storia d’amore nel tempo dei mondi virtuali (Lei)


Schermata 03-2456730 alle 22.15.43recensione del film
LEI

Titolo originale:
Her

Regia:
Spike Jonze

Principali interpreti:
Joaquin Phoenix, Amy Adams, Rooney Mara, Olivia Wilde, Caroline Jaden Stussi, Laura Meadows, Portia Doubleday, Sam Jaeger, Rachel Ann Mullins, Katherine Boecher, Alia Janine, Jeremy Rabb, Lynn Adrianna, Luka Jones, Eric Pumphrey – 126 min. – USA 2013.

Scarlett Johansson non appare nel corso del film se non come voce, che si perde nel doppiaggio di Micaela Ramazzotti

E’ quasi impossibile costruire veri rapporti di solidarietà, d’amicizia o d’amore in ambienti sempre più disumanizzati, come la futura, ma non troppo, Los Angeles di questo singolare film in cui la realtà virtuale pare prevalente ovunque, e l’attenzione ai problemi di ciascuno non esiste. Insieme alle non lontane spiagge-formicaio dei weekend, in cui confluiscono migliaia e migliaia di suoi abitanti alla ricerca vana di compagnia, di svago e di riposo, la capitale californiana è scenario ed emblema di questa pellicola di Spike Jonze: bellissima, ma gelida nella ripetitiva tipologia dei grattacieli, nelle strade in cui si aggirano, senza meta né direzione apparenti, anonime e frettolose folle di passanti che, ignorandosi l’un l’altro, sono affaccendati a parlare da soli senza curarsi di tutti gli altri.
Theodore, unico protagonista del film (un bravissimo Joaquin Phoenix), dopo la fallimentare esperienza matrimoniale, conduce un’esistenza solitaria e triste. Per vivere scrive, su commissione, lettere virtuali: deve, cioè, inventare le lettere che avrebbero potuto scrivere coloro che o non sono più in grado di farlo o non vogliono continuare a farlo. A Theodore bastano poche conoscenze per offrire ai committenti calde testimonianze d’amore e d’affetto, capaci di creare l’illusione di non essere stati totalmente abbandonati e dimenticati. Segretario galante dei nostri giorni, egli sa adattare le parole alle circostanze più diverse e sa rendere così credibile e così formalmente elegante quel tipo di corrispondenza che un editore, spontaneamente, gli offre persino di mettere in vendita il volume che contiene il prezioso epistolario*. I rapporti con i suoi colleghi, invece, sono assai distratti: tutti ne ammirano il talento, ma né amicizie vere, né amori profondi sembrano poter attecchire negli uffici eleganti e freddi, in cui dominano i nuovi computer, quelli capaci persino di imitare la grafia di chi scrive, sia pure attraverso l’interposta persona di Theodore, lo scrivano.
Mentre, dunque, nella realtà il bisogno umanissimo di attenzioni e di amicizia non trova risposte, a queste si stanno dedicando gli uffici-studio delle case di software, che riescono infine a creare proprio quello che ci vuole: Samantha. Ha questo nome, nonché voce femminile, il nuovissimo sistema operativo (O.S.1) personalizzato, che dopo aver ottenuto qualche scarna informazione sull’utente, ne coglie le esigenze alle quali adatterà il proprio parlare e il proprio comportamento. Theodore, perciò, sembra aver trovato quello che stava cercando per vincere l’isolamento: Samantha, infatti, presto ne diventerà la segretaria che gli ricorda gli impegni, l’amica fidata con cui parlare, la confidente delle notti insonni, nonché la donna di cui ci si può innamorare, e della quale infatti egli, infatti, si innamora, dopo averne plasmato carattere e modi, come un moderno Pigmalione, che dà vita alla statua forgiata secondo i propri desideri.
Anche Samantha si innamora di Theodore e, sua croce e delizia, vuole essere onnipresente nella sua vita quotidiana, seguendolo ovunque e cercando di comprendere la realtà del mondo attraverso i suoi occhi. Egli, d’altra parte, la porta sempre con sé, in quel minuscolo smartphone che, sporgendo dal taschino, le permette di guardarsi attorno: saprà, grazie a lui, allora, com’è fatta una città, una spiaggia, cos’è il mare, che cosa il mutare del tempo e delle stagioni… Il puro flatus vocis si trasforma a poco a poco in essere pensante, che cresce e acquista autonomia, rivendicando i propri spazi e il proprio diritto a conoscere altri, con cui condividere gioie, dolori, affetti: esigenze di ognuno e perciò anche sue, ciò che scatena ovviamente mugugni e gelosia del suo possessivo amante. Poiché, tuttavia, nessun amore al mondo è per sempre, verrà anche per i due amanti il momento doloroso dell’addio: l’O.S.1 verrà rimpiazzato da un altro più adeguato agli utenti più esigenti, e a lui non resterà che il rimpianto di un amore quasi perfetto.

Il film si presenta come opera di notevole spessore, molto ricca di implicazioni culturali che offrono più di uno spunto di riflessione sul futuro che ci attende fra non molto, quando dovremo fare i conti con la realtà di uomini spiazzati dal mondo virtuale dei social network, e sospinti, senza quasi averne coscienza, ad affrontare da soli, con l’aiuto di piccoli aggeggi intelligenti, i problemi che nei secoli hanno richiesto ovunque sforzi organizzativi collettivi e solidali.
Il film si presta anche a letture di livello più complesso e ripropone, secondo me, in chiave moderna, alcuni miti antichi, fra cui principalmente quello di Pigmalione, cui ho già fatto cenno, e quello del bellissimo Narciso, incapace di amare altri da sé, per amore del quale la ninfa Eco si era tolta la vita riducendosi a pura voce replicante. Per molti aspetti, quindi, la coppia Samantha-Theodore è riconducibile a un solo individuo e al suo doppio, almeno finché lei diventa una persona pienamente dotata di propria individualità, diversa nei gusti, nelle scelte e nelle prospettive.
Il film era molto atteso, dopo due settimane povere di uscite di qualità ed è certo molto interessante e insolito, da vedere imperativamente, almeno una volta, in lingua originale.

*probabile citazione ironica del romanzo autobiografico di John Fante Chiedi alla polvere, ambientato in una Los Angeles in cui gli editori respingono per molto tempo i romanzi dello scrittore, condannandolo a lunghi anni di stentata sopravvivenza. Il film è molto citazionista!

 

Un intelligente e assai condivisibile tentativo di interpretazione del film potete trovarlo QUI

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7 pensieri su “storia d’amore nel tempo dei mondi virtuali (Lei)

  1. Naturalmente, in maniera molto più articolata e complessa, hai espresso ciò che anch’io avevo colto in questa pellicola, vista in versione originale. Ciao Franco

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    • Grazie Gianfranco; mi fa piacere che anche tu condivida con me il giudizio su alcuni aspetti del film, che è talmente denso che non si possono davvero tutti contenere in un breve articolo. Lo rivedrò. Ciao. Lilli

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  2. Ciao L.
    Hai ragione. Da come l’hai descritto, forse va visto anche più di due volte.
    Immaginare il futuro è difficile.
    Qui si parla di un mondo non lontano nel tempo dove “Matrix” ti dà ancora qualcosa che può piacere.
    Cambiando le esigenze dei dominatori, dei mercati, di Wall Street, di chissà chi, con programmi di questo genere puoi, agendo individualmente, cambiare contemporaneamente le morali di un pianeta, e omogeneizzarle, fino a far diventare accettabii cose orribili.
    Questo mi sembra un buon sequel per questo film. Che ne dici?
    Ciao!
    E sempre grazie per le tue imperdibili recensioni.
    A.

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    • Può darsi che sia solo la prima puntata di un serial come quello che tu descrivi, A, ma il film non esprime, secondo me, una preoccupazione di questo tipo, quanto piuttosto un’inquietudine per la solitudine crescente degli uomini, che già ora si dedicano, a scapito di amicizie o amori veri, ad attività solipsistiche e, appunto, narcisistiche. Il film ha una grande complessità e va visto più volte; devo ancora vederlo in inglese, ma credo che sia assolutamente da fare, per la ragione primaria della notevole diversità delle due voci delle attrici (mi è stato detto che sembra addirittura che cambi il film, poiché il personaggio di Samantha ne risulterebbe molto diverso). Ciao, A, e grazie del commento, sempre molto gradito.L.

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  3. Ciao a tutti,
    ho visto il film sia doppiato che in lingua originale e devo dire che come sempre il doppiaggio fa perdere gran parte della parte emozionale di un parlato. In particolare in questo film la voce (o interpretazione) della Ramazzotti (che apprezzo come attrice) non riesce a trasmettere la solitudine e al tempo stesso la sensualità, il dolore e la voglia di vivere, l’omologazione e l’individualità di cui la Johansson permea il suo personaggio. Lo stesso rapporto tra i due protagonisti sembra perdere lo spessore denso di sfumature che in lingua originale è così ben reso. Her è uno di quei film che oltre ad emozionare ti obbliga a riflettere e merita dunque una visione quanto più vicina all’intento dell’autore.
    Ciao
    Laura

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    • Sono d’accordo con te. Rivederlo in lingua originale per me è stato un vero piacere, tenendo conto, fra le altre cose, che Samantha è una voce e che tutta la complessità del suo formarsi e maturare deve essere resa solo attraverso una voce che la renda credibile. La Johansson riesce a farlo come meglio non si potrebbe! Grazie del commento, Laura. Ciao a te!

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