La Spoon River dei perdenti (Still Life)


Schermata 12-2456644 alle 00.28.36recensione del film:
STILL LIFE
Uberto Pasolini

Principali interpreti:
Eddie Marsan, Joanne Froggatt, Karen Drury, Andrew Buchan, Ciaran McIntyre – 87 min. – Gran Bretagna, Italia 2013.

Alcune premesse letterarie (tanto per non cambiare!).

Che tutti siamo, volenti o nolenti, destinati a morire è una dura ma ineluttabile realtà. Che non sia molto diversa la fine di chi è circondato dagli affetti che in vita si è saputo o potuto costruire, dalla fine di chi è solo e abbandonato da tutti è quasi un luogo comune, che sarebbe utile verificare (ricordate Le invasioni barbariche?) così come lo è quello delle tombe che servono ai vivi e non ai morti. Il problema è di capire in che modo servano ai vivi. Qui ci soccorre Foscolo, talvolta impropriamente citato a proposito di questo film:

Dal dí che nozze e tribunali ed are
diero alle umane belve esser pietose
di se stesse e d’altrui, toglieano i vivi
all’etere maligno ed alle fere
i miserandi avanzi che Natura
con veci eterne a sensi altri destina. (Dei Sepolcri v. 91-96)

Ci dice il poeta che i riti della sepoltura hanno costituito una tappa fondamentale del processo di incivilimento che ha distinto l’uomo dagli animali (umane belve), nel momento in cui, contrapponendosi alle forze della trasformazione della materia, che distruggono nello stesso modo ogni essere vivente, si è cominciato a distinguere fra natura e storia, anche attraverso quei riti sepolcrali che permettono ai vivi di tributare a ciascun defunto, ricco o povero, buono o cattivo, il rispetto dovuto alla sua individuale unicità umana.

Oltre a questo, è presente nel film, almeno secondo me, un altro riferimento letterario: l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, che ci ha raccontato, attraverso la verità dei sepolti sulla collina di Spoon River, come non sempre sia possibile trovare il modo per farsi amare, così come non sempre sia di tutti la possibilità di realizzare i propri progetti, cosicché, spesso, molti percorrono strade che mai avrebbero immaginato, poiché è soprattutto il caso il dominus della vita di ciascuno.

Il duplice richiamo letterario aiuta a capire il film, che è solo apparentemente la descrizione di uno strano protagonista di nome John May (il bravissimo Eddie Marsan), che conduce accurate ricerche per ricostruire la personale vicenda umana dei “perdenti” che sono morti soli e abbandonati, per conto della municipalità di South London che si incarica di seppellirli. Attraverso la sua scrupolosa indagine, riesce a far emergere grazie a qualche vecchia fotografia, o a qualche breve scritto, o ai ricordi di coloro che li avevano conosciuti, la loro dignità, calpestata dagli scherzi del destino o dalla noncuranza frettolosa dei loro simili. Il film diventa in tal modo la descrizione del mutamento, nella percezione generalizzata, del significato della morte e perciò stesso del valore della vita, dal momento che anche le istituzioni, dominate dall’ideologia utilitaria della efficienza cinica, vogliono sospendere il servizio, quasi ignorando che il risparmio su certe spese, in realtà, cancella la pìetas, trasformandosi in un vero impoverimento della civiltà, e rischiando di riportarci alla barbarie delle umane belve di foscoliana memoria.
Un film insolito, che ha comunque vinto il premio della sezione Orizzonti al Festival di Venezia di quest’anno e che mi sembra utile vedere e meditare. Per meglio comprenderlo, QUI troverete le dichiarazioni molto interessanti del regista, al suo primo lungometraggio.

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6 pensieri su “La Spoon River dei perdenti (Still Life)

    • E’ un gran bel film, infatti, il film natalizio per eccellenza, triste, ma neppure troppo, pieno com’è di civile rispetto nei confronti di chi è stato colpito dalle sciagure del destino. Il regista è stato parecchi anni fa il produttore di Full Monty, ma mi risulta che sia alla sua prima regia. Mi risulta anche che abbia una parentela con Luchino Visconti (nessuna parentela invece con P.P.Pasolini). Dovresti vederlo: credo che ti piacerebbe. Grazie A. per questo tuo commento.

      Liked by 1 persona

    • Sì, è un bel film, che richiede sensibilità d’animo: me ne sono resa conto quando ho letto commenti terribili su questo film del tipo: tagliare i rami secchi? Ebbene sì! Non l’avrei mai creduto, ma ormai i danni dell’egemonia pseudoculturale berlusconiana si toccano con mano. Grazie del commento, Ivetta; sono contenta che ti sia piaciuto.

      Liked by 1 persona

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