ci dice, infatti, che una parte di noi non può che appartenere solo a noi stessi, sottraendosi a qualsiasi desiderio di possesso assoluto dell’altro, a qualsiasi indagine sul passato e sui recessi più nascosti del cuore: l’amore necessario e definitivo, sognato da Louis, nel suo bisogno di rassicuranti certezze, non può esistere e ha quasi il carattere di una malattia.
In conclusione, l’atteggiamento distaccato di Claude, capace di amare solo in un presente che continuamente si possa riproporre come scelta, senza fantasticare sulla sua eternità nel futuro, pare essere paradossalmente il più utile alla durata del rapporto amoroso. Un piccolo film, ma quasi un teorema.

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