invecchiare (Nebraska)


Schermata 01-2456676 alle 21.47.12recensione del film:
NEBRASKA

Regia:
Alexander Payne

Principali interpreti:
Bruce Dern, Will Forte, June Squibb, Bob Odenkirk, Stacy Keach, Mary Louise Wilson, Rance Howard, Tim Driscoll, Devin Ratray, Angela McEwan, Glendora Stitt, Elizabeth Moore, Kevin Kunkel, Missy Doty, Anthony G. Schmidt, Melinda Simonsen – 115 min. – USA 2013.

Woody Grant è un vecchio, con passato da alcoolista, che vive in una località del Montana e che comincia a manifestare vuoti di memoria e demenza. E’, per questa ragione, mal sopportato in famiglia: i due figli, David e Ross, hanno poco tempo per lui, ciascuno preso com’è dal proprio lavoro; la moglie Kate (che cerca di badare a lui come meglio può) è a sua volta anziana e ha sulle spalle l’intero peso del ménage. Nessuna meraviglia, perciò, se, pur sorvegliandolo anche troppo strettamente, spesso ne perda le tracce e sia costretta a ricorrere ai figli per ritrovarlo, cosa che obbliga i figli ad abbandonare il lavoro per cercarlo. Woody si allontana spesso, infatti, per raggiungere, a piedi o in autobus, la città di Lincoln, in Nebraska: non avendo più il permesso di guidare, per l’età e per i suoi precedenti da etilista, decide che ci andrà a tutti i costi con le sue sole gambe malferme, anche se dista da casa sua un migliaio di miglia. A Lincoln, infatti, lo attende, preparato… proprio per lui, un milione di dollari di cui un’azienda locale gli ha comunicato la vincita, con una lettera truffaldina che copre una promozione pubblicitaria. Il figlio David, dopo avergli invano spiegato come stanno le cose, decide che lo accontenterà, dedicando l’intero weekend (ma, in realtà, qualche giorno in più), al viaggio col vecchio padre lungo la strada che porta in Nebraska. Anche Ross e Kate saranno, per poco tempo, della partita, raggiungendoli a Hawthorne, luogo della giovinezza di Woody, delle amicizie e del primo amore, cosicché il percorso serve a rinverdire i ricordi dei più anziani, ma anche a far conoscere a David e a Ross insospettabili momenti del passato di quel padre, quasi sconosciuto a entrambi, e di quella madre un tempo assai spregiudicata nelle parole e nel comportamento, ma ora inacidita, inguaribile Santippe incapace di pietosa e tenera empatia nei confronti di quella fragile creatura che è, adesso, suo marito. Il viaggio, quindi, se è per Woody anche un percorso a ritroso nel tempo e perciò un modo di provare a sé di essere stato vivo quando qualcuno lo aveva amato, per David diventa soprattutto l’occasione per far luce in se stesso, per capire chi è, da dove viene e che cosa conta per lui e, forse, per riprendere, con altro animo quel legame con la donna che gli voleva bene e che fino a quel momento egli non aveva saputo né comprendere, né amare davvero. Il viaggio è anche un modo per capire qual è il giusto valore da attribuire al denaro: un mezzo, non un fine, come invece viene considerato quasi da tutti, anche nel cuore profondo degli stati del Mid-West americano, in piena crisi economica, in quegli agglomerati di case, fra deserti e mandrie, in cui gli uomini hanno perso la coscienza del senso della vita e delle relazioni familiari e sociali, degradandosi e imbarbarendosi.

Alexander Payne sembra essere tornato, con questo bellissimo film on the road, alla felice stagione dei suoi precedenti About Schmidt (2002) e Sideways (2004) dai quali si era allontanato inopinatamente girando il deludente Paradiso amaro (2011), che aveva ottenuto alcuni Oscar (a riprova di quanto siano discutibili i criteri di scelta per l’assegnazione di quei premi).
Mantenendo la propria narrazione in un difficile equilibrio fra dramma e commedia, il regista, con grande finezza, evita l’eccesso di patetismo che la vecchiaia di Woody avrebbe potuto evocare e al tempo stesso evita di mettere in ridicolo le piccole stramberie di un uomo ormai alla fine dei suoi giorni, che vorrebbe impossessarsi della vincita prodigiosa, ma non per godersela (i suoi desideri, molto modesti, intaccherebbero una parte molto piccola di quell’ingente somma): egli vorrebbe lasciarla ai propri figli quale ricordo tangibile dell’affetto che per loro aveva provato e che non era stato capace di manifestare. Questa immagine insieme tenera e cocciuta del vecchio Woody è resa con grande professionalità da un eccelso Bruce Dern, che per questa sua interpretazione è stato premiato come miglior attore al festival di Cannes nel maggio 2013 (questa edizione è stata davvero una miniera di grandi film). La pellicola è girata in un bellissimo bianco e nero, con viraggi improvvisi al seppia e all’azzurro, quasi a sottolineare simbolicamente un paesaggio che accompagna, con le sue luci e le sue ombre, un’esistenza che, pur essendo arrivata al termine, è capace ancora di qualche luminoso sprazzo di vitalità, di qualche guizzo di intelligenza e di buon umore, soprattutto se confortata ogni tanto da qualche innocente birretta. Con che cuore, infatti, la si potrebbe negare a un uomo che ha i giorni contati?

Segnalo a tutti quelli che fossero interessati che il film di Alexander Payne: A proposito di Schmidt (About Schmidt) è visibile in streaming, del tutto legalmente, sul sito della RAI che potete trovare a questo link.
Il film, che è del 2002, è molto interessante, perché contiene temi e riflessioni che sono, a mio avviso, stati sviluppati molto più ampiamente in quest’ultimo bellissimo Nebraska.

Advertisements

6 pensieri su “invecchiare (Nebraska)

    • Grazie A. del tuo apprezzamento per la recensione! Vedilo tranquillamente, perché è un film bellissimo e, in realtà a te è parso di vederlo, ma io ho detto ben poco del suo svolgersi, non volendo fare, come si dice, “spoiler”, cioè rivelare troppo, rovinando la visione. Ciao,A.
      L.

      Mi piace

  1. Sulla base del tuo suggerimento ho visto Nebraska. Il film mi ha interessata molto per la parte che attiene ai quattro personaggi principali, vecchio padre determinatamente cocciuto, madre inacidita e pettegola, figlio affettuoso e sconvolto dall’invecchiare del padre, altro figlio disponibile ma più distante dalle ansie quotidiane della famiglia. E’ interessante tutto il percorso psicologico di David, dal rifiuto all’accettazione della vecchiaia del padre, alla riconquista di un atteggiamento effettivamente affettuoso verso quell’uomo ormai cambiato ma con tratti ancora riconoscibili di quando gli era padre in età più giovane. Ben tracciato anche il personaggio della madre, meno profonda del padre, più esaurita dalla famiglia, anche lei sola di fronte all’invecchiamento. Che dire del vecchio che ha di fronte a sé un unico obiettivo, un unico scopo di vita: raggiungere Lincoln per ottenere un premio che gli permetterà di soddisfare alcuni desideri? Il premio è un pretesto per rifiutare la condizione di vecchio confinato nella sua casa, nella quotidianità, nella noia, senza più sogni, senza la possibilità di costruirsi dei progetti, senza futuro, allora Lincoln. Questa per me, oltre alla splendida fotografia, la parte buona del film. Tutto il contesto mi è sembrato fasullo: la rimpatriata nel paese d’origine, la sfilata degli ex amici più o meno interessati, la fila dei fratelli, semoventi e muti, come seduti nelle file di una platea irreale. Il mondo dei vecchi non è solo così. Ho avuto momenti di noia nella visione del film. Forse conosco un’altra vecchiaia e non pretendo di avere ragione io. E’ solo un altro punto di vista!

    Mi piace

    • I personaggi secondari restano sullo sfondo e perciò soffrono di un minore processo di individuazione, come mi pare giusto, avendo il regista già impostato il suo racconto sulla famiglia del vecchio Woody. Il resto è funzionale al racconto: la rimpatriata serve a Woody per ricuperare la memoria di sé, in modo che il figlio possa dire di conoscerlo davvero, e anche per scoperchiare alcuni segreti di famiglia che erano stati accuratamente rinchiusi, come le vecchie stanze piene di polvere e ragnatele. Tu scrivi a proposito dei vecchi di Hawthorne: “Il mondo dei vecchi non è solo così” Verissimo, infatti il regista ci descrive anche un’altra e diversa vecchiaia: chi non si è mai allontanato dalla più profonda e immobile provincia americana, ancora più immobile dopo la crisi economica, è ritratto in una condizione di fissità ebete, vecchio o meno vecchio. Che c’è di strano? Gli unici contatti esterni sono arrivati dalla TV portatrice di disvalori, quali la centralità del denaro. Sono diventati tutti ebeti e avidi! Io non mi sono annoiata, anzi: mi spiace che ti sia successo su mio suggerimento!

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...