scatenato Quentin (Django unchained)


Schermata 01-2456316 alle 08.39.35recensione del film:

DJANGO UNCHAINED

Regia:

Quentin Tarantino

Principali interpreti:

Jamie Foxx, Christoph Waltz, Leonardo Di Caprio, Kerry Washington, Samuel Jackson, Franco Nero – 165 min. – USA 2013.

La svolta nella vita dello schiavo nero Django (un bravissimo Jamie Foxx, che tiene molto a ribadire, presentandosi, che “la D è muta”!) avviene nel 1858, in una località imprecisata del Texas, come ci dicono le buffe didascalie arancione, all’inizio del film. La carovana dei mercanti di schiavi, che l’ha appena comperato, si imbatte, per caso, in una notte triste lungo una landa selvaggia, in una carrozza, sormontata da un enorme dente di cartapesta, il cui guidatore sta cercando proprio lui. Si tratta di un ex dentista tedesco, antischiavista e snob, il dottor King Schultz (splendido Cristoph Waltz), ora approdato a un nuovo e più remunerativo lavoro: fa il cacciatore di taglie, dedicandosi al ritrovamento dei banditi più pericolosi, quelli sul cui capo pende per l’appunto una taglia piuttosto consistente, che egli intende incassare, dopo averli uccisi, e averne mostrato i cadaveri. I due non si separeranno più. Dopo che Django avrà raccontato a Schultz la triste storia del suo matrimonio con Broomhilda e della violenta separazione da lei, strappatagli a forza dai tre fratelli Brittle, che l’avevano comprata, la strana coppia si avvierà a far “giustizia”, affrontando avventurosamente i pericoli, in mezzo a una popolazione bianca razzista e rabbiosa, incredula nel vedere muoversi liberamente un “negro” a cavallo e senza catene. Fra incontri imprevisti, cavalcate e battaglie notturne, violente sparatorie dagli esiti splatter, i due arriveranno all’ultimo rifugio di Broomhilda, una tenuta agricola di proprietà del giovane sadico Calvin Candie, magnificamente interpretato da Leonardo Di Caprio, che “allieta” i propri ricchi banchetti assistendo divertito alle efferate aggressioni di cani feroci contro gli schiavi o alle lotte all’ultimo sangue fra aitanti mandingo, essendo “scientificamente”convinto della “naturale” propensione degli schiavi neri a subire e a servire, come in una memorabile, quasi lombrosiana scena, cercherà di dimostrare.

Questo è il secondo film in cui Tarantino, dopo il precedente bellissimo Bastardi senza gloria, affronta un tema storico-politico (nel primo caso il tema era stato quello del nazismo; in questo è quello dello schiavismo e dei diritti dei neri): pare che ne arriverà un terzo sulla presenza dei soldati americani neri in Europa, alla fine della seconda guerra mondiale. Il film può davvero ritenersi un film storico? Mi sembra che sia inequivocabilmente prima di tutto un film di Tarantino, cioè il lavoro di un regista che certamente è incuriosito dal passato e volentieri lo racconta, rappresentandolo a modo suo, non disdegnando invenzioni continue e ricostruzioni fantasiose, nonché vistosissimi falsi e anacronismi che gli diano l’occasione, innanzi tutto, di dar voce a quella grottesca commedia umana di cui impareggiabilmente coglie gli aspetti più paradossali e ridicoli oltre che le ipocrisie più insopportabili. E’ però un film politico, per le ragioni che lo stesso Tarantino dichiarerà nell’intervista che potete trovare QUI. E’ cioè un film, che come tutti i Western, al cui genere, almeno nominalmente, questo appartiene, riflette sia la sensibilità politico-morale del regista che racconta le vicende, sia le aspirazioni diffuse nel momento in cui quelle pellicole vanno nelle sale. Il modello cui si ispira Tarantino in questo suo lavoro non è, però, quello del Western classico, quanto piuttosto la sua rivisitazione italiana, quella degli Spaghetti Western cui il regista rende in tal modo il proprio riconoscente omaggio, già fin dal titolo: Django è un film del 1966 di Sergio Corbucci; Franco Nero, che qui fa una breve apparizione, era attore in quel film e la stessa musica molto suggestiva di Ennio Morricone richiama alla memoria i Western all’Italiana più famosi. Nel film sono presenti anche alcune suggestioni wagneriane, dovute all’interesse del regista per il Sigfrido, che stava studiando già da alcuni anni (successivamente ne coinvolse Christoph Waltz), che certamente ispirò la vicenda di Broomhilda – Brunilde, nonché beethoveniane e verdiane. La bellissima scena notturna dell’arrivo dei razzisti feroci,  tra le più belle del film, è resa indimenticabile, oltre che dallo spasso che provoca lo sgangherato e inutile cappuccio degli ingloriosi cavalieri, anche dalla suggestiva musica verdiana del “Dies Irae”, privato di ogni significato trascendente, che sottolinea il dinamico svolgersi della battaglia illuminata dalle torce nel buio del paesaggio**. Insieme allo splendore di una fotografia molto pulita e nitida, che spazia nel paesaggio americano ripreso in tutte le stagioni dell’anno, quello che maggiormente colpisce del film è il fluire veloce e sicuro delle immagini incalzanti che raccontano gli eventi, indizio di una saldissima regia e di una sceneggiatura che padroneggia superbamente tutti gli elementi del complicato racconto rendendo estremamente piacevoli e coinvolgenti le quasi tre ore di visione del film.

**Ho corretto, con qualche ritardo, la mia imperdonabile precedente affermazione, circa la presenza della Cavalcata vagneriana in questa scena. Chiedo scusa a Wagner, a Verdi e naturalmente ai miei lettori.

23 pensieri su “scatenato Quentin (Django unchained)

    • Ce ne faremo una ragione!😀
      Al di là della celia: importante è argomentare per non esprimere solo il giudizio dicotomico – mi piace, non mi piace. Il fatto è che io vedo in Tarantino una vena di ironia corrosiva che me lo rende molto interessante, facendomene accettare le esagerazioni sanguinolente, che perdono, proprio perché iperboliche, il carattere violento e splatter, qui come in altri film. Per altro, anch’io amo molto Pulp Fiction, però non credo che i capolavori possano crescere e moltiplicarsi. Questo è un film magnifico, come in fondo anche tu dici, per le cose che tu stesso dici. Che senso ha allora fare paragoni, come in una gara di bellezza?

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      • Il punto, almeno per me, è che Tarantino tende almeno negli ultimi film a ripetersi almeno nel soggetto: la vendetta (come ho già scritto). Poi l’ironia corrosiva e il mescolamento degli stili sono diventati un suo marchio di fabbrica, ma nella sue evoluzione cinematografica sono costanti. Se restano solo quelle, siamo al puro esercizio di stile. Va bene, ma che la critica con me lo presenti come un capolavoro. E tra parentesi Elisa se la potevano risparmiare.
        Ciao🙂

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        • Che dire? La distribuzione italiana, che mira soprattutto agli incassi e poco alla qualità, raramente si trova a poterti offrire qualità con film che diano anche incassi sicuri.
          Basta guardare la programmazione delle sale per rendersi conto che chi ama il cinema davvero ha poco da scegliere. Non cambio Tarantino, con Spielberg, tanto per dire, perché, anche se negli ultimi film di Quentin si può riconoscere una certa “maniera”, per lo meno non si tratta di trombonate, ma di film belli. La critica non può che prenderne atto!

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  1. Non mi ha mai attratto particolarmente il genere di Tarantino ( se di genere si può parlare ) ma credo che questo film andrò proprio a vederlo con piacere.
    In tanti me ne hanno parlato molto bene e il tuo post me lo ha reso ancora più accattivante.

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      • Grazie mille, Adriano; spero che il film ti piaccia.
        Spero anche che tu mi spieghi come devo fare per pubblicare il tuo omaggio. Sono molto in imbarazzo per queste cose, anche per riassegnare il medesimo premio ad altri 7 blogger, che sono proprio moltissimi! A presto

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        • Tranquilla, Laulilla! Il mio omaggio era incondizionato.
          Non occorre proseguire con questa sorta di catena di S.Antonio. Anche perchè, in effetti, le regole di questo gioco sono un pò stringenti e non è bello che uno si senta costretto a postare qualcosa.

          A presto!

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          • Ho visto il film ieri sera: strepitoso! Sono stati 165 minuti di puro piacere cinematografico. Su tutte le scene ne incornicio tre:
            1) l’uccisione dello sceriffo; 2) i razzisti incappucciati a cavallo; 3) “la d è muta bifolco”.
            Gli attori son stati grandiosi ma su tutti mi è piaciuto un sacco Christoph Waltz.
            Che dire? Tarantino mi ha sorpreso positivamente. A questo punto, vorrei proprio vedere Bastardi senza gloria.

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            • Benissimo, sono contenta che ti sia piaciuto. Bastardi senza gloria è magnifico. Ti consiglierei anche Pulp Fiction, forse il più straordinario! E’ comunque un grandissimo regista e anche uno dei pochissimi davvero spiritoso senza volgarità. Lo splatter c’è, ma è talmente iperbolico che finisce per non essere preso sul serio, non trovi?

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              • Hai ragione. I vari minuti di splatter di questo film finiscono per essere quasi una parodia.
                Pulp Fiction l’ho visto un bel pò di tempo fa e non mi era dispiaciuto ma sono curioso di rivederlo ora, sono convinto che lo apprezzerei ancora di più!

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  2. Le tue recensioni, che leggo con fedele assiduità, sono sempre splendide e acute; peccato che io frequenti il cinema rarissimamente, quindi non abbia poi modo di confrontare le mie impressioni con le tue, di approfondire da me i tuoi accenni riguardo ad alcuni passi della trama – e soprattutto non abbia modo di sapere come vanno a finire questi film, cosa che tu giustamente non riveli mai.🙂

    Sono tornata a rileggere questo tuo post su Tarantino dopo aver trovato altrove un rimando dalla Brunhilde wagneriana al personaggio di questo film; sono quindi venuta a rinfrescarmi la memoria, presso una fonte autorevole, sulla presenza effettiva di rimandi a Wagner in questo film. Dici che per un’appassionata d’opera sarebbe doveroso andare una buona volta al cinema?

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    • Benvenuta, Giulia! Finalmente ti leggo anche sul mio blog.
      Non posso che invitarti a vedere qualche film, perché, per sottrarmi a un linciaggio probabile, sono costretta a tacere sempre l’esito della vicenda!😦
      Questo invito prescinde dalla passione per l’opera, però, poiché non tutti i film contengono musica sinfonica o operistica: molti, addirittura, non hanno colonna sonora!
      In ogni caso, è stato detto più volte che ogni film, per essere realizzato, richiede una presenza così numerosa di artisti, con i ruoli più diversi (attori, regista, sceneggiatore, soggettista, addetto al montaggio, costumista e via elencando) da poter reggere, anche sotto questo aspetto il paragone con l’opera lirica, di cui anch’io, per altro, sono estimatrice. Molti, anzi, sostengono che il cinema sia davvero l’ erede del melodramma. Non hai mai detto , però, per quali motivi non ne sei attratta. Sono certa che andrai anche tu a vedere qualche bel film, prima o poi. Scommettiamo?

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      • Ma certo che non tutti i film devono contenere musica, ero solo curiosa di vedere in che forma si sviluppassero, nel film di Tarantino, i riferimenti a Wagner – cioè, come fossero fusi nella trama, al di là della colonna sonora. Altrimenti mi basterebbe rivedermi sempre quella scena di Apocalypse now…🙂

        Devo essermi espressa male. Non è che non mi piaccia il cinema (nel senso dell’arte di realizzare film, cui riconosco la dignità di ulteriore Musa e una complessità paragonabile a quella di tutte le grandi arti sceniche) e non è che non abbia mai visto qualche bel film al cinema, ci mancherebbe! Vabbè che sono una ragazza all’antica, ma questo sarebbe troppo…😉
        Solo, è da un bel po’ di tempo che non ci vado. Le ultime due volte – non era al cinema, ma erano proiezioni in un’aula magna a Caltech – a luglio e agosto scorsi. Al cinema vado piuttosto di rado, per ragioni di tempo che scarseggia, di pigrizia mia e di opportunità (mi annoierebbe andarci da sola e non sempre è facile trovare una compagnia concorde sul titolo). E magari, nel fine settimana, dopo essere stata tanto tempo sulle sudate carte o di fronte al monitor di un PC, preferisco una gita, un’uscita, una passeggiata, piuttosto che andare a rinchiudermi in una sala buia davanti a uno schermo illuminato. Il teatro (di prosa, così come l’opera o la stagione sinfonica) mi dà un’impressione diversa proprio perché non c’è uno schermo, ma ci sono degli attori, dei cantanti, dei musicisti, delle persone in carne e ossa, presenti. Siccome tra film al cinema o film home-video non sento la stessa differenza che tra disco e recita dal vivo nell’opera, guardo i film, di solito, dal divano di casa (per pigrizia, appunto, così come nella pace domestica amo leggere e ascoltare i miei dischi): quindi finisco per vedere le pellicole molto più tardi rispetto alla loro uscita nelle sale cinematografiche.🙂

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        • Ben vengano i DVD, che anch’io ho più volte utilizzato per alcune recensioni, anche molto proficuamente, perché, vedendoli al computer, posso fermarli, tornare indietro, scegliere di rivedere solo alcune scene, senza far saltare i nervi a mio marito, che pur amando il cinema, non gradisce le sottigliezze della cinefilia! Tarantino mi è piaciuto molto, perciò mi sento di consigliartelo, sperando che non ne rimarrai delusa. A presto, cara Giulia!🙂

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  3. Ho letto il commento per “Django” e sono colpito da come scrivi. Il film non l’ho visto, né “Bastardi senza gloria”, di cui ho, forse da più di un anno, il DVD ancora intonso.Ma non mi sono perso Pulp Fiction e gli altri. Dovrò vedere in fretta anche questi due.
    Grazie del tuo blog!
    A.

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    • Sì, i due film sono entrambi molto belli. Rispetto al bellissimo Pulp Fiction sono certamente meno arrabbiati e, almeno mi pare, più maturi. Ti ringrazio molto dell’apprezzamento, che mi gratifica davvero, perché scrivere mi piace molto, ma, poiché sono perfezionista, mi costa sempre una bella fatica. Grazie anche per essere passato di qui.🙂

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