sesso e amore (Lo sconosciuto del lago)

Schermata 10-2456577 alle 01.25.28recensione del film:
LO SCONOSCIUTO DEL LAGO

Titolo originale:
L’inconnu du lac

Regia:
Alain Guiraudie

Principali interpreti:
Pierre de Ladonchamps, Christophe Paou, Patrick d’Assumçao, Jerome Chappatte – 97 min – Francia 2013

Il film si svolge in uno scenario quasi arcadico: un lago appena increspato dal vento leggero, le colline intorno, una piccola spiaggia delimitata da un bosco, il “locus amoenus” (nel senso etimologico letterale di “privo di  mura“, cioè luogo della libertà) di tanta letteratura classica, oasi serena, dove gli eroi antichi placavano le tensioni e le paure, nell’idillio della natura amica. In realtà, però, a ben guardare quelle colline sono un po’ troppo scure; il bosco un po’ troppo fitto; le increspature del lago diventano spesso onde vere e proprie, mentre il vento, che sembrava una brezza leggera, agita le chiome degli alti pioppi, e nuvole sempre più nere offuscano il cielo azzurro o il tramonto dorato, cosicché il paesaggio assume aspetti assai inquietanti e minacciosi. Allo stesso modo, i bellissimi giovani che, nudi, si godono il sole sulla piccola spiaggia e sembrano usciti dalle sculture di Mirone o di Lisippo, tanto sono perfetti i loro corpi, celano dentro di sé oscure pulsioni, che non sono affatto riferibili alle loro scelte omosessuali, ma alla coercizione profonda che li porta a frequentare quotidianamente quello stesso luogo per “rimorchiare”, come dicono loro, vale a dire per trovare, negli occasionali incontri che lì avvengono, quel piacere intenso, ma poco duraturo, che non rassomiglia all’amore al quale, però, alcuni di essi aspirerebbero. Il film dunque affronta il tema della dipendenza dal sesso (e sotto questo aspetto ricorda Shame) in un luogo solo in apparenza propizio all’amore: luogo chiuso e delimitato circolarmente, emblema dell’eterno ritorno di gesti e comportamenti che rispondono a una logica ossessivamente ripetitiva, elemento di contraddizione per quanti vorrebbero superare la solitudine, ricercando, oltre al piacere sessuale, la comprensione profonda, la tenera complicità e anche l’amicizia, presenti in ogni amore vero. Questa è l’aspirazione di Henri, uomo solitario e non più giovanissimo, che su questa spiaggia cerca l’amico con cui confidarsi, dopo che, per l’affievolirsi del proprio desiderio sessuale, è stato abbandonato dalla moglie; questo il desiderio di Frank, attratto irresistibilmente dall’affascinante e tenebroso Michel, amante bellissimo e perfetto, ma fermamente deciso a tenere separata la propria vita privata, che vuole riservare solo a sé, dall’attrazione per lui, partner occasionale. Questo avrebbe voluto probabilmente anche il giovane che Michel aveva prima amato e poi ucciso, liberandosene. L’acqua, elemento sempre presente nei luoghi ameni della cultura classica, lascia qui affiorare dalle sue torbide profondità il cadavere di questo povero ragazzo, rivelando la fallacia della sua originaria simbologia (luogo della vita, elemento purificatore e salvifico); il bosco, che con le sue fronde offriva discreta protezione al consumarsi dei riti d’amore, è ora luogo di trappole insidiose, in cui un lupo cattivo si aggira per catturare le sue prede mentre le colline sul fondo sono un vero e proprio muro circolare, invalicabile e necessario sfondo del ripetersi di riti e comportamenti rischiosi, scenario di morte al quale non si sfugge.

Il film, che viene condotto con molta abilità come un thriller teso e suggestivo, ha ottenuto a Cannes, quest’anno, il Premio per la miglior regia nella sezione Un certain regard, ma è stato seguito da una scia di polemiche, sia per le numerose scene esplicite di sesso omosessuale, sia per la diffusa presenza del nudo integrale maschile, elementi che difficilmente trovano spazio nel cinema non pornografico. Mi pare, però, che l’opera, nata da una originale ispirazione e ricca di citazioni cinefile, sia di indiscutibile bellezza e di grande qualità culturale e che, pertanto, lo scandalo dei benpensanti vada ignorato. Curiosa la riluttanza di molti maschi a vedere questo film.

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8 risposte a "sesso e amore (Lo sconosciuto del lago)"

  1. maria ghisaura 11 ottobre 2013 / 14:12

    Bellissima recensione per un film davvero bello. Le tue osservazioni e i riferimenti e le parole che hai utilizzato mi hanno coinvolta ed hanno espresso quanto da questo drammatico film ho tratto. La pulsione sessuale forte e apparentemente assoluta non riesce a oscurare il desiderio di affetto, amicizia e condivisione che l’amore richiede. La mancanza di questi sentimenti provocano desolazione, solitudine e inadeguatezza nell’affrontare la cruda realtà del vivere quotidiano. C’è chi non ce la fa a superare la dolorosa tristezza della separazione (Henri); c’è chi, come Franck non riesce a sottrarsi al loro richiamo anche se in esso si nasconde un grave pericolo. Il finale del film è aperto. quien sabe?

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    • laulilla 11 ottobre 2013 / 14:19

      Ti ringrazio Maria; più penso al finale, più mi convinco che, per quanto appaia aperto, in realtà sia un finale tragico, di cui è indizio lo spegnersi di ogni barlume di luce e il buio totale dello schermo. Però, chi lo sa? Il film si presta anche ad altre letture e forse anche ad altre conclusioni. Mille grazie, cara. Il mistero del mistero è il silenzio maschile sul film: una singolare defezione, non credi? 😉

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  2. Rematelli Gianfranco 9 agosto 2014 / 21:45

    Posso concordare con l’analisi fatta del film, ma permane una curiosità: l’omosessualità (in questo caso maschile) è solo ricerca di “rimorchiare” per arrivare al gesto sessuale, come rappresentato. Non esistono fasi, tipiche nei rapporti eterosessuali, di innamoramento, di approccio, di petting, di amore anche non dipendente dal consumare sesso? Fatemi capire.

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    • laulilla 9 agosto 2014 / 22:02

      Ciao, Gianfranco, e grazie del commento. Il film ci parla di un particolare tipo di sessualità, che non è quella “omo”, ma quella del “rimorchiare”. Personalmente credo che tutti, etero e omosessuali, si innamorino, indipendentemente dal “consumo di sesso”, ma che altrettanto esistano, sia tra gli etero, sia tra gli omo, quelli che si accontentano del rimorchio. Qui si parla di questo, indipendentemente dal fatto che i personaggi siano gay. In un altro film, Shame, si parla ancora di questo, cioè del rimorchiare, ma il protagonista è etero!

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      • Rematelli Gianfranco 10 agosto 2014 / 14:32

        Non capisco l’importanza intellettuale di rappresentare “etero o omo” questo mondo del “rimorchiare”. E’ un problema, probabilmente vitale per qualcuno, ma dedicarci un film e simpatizzarci attorno mi sembra negativo è un messaggio per sesso dipendenti e nient’altro. Detto questo, bella l’atmosfera quasi da paradiso terrestre, con l’increspatura dell’acqua del lago e i bagni liberatori e autopulenti, ma niente di più. Qualche scena, gli accoppiamenti anali, fa parte di altro cinema che definirei, assolutamente “porno”.

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        • laulilla 10 agosto 2014 / 15:09

          Invece a me pare di capire benissimo che in te esista, non troppo nascosta, una gran voglia di censura! Che sia positivo o negativo rappresentare fenomeni che appartengono al mondo in cui viviamo mi sembra un’inutile discussione. Per me è negativo ciò che può danneggiare qualcuno; se l’interesse per questo tipo di sessualità dovesse essere considerato negativo, dovremmo buttare via tutta la cultura classica! Credo che danneggi molto di più l’omofobia, che la rappresentazione del sesso gay, tanto per dire!
          In ogni caso, non è mica obbligatorio vederlo!

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          • Rematelli Gianfranco 10 agosto 2014 / 21:51

            Lungi da me censurare qualcuno o qualcosa. Segnalavo invece l’inutilità di rappresentare “pornograficamente” pulsioni e istinti che fanno parte della quotidianità. A chi è servita la visione di quel film, forse alla cultura classica? Dove sta la novità che il regista voleva mettere in campo?

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            • laulilla 10 agosto 2014 / 23:51

              Scusa, Gianfranco, ma non conosco nessuno, fra chi si occupa seriamente di questioni estetiche, che abbia sostenuto che un film debba servire a qualcosa. Come qualsiasi espressione artistica, anche il cinema va giudicato con criteri estetici e non con criteri utilitaristici. Quanto al mondo classico, la cui cultura è piena di scritti, sculture, pitture che tu definiresti “porno”, ti invito a leggere questo bell’articolo di Eva Cantarella, studiosa e giurista delle civiltà greco-romana, a questo proposito:http://www.corriere.it/cultura/eventi/2012/kama-sesso-design/notizie/cantarella-storia_bb29fbd2-3dfd-11e2-ab02-9e37f2f89044.shtml.
              Dove stia la novità lo chiederei a te, visto che attribuisci al regista intenzioni di produrre novità, che il regista non ha mai esplicitato.

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