il tramonto di una speranza (Quando c’era Berlinguer)


Schermata 03-2456748 alle 23.31.12recensione del film:
QUANDO C’ERA BERLINGUER

Film/ Documentario

Regia e soggetto:

Walter Veltroni

– 117 min. – Italia 2014


Veltroni, oltre a essere stato un politico di rilievo nel nostro paese, è da sempre un appassionato di cinema: credo di aver condiviso con molti altri lettori gli appuntamenti piacevoli del Venerdì di Repubblica, quando egli presentava, con l’ironica competenza che spesso si trova fra i cultori della decima musa, i film che sarebbero comparsi in TV durante la settimana. Allora, tuttavia, non immaginavo, che si sarebbe cimentato direttamente, come invece è avvenuto, nella realizzazione di un film come questo, di cui ha ideato il soggetto e diretto la regia. Questo suo lavoro è in parte un documentario, in parte la ricostruzione affettuosa della vita politica e del carattere umano di Enrico Berlinguer.

Avvalendosi delle testimonianze di chi era stato vicino a Berlinguer, negli anni in cui, fra il 1972 e il 1984, egli era stato il segretario del Partito comunista, Veltroni ne ripercorre la carriera politica e ne descrive l’ umanità che lo rendeva popolare fra le persone per bene che abitavano l’Italia di allora e avrebbero desiderato vivere in un paese più giusto e più libero. Erano comunisti e berlingueriani, infatti, molti lavoratori che si erano spostati dal sud al nord del paese per migliorare le proprie condizioni, molti studenti che, mentre chiedevano l’allargamento del diritto allo studio, avrebbero voluto cambiare la scuola, molte donne che, attraverso il lavoro, rivendicavano la parità dei diritti e la libertà delle loro scelte. Veltroni ci restituisce l’immagine/icona di colui che si batté letteralmente fino alla morte perché venissero legittimate, in vista di un cambiamento del paese, le grandi energie degli uomini, delle donne e dei giovani che si riconoscevano nel suo P.C.I., partito comunista anomalo ed eretico nel panorama del comunismo occidentale. Era diventato un partito diverso, infatti, grazie alla intelligenza politica e alle intuizioni coraggiose di questo segretario, timido, fragile nell’aspetto, ma fermissimo nella difesa degli ideali che intendeva far contare nella società. La morte drammatica, preceduta dal malore durante un comizio a Padova, ostinatamente portato a termine, lo stroncò improvvisamente a soli 62 anni, impedendogli di veder concluso il processo di trasformazione che egli aveva avviato in quel suo partito, che, come viene bene spiegato nel corso del film, esaurì allora la ragione stessa della sua esistenza, anche se solo nel 1989, dopo il crollo del muro di Berlino, il P.C.I. cambiò nome e struttura organizzativa.
Il regista alterna alle interviste dei dirigenti politici di quell’epoca, non solo comunisti, le dichiarazioni di intellettuali, amici e familiari, presentando anche molte riprese filmate, dai telegiornali del tempo, frammenti di un passato altamente drammatico, che è bene venga conosciuto soprattutto fra i più giovani che di quegli anni non sono affatto informati, come dimostrano le agghiaccianti risposte di molti ragazzi e ragazze, oggetto di una breve inchiesta all’inizio del film.

Un film da vedere, per informarsi circa un periodo non conosciuto, o per rivivere i sogni e le speranze di anni che sembrano, ormai, lontanissimi: un altro mondo. Non ci si aspetti altro, però: sarà compito degli storici lavorare sui documenti degli archivi, quando sarà possibile, se mai lo sarà, per indagare a fondo sulle ragioni che rallentarono e infine sconfissero il tentativo di trasformazione che, per impulso di Berlinguer, fu avviato in tutta l’Europa e che va sotto il nome di Eurocomunismo.

P. S.
Quando sarà possibile, se mai lo sarà, gli storici potranno, probabilmente, far luce anche su troppe pagine oscure della nostra storia!

5 pensieri su “il tramonto di una speranza (Quando c’era Berlinguer)

  1. Mi incuriosisce molto. Ma so che mi caricherà di grande tristezza anche se allora ero un po’ più a sinistra.
    Sugli storici di questo paese, in questo paese, non mi aspetto molto.
    Grazie
    Giuseppe

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    • Ti intristirà sicuramente, come ha intristito me che l’ho visto fra le lacrime, con molta partecipazione emotiva, il che, per una dura e scafata come sono io al cinema, è davvero troppo. Eppure, sia per l’immagine vera che Veltroni (che personalmente non amo troppo) è riuscito a trasmettere, sia per i ricordi personali che mi legano a quegli anni e a quelle lotte in cui avevo creduto, sia per i rimpianti per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato, il film mi ha commossa nel profondo del cuore. Un fatto molto privato, però, e abbastanza insolito. Non succederà più, almeno spero. 😉

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      • Ancora per Giuseppe:
        Gli storici di questo paese non ti rassicurano troppo? Ne ho conosciuti parecchi, che ormai però hanno lasciato le loro cattedre, spero degnamente rimpiazzati! L’università, in Italia, richiederebbe discorsi molto lunghi. Esistono però anche storici inglesi e francesi molto interessati a condurre ricerche sul nostro paese: alcuni di loro occupano anche cattedre italiane e sono molto bravi e spregiudicati. Speriamo!

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  2. Ciao L.
    Questo paese e, chissà, forse tutti, sono ricchi di storie che non si possono venire a sapere.
    Però il P.C.I. di allora, dopo il centralismo democratico che mise in riga anche Di Vittorio dopo i fatti di Ungheria, arrivò già al ’68 critico, con Napolitano, per esempio, sull’invasione di Praga.
    E man mano lavorò per il “comunismo dal volto umano”.
    Conoscevo un vecchio comunista, che divenne perfin vicesindaco di una cittadina di 30.000 abitanti, che negli anni 50 e 60 faceva i comizi portandosi dietro suo figlio di pochi anni sul palco, dandogli delle carezze ogni tanto, così, tanto per far vedere che non l’aveva ancora mangiato…..
    Io, dal canto mio, negli anni 70 ero un ragazzo, e pensavo che Berlinguer, per appoggiare un governo monocolore Andreotti, avendo ottenuto la maggioranza relativa, doveva sapere delle cose che noi non sapevamo. O sapeva che non era abbastanza, o temeva qualcosa, o lavorava ad un progetto diverso, che forse il caso Moro ha interrotto. Ovviamente ai giovani, una politica che media troppo non piace. E non mi piaceva. Pensavo che non avrebbe portato lontano…..
    Ma non ho strumenti adesso per giudicare, figuriamoci allora.
    L’amaro che ti resta in bocca è fare dei paragoni con gli uomini di allora. Perfino Malagodi, con l’1,2%, mi sembra un gigante.
    A proposito, e chiudo, mi viene in mente una battuta pubblicata su un numero del Marco Aurelio del 1973: Cosa succede quando ci sono i liberali al governo? Che la lira c’è, malagodi di meno.
    Ciao L., e sempre grazie per le tue importanti recensioni. Questa ero qui che l’aspettavo.
    Ciao!
    A.

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    • Ciao, A.
      I segreti degli stati non sono inconoscibili, ma sono tenuti nei cassetti fino a quando non saranno aperti gli archivi. Congetture certamente ci sono, e sono formulate, anche grazie a libri molto interessanti che ricostruiscono i retroscena di ciò che è avvenuto, sulla base di serissime inchieste giornalistiche che hanno scavato in profondità. Tuttavia qui ci vorranno studi molto approfonditi che comparino i documenti d’archivio di vari stati, all’est come all’Ovest, per venire a capo di troppi misteri. Non ricordavo, per esempio, e mi è tornato in mente grazie a questo film, il probabile attentato che Berlinguer aveva subito in Bulgaria, che dimostra che erano convergenti probabilmente gli interessi ostili all’Eurocomunismo: questo dovrà essere oggetto di attenta indagine. Resto convinta che solo gli storici potranno in futuro chiarire molti aspetti di ciò che ci ha condizionato e che continua a condizionarci. La strategia berlingueriana si precisò dopo i fatti cileni che portarono al colpo di stato di Pinochet. Egli temeva che dalla divisione del paese potesse derivare anche qui una situazione simile, con ulteriori sofferenze per tutti. Per questo la strategia del compromesso storico gli era sembrata percorribile e profondamente democratica: perché l’unità delle diverse componenti politiche e culturali del paese non avrebbe permesso svolte autoritarie. Sappiamo com’è andata, e sappiamo che di tutto venne utilizzato contro quella strategia, terrorismo compreso. I giovani non sempre compresero, questo è vero, ma resto convinta che se il sogno si fosse realizzato, forse ci saremmo risparmiati la deriva lenta e innarrestabile che oggi stiamo vivendo. Sulla mediocrità dei politici attuali non posso che concordare. Malagodi era certo gigantesco, in confronto agli inconcludenti parolai dei nostri giorni! Grazie A. Era impensabile che non vedessi questo film, per l’affetto che ho provato profondamente per la figura di Berlinguer e perché io a quella strategia ho creduto e per quella mi sono a lungo impegnata, senza pentirmene! Non per nulla ci ho pianto calde lacrime!
      Ancora grazie a te per questo commento. Lilli

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