Una coppia matura (Le week-End)


Schermata 06-2456826 alle 22.30.19recensione del film:
LE WEEK-END

Regia:
Roger Michell

Principali interpreti:
Jim Broadbent, Lindsay Duncan, Jeff Goldblum, Olly Alexander, Judith Davis, Xavier De Guillebon, Denis Sebbah, Marie-France Alvarez, Brice Beaugier, Sébastien Siroux, Lee Breton Michelsen, Charlotte Léo – 93 minuti – USA, 2013

Forse non è stata davvero brillante, stando agli sviluppi del film, l’idea di tornare a Parigi per rinverdire l’amore un po’ stanco di una matura coppia di insegnanti inglesi, che, dopo trent’anni di matrimonio, vorrebbero ritrovare un po’ della magia di un tempo nei luoghi della loro luna di miele. Come loro, anche i luoghi sono cambiati, a cominciare dal piccolo albergo romantico che allora li aveva accolti, ora irriconoscibile e involgarito. Da quest’albergo decaduto prende le mosse la stizzita e dura reazione di lei, Meg (Linsay Duncan) che non solo non intende affatto soggiornare lì, neppure solo per un weekend, ma sente al contrario crescere dentro di sé l’irritazione nei confronti di Nick (Jim Broadbent), marito inadeguato, che ha organizzato al ribasso questo loro viaggio speciale di anniversario, essendo ormai incapace di far rivivere in sé l’uomo di un tempo, pieno di ideali e di voglia di vivere. Cambiare albergo, allora, frequentare costosi locali sarà finalmente l’avvio di una vita rinnovata da cui la coppia potrebbe trarre nuova linfa vitale? Oppure sarà l’incontro casuale con l’amico di un tempo, Morgan (Jeff Goldblum), già compagno di studi di Nick a Cambridge, l’invito a una festa a casa sua, l’acquisto degli abiti adatti all’occasione a permettere di ricucire un rapporto forse irreparabilmente strappato? O forse il loro rapporto non è così logoro, come soprattutto Meg sembra credere? Nei trent’anni di convivenza si erano alternati, ad alcuni momenti felici, la routine più grigia, le delusioni professionali, il rinnovarsi delle preoccupazioni per i figli ormai adulti, i silenzi di uno scontento non facilmente spiegabile né perciò facilmente comunicabile: di tutto questo ora sta prendendo dolorosamente coscienza Meg, diventando aggressiva e crudele con lui, il quale, invece, nei momenti di inevitabile delusione che la vita gli aveva riservato (come riserva a tutti), non aveva mai cessato di amarla incondizionatamente, facendone il riferimento costante di ogni sua scelta e di ogni sua decisione.

Il film, complessivamente interessante, descrive in modo convincente la crisi dei rapporti di coppia, logorati dalla lunga convivenza, alternando i toni dolorosi, che non diventano mai drammatici, a quelli della commedia , a cui si riconducono, infine, le contraddizioni dei due personaggi. Questo secondo aspetto, il meno riuscito, secondo me, permette di immaginare forse un lieto fine alquanto tradizionale. E’ difficile credere, però, che i due tornino ad amarsi come prima e più di prima; più probabile che l’esperienza, in fondo amara, della loro avventura parigina, li aiuti ad accettarsi per quello che sono diventati ora, anziani e bisognosi di reciproca solidarietà. La buona sceneggiatura del pakistano Hanif Kureishi si accompagna alla regia di Roger Michell, che già aveva firmato Notting Hill, l’amabile pellicola del 1999 che forse più di qualcuno ricorda.
Ottima l’interpretazione degli attori.

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7 pensieri su “Una coppia matura (Le week-End)

    • Probabilmente nessuno dei due: l’inverno del nostro scontento è anche quello dell’immaturità di lei che evidentemente non accetta che l’amore si trasformi, come accade nelle coppie che durano. Finisce bene? Secondo me, non è detto esplicitamente. Il finale è aperto anche a una rottura fra i due! Molto dipende da lei. Per me che difendo le donne, a prescindere, lei è malata di bovarismo, più che di ’68. Il personaggio è, comunque, ben disegnato. Ciao e grazie, Angelo!

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    • Ti ringrazio di essere passata da queste parti. Mi auguro che tu possa vederlo. Il film è interessante e più amaro di quel che sembra se stiamo alla sua classificazione come “commedia”. 😉

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  1. Io ho trovato, in alcune parti, il modo di girare e le battute di Woody Allen, un regista che non amo, quindi la mia visione ne ha risentito in negativo. Strampalato come due persone che vivono insieme da 30 anni, ogni tanto sembra, si vedano per la prima volta; dov’erano prima del week-end a Parigi? in mondi diversi?

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    • Ciao Gianfranco. Francamente, Woody Allen non l’ho proprio visto, neppure come lontana suggestione, né ho trovato che il modo di girare sia molto diverso da quello dei francesi che si ispirano alla nouvelle vague (che a sua volta ha ispirato Allen), né ho sentito molte battute alla Allen. Un riferimento a Flaubert mi sembra più pertinente, invece: l’insoddisfazione vaga di lei, la sua aspirazione a qualcosa di diverso, che passa anche attraverso una maggiore attenzione al proprio vestire, alla propria presenza in un ambiente socialmente più elevato (o meglio: immaginato più elevato); e dall’altra parte la figura di lui, il suo amore incondizionato, ma anche la sua ingenuità un po’ grossière mi fanno pensare a Charles Bovary.
      Che i due si vedano per la prima volta dopo trent’anni di matrimonio, poi, non mi sembra così irrealistico: due persone che lavorano , anche se stanno insieme da trent’anni, in realtà si vedono pochissimo nel corso della giornata; quando si vedono sono prese dai problemi quotidiani: figli, questioni economiche ecc.
      Dare a sé l’opportunità di stare davvero per conto proprio per due giorni non è da tutti: in fondo lei lamenta che anche a Parigi, Nick continui a pensare ai problemi di quel figlio che non se la passa troppo bene, a Londra e al suo lavoro, incapace di evadere, per breve tempo, in uno spazio tutto da dedicare a lei: atteggiamento che me la rende appunto simile a Emma Bovary. 🙂

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