melodrammatico fumettone (Treno di notte per Lisbona)


Schermata 04-2456413 alle 22.49.56recensione del film:

TRENO DI NOTTE PER LISBONA

Titolo originale:                                              
Night Train To Lisbon

Regia:

Bille August

Principali interpreti:

Jeremy Irons, Mélanie Laurent, Jack Huston, Martina Gedeck, Tom Courtenay, Christopher Lee, Charlotte Rampling – 111 min. Svizzera, Portogallo, Germania, 2013.

Tratto da un romanzo di successo, questo film racconta la storia di Raimund Gregorius, un grigio insegnante di liceo, che, in una grigia Berna, è vissuto finora in modo così monotono e piatto da essere stato lasciato al proprio destino dalla moglie un po’ più vispa di lui. La sua vita, però, ora  sta per cambiare: in un giorno piovoso e triste, mentre sta andando a scuola, si imbatte in una giovane aspirante suicida, che mette in salvo e porta in classe con sé, senza però riuscire a impedirne la fuga improvvisa: tra le mani gli resta solo il suo rosso impermeabile. Incurante degli studenti, che abbandona senza esitare, il professor Gregorius la rincorre, inutilmente, ma trova, nella tasca dell’indumento, un libretto dello sconosciuto scrittore portoghese Amadeu Prado, le cui riflessioni gli paiono scritte proprio per lui. Nel medesimo libriccino trova anche un biglietto ferroviario per Lisbona, quasi un segnale per dare una  scossa alla propria vita. Si mette, dunque, in viaggio alla volta di una città non conosciuta, ma proprio per questo intrigante e desiderabile, abbandonando, con impulsiva decisione, la sua quotidiana attività. L’urgenza di andarsene non gli permette neppure di rifornirsi del minimo indispensabile per sopravvivere in una città, senza apparire un barbone: la sua carta di credito farà probabilmente il miracolo (evidentemente a Lisbona è accettata proprio da tutti), visto che il suo aspetto è sempre quello di un signore bello, rasato e pulito. I suoi studenti? Fanno naturalmente una tale cagnara festosa, per l’inaspettata “vacanza”, da richiamare l’attenzione del preside, che anziché licenziare il professore, come avverrebbe persino nel nostro lassista paese, si affanna a cercarlo col cellulare, lo invita a tornare, lo prega, non solo quel giorno, ma anche nei giorni successivi, senza per questo riuscire a smuoverlo dalla volontà di rimanere là per trovare le tracce che lo conducano all’identità della mancata suicida. Lisbona è bella e solare e certo meno noiosa di Berna, ma tutto ciò che avviene successivamente assume sempre più il carattere di un’inverosimile storia in cui le coincidenze casuali sono davvero troppe per essere credibili.

Non intendendo addentrarmi negli intricati sviluppi della vicenda, mi limito a dire che una provvidenziale rottura degli occhiali lo porta a incontrare la donna in grado di fargli conoscere i sopravvissuti della "rivoluzione dei garofani" (quella che nel 1974 mise fine alla lunga e feroce dittatura fascista di Salazar in Portogallo), nel cui ambito era maturata l'attività di Amadeu Prado, medico e fiero oppositore del regime. Le parole degli ormai anziani protagonisti di quegli anni mettono in luce, oltre alle rispettive storie, dolorose e molto dure, anche le rivalità amorose e le gelosie violente e sanguinose che erano scoppiate fra Amadeu e un altro di loro: melodrammatica ricostruzione, che trasforma due coraggiosi studenti, che rischiavano la pelle per mantenere i collegamenti con altri antisalazaristi presenti nel paese, in due rozzi duellanti rusticani per il possesso di una donna. Il regista, pur avvalendosi di una bellissima e raffinata fotografia  e di un cast di attori di tutto rispetto, ha dato vita a un film dai contorni grossolani, attento a soddisfare soprattutto il pubblico che cerca le emozioni più facili, incline alla lacrima liberatoria, che, infatti, sgorgava fluente e copiosa, durante tutta la proiezione del film, dagli occhi delle signore sedute non lontane da me. 

Ho visto questo film soprattutto per la curiosità che il trailer aveva suscitato in me e anche per comprendere perché la critica avesse stroncato quasi unanimemente un film molto amato dal pubblico. Ora ho compreso! Il problema è che i pochi a cui viene da ridere rischiano il linciaggio.

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8 pensieri su “melodrammatico fumettone (Treno di notte per Lisbona)

  1. Che poi io sono stata sia a Berna sia a Lisbona e nessuna delle due mi è sembrata noiosa. Lo stereotipo nord noioso-grigio e sud solare-passionale, quello è veramente noioso.

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  2. Non è neanche una buona telenovela! Il film davvero suscita alla fine qualche risata liberatoria soprattutto quando in alcune scene ( il volo di uccelli al tramonto o la scena ultima alla stazione lucidissima e riflettente le immagini dei protagonisti) mi sembra di risentire una frase famosa in Roma negli anni ’60 a chiusura di film lacrimosi o di fumetti Grand Hotel: “E nel cielo di corusco un volo di gabbiani disegnò la parola ‘AMMORE’ !! E ho detto tutto! Buona visione!

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    • Scene tremende, come quella in cui la giovane nipote del torturatore salazarista, sconvolta per aver scoperto che l’amato nonnetto era indescrivibilmente feroce, afferma che, tuttavia, per quanto feroce e torturatore, per lei è e resta il nonno, il suo amatissimo nonno! Mi ha ricordato qualcuno! Solo un cuore di pietra poteva non ridere! Grazie Maria!

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