passato e presente (Ida)


Schermata 03-2456734 alle 15.08.04recensione del film
IDA

Regia:
Pawel Pawlikowski

Principali interpreti
Agata Kulesza, Agata Trzebuchowska, Joanna Kulig, Dawid Ogrodnik, Adam Szyszkowski, Jerzy Trela, Halina Skoczynska – 80 min. – Polonia, Danimarca 2013

Anna è poco più di una bambina e non conosce il mondo se non attraverso l’eco degli eventi esterni che le arriva in convento: abbandonata in tenerissima età alla compassione delle monache, infatti, lì era stata protetta, allevata e accudita. Ora, che vorrebbe farsi suora, porta un corto velo nell’attesa dei voti, ma è molto giovane: la superiora la spinge a dare qualche occhiata alla vita di fuori, prima di decisioni che la impegnino per sempre e, avendone rintracciato una zia che, seppure con riluttanza, sembra disposta a ospitarla, è molto ferma nel proposito di allontanarla per un po’. La realtà in cui, ora, si muoverà Anna è quella della Polonia degli anni ’60, uno stato che porta ancora le vistose ferite della guerra nei luoghi, nelle case e soprattutto nel cuore di molti sopravvissuti, alcuni dei quali avevano partecipato alla resistenza polacca contro i nazisti. E’ appunto il caso di Wanda Gruz, ebrea polacca, donna colta, emancipata e intelligente, ora magistrato: è l’unica superstite di una famiglia di ebrei ed è la zia della giovinetta.
Anna, che in realtà dovrebbe chiamarsi Ida, era stata affidata alle suore per ragioni misteriose, che ora, insieme, le due donne sembrano voler chiarire, intraprendendo un viaggio, che diventa a poco a poco, per entrambe, sia pure in modo diverso, un percorso di formazione, attraversato da tensioni emotive quasi insostenibili. Le dolorose scoperte lungo le dissestate strade polacche, nel grigiore del paesaggio, in mezzo alla povertà dei casolari ancora diroccati e l’imbattersi in una serie di rivelazioni agghiaccianti sviluppano nei loro cuori sentimenti contraddittori, che in Wanda si traducono in un crescendo di comportamenti distruttivi: nell’abuso di alcool, di fumo e anche in avventure sessuali senza gioia e senza seguito, ciò che accentua in lei il senso di vuoto e di frustrazione per l’enorme scarto fra gli ideali che avevano animato la sua lotta partigiana in anni ancor molto vicini e la realtà squallida del presente, nel quale è sempre più difficile realizzare la libertà e la giustizia per le quali si era battuta. Il viaggio le aveva mostrato crudamente anche la realtà di un azzeramento della sua cultura originaria: immagini terribili, come quelle del cimitero ebraico di Lublino, luogo di approdo del viaggio, dove troveranno finalmente riposo i resti dei genitori di Ida ferocemente massacrati, mostrano tombe e lapidi assediate e quasi ricoperte dalle erbacce, in completo abbandono, e testimoniano di un passato non più ricuperabile e di un presente senza memoria, intento a celebrare la vittoria sui nazisti, ma non disposto a riconoscere il prezzo che gli ebrei avevano sopportato per la ferocia non solo dei nazisti, ma anche di molti polacchi che si erano adoperati alacremente per espellerli dalle loro case e impadronirsi dei loro beni.
Preghiera e perdono, invece, sembrano essere il rimedio per Ida, ben decisa a tornare in convento, anche dopo l’incontro con un giovane suonatore di violino, che per la prima volta, aveva suscitato in lei la consapevolezza della propria femminilità.
Sarà indotta a tornare, però, in seguito al suicidio di Wanda. Non aggiungo altro sui problematici sviluppi della vicenda, per non togliere ai lettori il piacere della visione.

Il film, che è girato in un raffinatissimo bianco e nero, che ben sottolinea il grigiore diffuso e lo squallore di quella regione dell’Europa nord-orientale, a pochi anni dalla fine del conflitto mondiale, in pieno stalinismo, si avvale di una fotografia strepitosa e di una eccelsa recitazione delle due attrici protagoniste, in modo particolare di Agata Kulesza, nel difficile ruolo di Wanda, la più complessa fra le due figure femminili, ed è diretto molto bene dal regista Pawel Pawlikowski, che ha alle sue spalle un esiguo numero di film. Molto interessante la tecnica di sottrazione grazie alla quale egli riesce a far emergere in modo minimalistico, ma efficacissimo, le ansie e le contraddizioni delle due donne i cui ritratti sono disegnati con rara efficacia. Tutto ciò in soli 80 minuti! Da non perdere!

P.S.

Questo film ha trionfato agli European Film Awards, come miglior film, nonché per la miglior regia, la miglior sceneggiatura, la miglior fotografia e anche come premio del pubblico. (notizia del 14 dicembre 2014)

5 pensieri su “passato e presente (Ida)

    • Mi hai fatto morire dal ridere. E’ vero, e lo dice anche, ma non l’avevo ricordato. Grazie, Angelo! Non è importante, però è impreciso. Touchée!🙂 Poi si vede anche dal trailer che ho pubblicato!😦

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  1. Ciao L.
    grazie per la tua recensione. Mi metti a parte di film di cui non avrei saputo l’esistenza, distratto dalla vita, dalle corse, dalle letture veloci e pure improvvisate…
    Tutto questo ci sta portando lontano da noi.
    L’altro giorno parlavo di “Quando c’era Berlinguer” con un collega. Per spiegargli come cominciava ho chiesto alla prima persona che passava, una collega di 38 anni, con 2 lauree e master vari, chi fosse Berlinguer. Come nel film, non lo sapeva.
    Ormai viviamo in mondi diversi, paralleli e che spiegano bene il motto “divide et impera”.
    Tra quella generazione in giù, ho scoperto che moltissimi, nonostante i film, i documentari, gli infiniti mezzi, non conoscono nemmeno gli schieramenti nella seconda guerra mondiale; figurati gli interessi, le ragioni e quello che è successo. Perciò non sanno nemmeno perché siamo qui.
    E’ chiaro che i cosiddetti “potenti della terra” faranno di noi ciò che vorranno.
    Siano benedetti questi film.
    Purtroppo non bastano.
    Delle volte penso che ormai anche quel tempo è considerato vecchio, lontano, come le guerre d’indipendenza.
    Chissà. Sarà così?
    Ciao. E sempre grazie.
    A.

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    • Caro A,
      molte cose ci sono note perché le abbiamo vissute; altre perché erano state vissute in famiglia; altre perché in famiglia se ne era parlato come di fatti che gli avi avevano vissuto. E’ chiaro che i giovani non hanno colpa di essere nati da poco; purtroppo in famiglia ci si parla molto meno di un tempo e, soprattutto, non si ama parlare di un passato magari legato a ricordi tristi, di povertà, di immigrazione (per esempio dal sud al nord del nostro paese), commettendo l’errore di far credere ai ragazzi che lo stato di relativo benessere in cui si trovano non sia costato lotte e sudore, ma sia quasi una condizione naturale. Un bel guaio. La scuola poi, fra tagli degli investimenti e delle ore di lezione e ignoranza di molti insegnanti, ci mette del proprio! I risultati certo non ci confortano. Temo che se non se ne prenderà coscienza in fretta, ci aspettino tempi bui, ahimé. Il film è molto bello e credo sia ancora visibile dalle tue parti; qui a Torino c’è ancora. Ti ringrazio molto del commento. Un saluto. L.🙂

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  2. Ancora per A,
    com’è il film su Berlinguer? Lo vedrò in questi giorni; anzi, avrei già dovuto vederlo, poi ho cambiato programma all’ultimo momento e ho visto un film bruttino dal titolo: Storia di una ladra di libri, sul periodo nazista e le persecuzioni contro ebrei e comunisti. Nonostante l’interesse per l’argomento, però, il film non val nulla. Lo recensirò ugualmente. Ciao! Lilli

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