migranti (La gabbia dorata)


Schermata 11-2456612 alle 15.59.24recensione del film:
LA GABBIA DORATA

Titolo originale:
La jaula de oro

regia:
Diego Quemada-Diez

Principali interpreti:Brandon López, Rodolfo Dominguez, Karen Martínez, Carlos Chajon, Ramón Medína, Héctor Tahuite.
-102 min. – Messico 2013

Un racconto bellissimo e disperato sull’emigrazione nel mondo, film-verità che è anche invito a riflettere su di noi, sul senso di ciò che facciamo, sulla vita affannosa e disumana che i ricchi del mondo industrializzato stanno imponendo ai meno fortunati, agli ultimi degli ultimi, disposti a ogni sacrificio per arrivare a essere gli ultimi degli ultimi nelle nostre terre promesse. Il regista messicano Diego Quemada-Diez, alla sua prima opera, ma non nuovo nel mondo del cinema (ha, in passato, collaborato con Ken Loach, Oliver Stone, Alejandro González Iñárritu e Fernando Meirelles), ricostruisce con documentaristica asciuttezza l’emigrazione verso gli Stati Uniti, a piedi, di alcuni ragazzini guatemaltechi: Juan, Samuel e Sara, giovanissima che, sacrificando i suoi lunghi capelli e fasciando strettamente il suo seno nascente, cerca di farsi credere maschio, per sfuggire alle insidie che tutte le donne, giovani, o vecchie, belle o brutte incontrano lungo la strada. Presto si accompagnerà a loro un altro adolescente, Chauk, un indio silenzioso che si esprime solo con la propria lingua e che con parecchia diffidenza, e dopo momenti di forte tensione all’interno del gruppo, verrà accolto. Juan e Chauk, in realtà, si contendono le attenzioni di Sara, di cui Juan conosce il segreto, quasi subito, però, intuito anche da Chauk: impareranno, a loro spese, a far prevalere le ragioni della solidarietà piuttosto che quelle della rivalità. Il percorso avventuroso dovrebbe portarli negli Stati Uniti, a Los Angeles: un nuovo il sogno americano, dunque, seduce i più poveri del mondo, che per sfuggire alla disperazione, immaginano la vita “meravigliosa” che dovrebbe arridere ai loro occhi dopo tanto faticoso spostarsi, fra umiliazioni di ogni tipo, inseguendo treni in corsa per guadagnare qualche chilometro, o affidandosi a camionisti quanto mai infidi, o addirittura diventando inconsapevoli corrieri di droga, dormendo nei tubi destinati alle fognature, che lasciano intravedere un lontano barlume di luce… Il percorso dei ragazzi non è solitario: lungo la loro strada incontreranno migliaia di altri migranti affollati sui tetti dei treni, pigiati nei camion, o nascosti nei boschi, guardinghi, spesso insieme alle loro famiglie, che corrono continui rischi, non diversamente da coloro che, quotidianamente, sbarcano, se riescono ad arrivare vivi, sulle nostre coste. Non dirò altro, perché un po’ di curiosità giova al cinema, soprattutto se si tratta di un film pieno di tensione vera, come questo.

La pellicola, dunque, affronta, raccontando una piccola storia molto documentata, il dramma epocale dei nostri giorni: lo spostarsi di masse sterminate di uomini che continuano ad attraversare i continenti sospinti dalla fame e dalla mancanza di prospettive per il futuro. I protagonisti del film sono giovanissimi attori (premiati a Cannes come Miglior Cast), ma interpretano, magistralmente diretti da Quemada-Diez, i loro difficili ruoli con molta verità, così da suscitare la trepida identificazione degli spettatori. Da vedere e da meditare.

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2 pensieri su “migranti (La gabbia dorata)

  1. Ciao L.!
    Penso che sia un altro dei tuoi film che vale davvero la pena di vedere.
    Mi viene in mente “Deportee” di Woody Guthrie e Martin Hoffman.
    Un’altra storia, ma storia di migranti che ascoltavo una volta.
    Certo il film fa pensare alle vite degli altri, ma soprattutto alla propria, interconnessa a quelle.
    Le catene fisicamente indolori, le tristezze non legate alle 4 effe di fame, fumo, freddo e fastidio,
    ma quelle tristezze che ci vengono quando affrontiamo con fatica l’inutilità di molte cose che facciamo.
    La gabbia del prodotto interno lordo. Le tristezze che crea a noi e il dolore che crea agli altri.
    E come uscirne? Nuovi leader da non assassinare a Dallas? O all’Ambassador Hotel di Los Angeles. Sarebbe una gran cosa. Per adesso, la china presa dagli uomini del pianeta non porta lontano…
    Ciao!
    A.

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    • Ciao A, e grazie di questo commento.
      La nostra vita, è verissimo, è strettamente collegata con questi spostamenti epocali, per sfuggire alla fame e alle persecuzioni. Basta vedere quel che succede nel corno d’Africa (a quanto ne so principalmente in Eritrea) per capire che non siamo così lontani da questi fenomeni.
      L’approdo sulle nostre coste è la conseguenza della fuga, altamente selettiva, da quei disgraziati luoghi. Quelli che riescono ad arrivare fin qui cominciano proprio qui un altro calvario.
      Come uscirne? Non lo so, ma è importante prendere coscienza di quello che abbiamo alle porte di casa. Prima lo faremo, meglio sarà. Anche questo film può servire allo scopo.
      Ciao!

      Mi piace

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