Il lupo insidioso (The Wolf of Wall Sreet)


Schermata 01-2456687 alle 14.55.09recensione del film:
THE WOLF OF WALL STREET

Regia:
Martin Scorsese

Principali interpreti:
Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey, Kyle Chandler, Rob Reiner, Jon Favreau, Jean Dujardin, Cristin Milioti, Jon Bernthal, Ethan Suplee, Shea Whigham, Spike Jonze, Ben Leasure, Michael Jefferson, Chris Riggi, Joanna Lumley, J.C. MacKenzie, Christine Ebersole, Matthew Rauch – 180 min. – USA 2013.

Quest’ultimo film di Martin Scorsese si ispira alla storia reale raccontata nell’autobiografia (tradotta anche in Italia per le edizioni BUR) di Jordan Belfort, avventuriero e faccendiere finanziario che nel giro di pochissimo tempo divenne uno degli uomini più ricchi e potenti degli Stati Uniti.

Jordan Belfort (Leonardo Di Caprio) era un giovane di belle speranze, ambizioso, ma senza grandi esperienze borsistiche e finanziarie, quando, approdato a Wall Street e opportunamente istruito dal manager senza scrupoli Mark Hanna (Matthew McConaughey) sul modo di diventare un broker di successo, creò nel New Jersey un’agenzia di brokeraggio, la Stratton Oakmont, coll’imperativo categorico di guadagnare una quantità di soldi mai vista, per potersi concedere ogni lusso e ogni piacere. Si sarebbe trattato di mettere in atto la strategia più utile affinché un elevato numero di entusiasti e convinti mediatori riuscisse a persuadere una grandissima quantità di investitori ad affidare alla Stratton il proprio denaro, grazie alla promessa di farlo rendere, al riparo dalle tasse e nello spregio più assoluto di ogni forma di legalità. In alcuni periodi storici le lusinghe della ricchezza e dei vantaggi che ne derivano funzionano meglio che in altri: Jordan ebbe la ventura di trovarsi a operare negli anni ancora largamente egemonizzati dal pensiero unico dell’edonismo reaganiano, versione rivisitata e, forse più seducente, del sogno americano, ciò che favorì il veloce successo del suo proposito. L’agenzia ebbe dunque una rapidissima ascesa, consentendo a Jordan di sprecare le ingenti somme che affluivano da ogni parte e che egli rapidamente intascava, nelle spese più pazze per procurarsi donne, alcool, viaggi e droghe, e permettendogli anche di abbandonarsi a eccessi di ogni tipo, sui quali, senza alcuna inibizione moralistica, si sofferma la cinepresa del regista. La prima parte del film, perciò, raccontandoci l’irresistibile arricchimento del protagonista, ci presenta un vasto repertorio delle sue trasgressioni sessuali, orgiastiche, da consumatore compulsivo di droghe di ogni qualità, sgomentandoci e provocando una strana sensazione, insieme di imbarazzo e di compiacimento, poiché ci rende coscienti subito che un’ ambigua fascinazione promana dai comportamenti amorali di Jordan, che diventano aspetti costitutivi della narrazione di Martin Scorsese, che non solo non prende le distanze dal protagonista, ma pare quasi costruirne un’immagine positiva.

I contorni del personaggio di Jordan, in realtà, si precisano meglio nella seconda parte del film, quando alcune cose cominciano a non funzionare come prima nella strategia del nostro eroe. Non è vero, innanzitutto, che i soldi possono comprare tutto e corrompere tutti: saranno due oscuri funzionari dell’FBI a ricordarglielo e a inchiodarlo alle sue responsabilità; la sua concezione maschilistica dei rapporti sociali e familiari, inoltre, si infrangerà di fronte alla resistenza di Naomi (Margot Robbie), la moglie bellissima, che gli ha dato due figli e che non intende sopportare più i suoi tradimenti e la sua vita debosciata. Egli scoprirà, poi, a sue spese, che la droga non è sempre in grado di potenziare le proprie prestazioni: gli accade infatti che l’effetto ritardato di uno stupefacente scaduto, ingollato a gogò, gli provochi un ottundimento psico-fisico terribile, tale da mettere a rischio la sua mente e la sua vita stessa (scena che l’eccezionale performance di Leonardo Di Caprio rende memorabile). In alcuni momenti, inoltre, la vita è resa incerta dalle forze della natura, contro le quali non è facile avere la meglio, come dimostrano le difficoltà della sua nave da crociera durante una tempesta nel Mediterraneo.
Il comportamento di Jordan, così almeno mi è parso, contiene in sé le contraddizioni sufficienti a far vacillare la solidità del castello di illusioni che egli era riuscito a creare per sé e per i pochi altri suoi fedelissimi, amici che, però, egli stesso, per ottenere sconti di pena, non esiterà a tradire, consegnandoli nelle mani della giustizia (attenendosi in ciò a quanto gli aveva suggerito Mark Hanna, cioè che non possono esistere amici a Wall Street). Riuscirà, è ben vero, a cavarsela ancora una volta: una mite condanna gli permetterà, di nuovo di affabulare un pubblico di creduloni ammiratori, durante un’intervista televisiva, segno evidente che il personaggio è un lupo incorreggibile, che, come tutti i suoi simili, perde il pelo, ma non il vizio, ma segno altrettanto evidente che sono sempre troppi gli ingenui che mostrano ammirazione e stima per marpioni di tal fatta.
Il ritratto a tutto tondo di Jordan Belfort è tragicomico e grottesco; buffonesco e inquietante e si colloca, secondo me, fra le pagine più significative del regista, che forse, descrivendo l’insaziabile e oscena bulimia di questo lupo vorace, ci ha dato anche il ritratto del capitalismo finanziario e della sua forza insieme avida, seduttiva e distruttiva. Straordinaria la recitazione degli attori, con Di Caprio, quasi gigione, in stato di assoluta grazia!

8 pensieri su “Il lupo insidioso (The Wolf of Wall Sreet)

    • E’ magnifico il film e Di Caprio è davvero splendido! L’ho visto in lingua originale , cosicché l’effetto parolacce si è un po’ attenuato. Se un giorno o l’altro avrò tempo e voglia, su questo meraviglioso regista scriverò un articolo, perché non riesco a togliermi dalla mente (da anni) che molti suoi film, soprattutto quelli a carattere comico – grottesco, come questo, siano ispirati da Boccaccio, conosciuto o direttamente o attraverso Pasolini. Se hai modo di vedere, oltre a questo anche After Hours (Fuori orario), forse questa impressione potresti provarla anche tu. Ne avevo già scritto, proprio a proposito di quel film, a commento di una recensione su Mymovies, che insinuava la medesima ipotesi! Grazie del commento, Adriano!

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      • Grazie a te, Laulilla, che offri sempre spunti e riflessioni interessanti. Proverò a vedere in settimana questo film e ti farò sapere*

        *spero di non fare come con Philomena, che non sono andato a vederlo le prime settimane ed ora non è in più in programmazione vicino da me. Ma ritroverò anche quello prima o poi.

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        • Grazie Adriano, sicuramente Philomena uscirà in DVD, quindi potrai vederlo, se ti andrà proprio male, in questo modo. Può darsi però, che un Oscar (sembra studiato per quello) lo faccia ri-proiettare nelle sale. Qui a Torino è ancora in giro. Mi è stato detto che, siccome piace molto, le sale lo tengono, magari per un solo spettacolo al giorno (di solito l’ultimo). Non perderti The Wolf perché è molto bello e interessante. Fammi sapere! Ciao! 🙂

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          • Avevi proprio ragione, il film merita davvero: storia e cast davvero brillanti.
            A questo punto, devo mettermi alla ricerca di After Hours.

            P.S: ho letto che alcune famiglie rovinate dalle truffe di Belfort hanno criticato Scorsese e Di Caprio perchè avrebbero completamente ignorato le conseguenze delle azioni di questo broker senza scrupoli. Credo che il film si sarebbe snaturato se si fosse soffermato su questi aspetti ma comprendo benissimo la rabbia di chi ha subito dei raggiri di questi livelli.

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            • …devo mettermi alla ricerca di After Hours. Se posso aggiungere: tieni anche vicino a te la novella di Andreuccio da Perugia, poi mi dirai.
              Qui c’è anche il motivo boccacciano del truffatore che inganna gli stolti che ci cascano, costruendo compiaciuto, come fosse un’opera d’arte, la sua truffa (Frate Cipolla?) oltre all’altro motivo della “fortuna”, cioè del caso, l’imponderabile che può rovesciare la sorte: la tempesta che imprevedibilmente coglie Belfort in mare, che mi ha ricordato almeno quella della novella di Landolfo Rufolo. Naturalmente il tutto è inserito strutturalmente in una vicenda di strettissima attualità, ma anche ai giorni nostri esistono imbonitori che più le sparano, più vengono creduti (e anche votati 😦 ,per nostra sciagura! )

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  1. Ciao L.!
    Il ritratto del capitalismo finanziario e della sua forza insieme avida, seduttiva e distruttiva. Hai usato le parole esatte, precise. La droga scaduta potrebbe essere questa voglia di onnipotenza a spese di tutto il resto del mondo.
    Penso che Scorsese sia un grandissimo. A me però è rimasto nel cuore un documentario: The Last Waltz. L’ho visto 30 anni fa e mai più. Dovrei darmi da fare per cercarmi il DVD.
    Ancora grazie per questa splendida recensione.
    Ciao!
    A.

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    • Grazie, A, per i complimenti che mi fai! Il film è proprio straordinario: concordo che Scorsese sia un grandissimo! Concordo anche sul significato simbolico della droga scaduta; aggiungerei a quello che scrivi “Fuori tempo massimo”: è scaduto il tempo ed è troppo tardi per la volontà di potenza! Il guaio è che i danni sono fatti,però, e le conseguenze sono ancora lì, sotto i nostri occhi.
      Non conosco The Last Waltz. Mi sono documentata, però, prima di risponderti, googlando un po’: il DVD c’è e si trova a prezzo ridottissimo comprando via internet. Non escluderei però che si potesse trovare in streaming su Youtube. Hai provato a guardare? Ancora grazie a te.
      L.

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