dal romanzo al film (La religiosa)


Schermata 09-2456547 alle 12.47.24recensione del film

LA RELIGIOSA

Titolo originale:
La réligieuse

Regia:

Guillaume Nicloux

Principali interpreti:

Pauline Etienne, Isabelle Huppert, Louise Bourgoin, Martina Gedeck, Françoise Lebrun – Francia, Germania, Belgio 2013 – 100minuti

Rifacendosi alla storia di Suzanne Simonin, raccontata nel 1760 da Diderot nel famoso romanzo La religieuse, ma modificandone il finale, meno avventuroso e rocambolesco e, forse, aperto al lieto fine, il regista Guillaume Nicloux ce ne offre la seconda versione cinematografica. La vicenda, molto nota, ispirò numerose opere e racconti nel corso dell’800, comprese le pagine manzoniane dedicate a Gertrude, la Monaca di Monza.
La giovanissima Suzanne (Pauline Etienne), figlia adulterina, frutto di una relazione “peccaminosa” della madre, è costretta dalla famiglia a chiudersi in convento, ma non accetta la decisione dei suoi genitori, che le sembra ingiusta e discriminatoria, rispetto a quella adottata per le due sorelle che avevano potuto costruirsi una vita rispettabile, grazie a un buon matrimonio. Anche se in un primo tempo la poveretta si adatta alla clausura di un anno in vista della propria formazione, respingerà in seguito fermamente e pubblicamente la prospettiva di prendere il velo per il resto della propria vita. Lo scandalo che ne deriverà verrà utilizzato abilmente dai suoi familiari che avranno buon gioco a chiuderla in casa fino a piegare nuovamente la sua volontà. Comincia da quel momento il calvario di Suzanne, appena mitigato, in un breve periodo iniziale, dall’umana comprensione dell’anziana Madame de Moni (Françoise Lebrun), la superiora del Couvent de Longchamp, che sinceramente e con sensibile affetto presta attenzione ai suoi problemi. Le successive vicissitudini della sventurata giovane, fatte di umiliazioni indicibilmente sadiche da parte della nuova superiora di Longchamp (Louise Bourgoin), la indurranno a confessare all’esorcista le torture alle quali era stata sottoposta, così da essere trasferita a Saint Eutrope. Là Suzanne ha appena il tempo di godersi ingenuamente le coccole tenere della nuova badessa (Isabelle Huppert), che il confessore la mette in guardia perché se ne tenga lontana e non si lasci invischiare nel clima di gelosie isteriche e torbide che domina nel monastero, a causa dei capricci saffici della superiora. Non le resta che fuggire, di nascosto e di notte, verso un ignoto futuro.

Dénis Diderot, l’enciclopedista francese nonché grande scrittore, si era a sua volta ispirato alla vera vicenda di Marguerite Lamarre, costretta, contro la sua volontà, a trascorrere in convento 55 anni senza poter mai uscirne: egli intendeva denunciare la consuetudine vessatoria delle famiglie più in vista di assegnare al primogenito l’eredità del patrimonio familiare, per evitare che la divisione delle ricchezze potesse ridurne la consistenza, diminuendo in tal modo il potere e il prestigio della casata. Nel caso della Religieuse alla preoccupazione economicista, si aggiungeva una motivazione sommamente ipocrita: la giovane sacrificata era figlia adulterina, nata perciò da una “colpa” di cui la madre intendeva in qualche modo liberarsi, facendola espiare a lei, testimonianza vivente e ingombrante del suo antico peccato. In Diderot era altresì presente, oltre alla forte polemica nei confronti delle famiglie altolocate della sua epoca, una buona dose di “verve” anticlericale: conosceva, infatti, per esperienza personale e familiare gli ambienti monastici e ne parlava, perciò, dopo aver riflettuto a lungo sulla loro funzione di reclusorio per i figli indesiderati dei nobili e dei ricchi, che in tal modo venivano allontanati dalla loro vista e dalla loro coscienza. Sotto la finzione della rinuncia alle cose della terra per dedicarsi esclusivamente alla preghiera, Diderot vedeva annidarsi pericolose e intollerabili distorsioni della religiosità, ridotta a copertura di meschini e inconfessabili interessi, nonché altrettanto pericolose sottovalutazioni delle esigenze umane di socialità, di amore, di libertà e di realizzazione di sé. I rapporti all’interno delle comunità monastiche venivano in tal modo resi difficilissimi: l’obbedienza che legava le monache alla gerarchia conventuale diventava troppo spesso asservimento ai capricci della superiora, che talvolta manifestava una certa umana comprensione e solidarietà (madame de Moni), ma più spesso sfogava sulle novizie, maltrattando sadicamente le meno conformiste, le proprie personali frustrazioni (Sainte Christine), quando non tentava di coinvolgerle in un giro di amori saffici e di predilezioni morbose, con una tecnica di seduzione e successivamente di ripulsa che dipendeva, ancora una volta, dall’arbitrio dispotico (la superiora di Saint Eutrope).
Come si può capire, dunque, il film si attiene abbastanza scrupolosamente alla lettera dello scritto di Diderot, così da diventarne quasi la parafrasi illustrata, sicuramente ben recitata e accuratamente ricostruita. La vicenda cinematografica di Suzanne Simonin non si arricchisce però di interpretazioni originali che, scavando nel personaggio o nell’ambiente in cui si muove, offrano nuovi spunti alla lettura; ha una correttezza didascalica elegante, ma un po’ piatta e perciò può essere definita una buona lettura scolastica del romanzo.

Annunci

8 pensieri su “dal romanzo al film (La religiosa)

  1. laulilla, ti debbo i miei complimenti per le tue recensioni. Sono organiche, ordinate, una vera disamina del film supportata dalla tua grande cultura. Come di qualcuno che degusta fino in fondo un cibo, senza ingoiarlo. Non saprei esporre così: mi sento come un fascio di emozioni da esprimere, annoto anche cose non influenti o che ad altri possono non interessare, comincio e dipano la matassa (di emozioni appunto) come me le sono annotate. Le tue esposizioni appaiono un pò “sedute” ma ciò è dovuto appunto all’ordine mentale che esprimi, da rendere intelleggibile a chiunque il film. Complimenti ancora. Magari mi capitassero ancora a tiro Magdalene e La religiosa!

    Liked by 1 persona

    • Angelo, non siamo tutti uguali, per fortuna: io non mi emoziono quasi mai al cinema; quando mi succede faccio passare un po’ di giorni prima di scrivere, perché ritengo che le emozioni non aiutino nell’analisi e nel giudizio, che richiede, invece consapevolezza critica. Dopo di che, se tu hai un diverso comportamento, non mi pare un problema grave! Per carattere preferisco la lucidità fredda, persino nell’espressione creativa, ma non credo che tu ti debba disperare se preferisci raccontare le tue emozioni. Ti ringrazio per i complimenti che mi fai. La Religiosa dovrebbe essere ancora nelle sale; Magdalene ha troppi anni, ma credo sia disponibile in DVD. Ciao!

      Mi piace

  2. Ciao L. Io invece un film lo vivo soprattutto con le emozioni. Perciò non saprei scrivere una recensione. Per fortuna ci sei tu che lo fai benissimo. E scegli sempre film per cui vale la pena emozionarsi. Come questo, che è davvero interessante.
    Allora ancora grazie per i tuoi utili e lucidissimi post.
    Ciao.
    A.

    Mi piace

    • Grazie anche a te, A! Non sempre vedo film per cui vale la pena di emozionarsi: non sempre, infatti, ciò che vedo viene recensito! Scrivere è una bella fatica, perciò se non sono convinta evito di farla. Questo è un film certamente interessante. Grazie ancora. Ciao A!

      Mi piace

      • mi ritrovo, Laulilla, nella tua espressione “bella fatica” dello scrivere di un film o, lo chiamo io, tradurre in parole esatte e fedeli le ns. sensazioni, una fatica che tu hai citato in altra occasione, della quale però si viene ripagati quando le parole sono venute fuori “nero su bianco”, basta un “lead” e poi si riordinano le emozioni. Vasco Rossi cantava: “le mie canzoni nascono da sole, vengono fuori già con le parole”, così gli scritti.

        Mi piace

        • Che dire? Dipende da quello che si deve scrivere. E’ evidente che una cosa è scrivere un testo da mettere in musica, altra è scrivere un racconto, altra ancora è scrivere una poesia e ancora altra è scrivere un saggio, più o meno breve, per cercare di interpretare un film. Siccome per me compito di qualsiasi recensione è soprattutto quello di tentare un’interpretazione plausibile di ciò che si è visto o letto, non vedo quale spazio possano avere le emozioni. Come ti ho già detto, questo vale per me, ma se tu senti l’esigenza di mettere in chiaro le sensazioni tue personali, non vedo che male ci sia. D’altra parte è nella logica dei blog, nati come diari, questo comportamento. Mi colloco un po’ fuori da questa logica, ma questo forse dipende molto dall’approccio critico che intendo dare alle mie recensioni.

          Mi piace

  3. I wasn’t aware that this film was made.

    I read the book by Diderot several years ago and also saw the controversial French film from the 1960’s with Ana Karina (directed by Jacques Rivette).

    Both the book and the Rivette film are very good – “a hard act to follow” as we say in English.

    grazie
    ciao

    Liked by 1 persona

    • Thank you John; I read the novel by Diderot when I was a very young student of Turin University and I read it now again: very beautiful novel. I never saw the movie by Jacques Rivette: I think was better movie than this by Nicloux. Ciao, John!

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...