la strana amicizia (The master)


Schermata 01-2456297 alle 17.17.25recensione del film

THE MASTER

Regia:

Paul Thomas Anderson

Principali interpreti:

Philip Seymour Hoffmann, Joaquin Phoenix, Amy Adams, Laura Dern, Lena Endre, Kevin J. O’Connor, Rami Malek, Ambyr Childers, Jesse Piemons, Darren Lo Gallo, W. Earl Brown – 137 min. – USA – 2012

Anche se porta a casa la pelle, l’ex marine Freddie Quell (Joaquin Phoenix) riesce a vivere e a dimenticare gli orrori, le paure e le atrocità della seconda guerra mondiale  grazie ai micidiali intrugli di alcool che si prepara. Egli, che era stato un giovane fragilissimo, per aver perso da ragazzo il padre e per aver visto successivamente ricoverare la madre in manicomio, ora, che la guerra è finita, avrebbe bisogno, prima di ogni altra cosa, di calore e accoglienza affettuosa e anche di una presenza femminile come quella di Doris, la fanciulla vicina di casa che aveva lasciato e che ora vorrebbe ritrovare: una donna vera, non più quella di sabbia con la quale placa le sue ossessioni sessuali. Se non è facile per nessuno dei suoi compagni combattenti reinserirsi in una vita normale, per uno come lui, che ha imparato, prima e durante la guerra, a indurirsi e ad aggredire per difendersi, questo inserimento diventa quasi impossibile. Il governo degli Stati Uniti affronta il problema dei reduci cercando di convincerli, grazie all’aiuto di psicologi ed esperti, che il sogno americano, ora, che la pace lo consente, è lì, alla portata di chiunque voglia riprendere in mano il proprio destino, inventandosi un futuro e realizzandosi in un’attività che farà anche ben guadagnare. Per Freddie, tuttavia, la realtà è più dura, perché la sua reattività violenta è diventata incontrollabile e si manifesta ovunque egli cerchi di lavorare, costringendolo a fuggire sempre, e ad abbandonare perciò quelle poche relazioni umane che era riuscito a mettere in piedi. Alla fine di una di queste sue lunghe fughe, egli sarà accolto a bordo di una nave dove è in corso una festa di nozze.

Inizia in questo momento la parte centrale del film, quella che racconta l’amicizia che legherà il nostro Freddie al proprietario dell’imbarcazione, Lancaster Dodd (Philip Seymour Hoffman), colui che lo accoglie  a bordo, stremato e quasi in coma etilico, con l’intento di aiutarlo a ricuperare la piena coscienza di sé, applicandogli la cura nuova, che sta sperimentando e che forse potrebbe funzionare. Lancaster è un uomo strano: un po’ medico, un po’ filosofo, molto istrione: egli è il capo carismatico di una setta che si sta organizzando per “cambiare il mondo”, cercando di trasformare gli uomini in creature pienamente capaci di controllare gli istinti animali da cui sarebbero dominati. L’organizzazione, che si autonomina La Causa, sta facendo proseliti nell’ambiente della media borghesia che vive nelle villette periferiche ai margini delle piccole città, ma non nelle metropoli, non a New York. I discorsi di Lancaster, infatti, sono fumosi e mistici e non riescono a trovar udienza laddove il tessuto sociale è costituito da individui per lo più colti, coscienti dei problemi reali, riluttanti ad accettare soluzioni dogmatiche e semplicistiche, che hanno a fondamento l’ipnosi e la regressione della mente; fanno breccia invece in quella parte della popolazione mediamente acculturata, che si lascia affascinare, quasi ipnotizzata, dal suo strano linguaggio, immaginoso e misterioso, fatto di vulgata psicanalitica e metempsicosi, che procede, come dice suo figlio, per  improvvisazione, e che è sostanzialmente povero di logica e di scientificità. Lancaster ha bisogno di Freddie, quasi come di una cavia per sperimentare le proprie intuizioni; Freddie ha bisogno di protezione e affetto. Ne nasce un sodalizio profondo, quasi una storia d’amore, dirà il regista, certo di fascinazione reciproca: Freddie si sente in dovere di difendere l’amico, a modo suo, naturalmente, cioè a suon di botte ogni volta che qualcuno metta in forse i fondamenti scientifici della nuova dottrina, rivelandone l’essenza manipolatrice e dogmatica, o dubiti della liceità dell’esercizio senza titoli dell’arte medica. Finirà in galera, col suo guru, ma ne uscirà, mentre crescono i dubbi, soprattutto nella moglie di lui, sulla convenienza di continuare a tenere presso la famiglia Freddie, evidentemente incorreggibile, la cui imbarazzante presenza mette a rischio La Causa, che, ormai decisamente avviata al successo, non ha bisogno degli scandali che la sua violenza irriflessiva provoca.

I dubbi di lei (Amy Adams), tuttavia, non riusciranno a separarli del tutto, perché Freddie è diventato indispensabile al suo maestro, tanto che, in questa complicato intreccio di amicizia, quasi-amore, possessione, quasi si stenta a capire quale dei due sia davvero riuscito a catturare l’altro, sembrando del tutto assente quel fenomeno del “plagio” psicologico, che è tipico delle moderne sette, nelle quali la volontà dell’adepto verrebbe completamente asservita a quella del guru. Costretto dalla necessità in un primo momento, Freddie finisce poi, quasi con divertimento, per accettare la “cura” di Lancaster, ma rimane se stesso, nella sua follia trasgressiva (non si fa scrupoli, infatti, nell’accettare le avances della figlia di lui; ascolta distrattamente le sue lezioni, e, se siede vicino a una bella donna, proprio mentre Lancaster parla per condannare i comportamenti animali, le scrive un biglietto esplicitamente osé), così come rimane se stesso nella solitudine individualistica: da vero eroe americano sarà, da solo, sconfitto, mantenendosi però fedele al suo modo di vivere e di pensare, come ci verrà meravigliosamente detto nel finale, che richiamando circolarmente l’incipit del racconto, donna di sabbia compresa, ne sottolinea la sostanziale immutabilità.

Il film, Leone d’argento all’ultimo festival di Venezia, ha guadagnato anche la coppa Volpi per entrambi gli attori protagonisti, sublimi interpreti di un lavoro niente affatto semplice e per certi aspetti molto ambiguo (lo dico perché è un fatto, non perché voglia connotarlo negativamente!). Tutti gli attori sono però molto bravi sotto la direzione perfezionista di questo regista che, ricostruendo con scrupolo filologico, quasi pignolo, gli ambienti di allora e addirittura usando gli strumenti cinematografici che venivano adoperati nell’epoca di cui il film parla (comprese le camere da 70 mm), ha narrato, senza fretta, una vicenda che, pur assomigliandole, non è la storia di Scientology, né  è la storia degli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale, anche se quella storia è presente e condiziona tutto il film e non è neppure solo la narrazione di una tenace amicizia che assomiglia a un amore. Che cos’è allora? Probabilmente è solo un film costruito benissimo, per il gusto di raccontare, ineccepibile sul piano formale, con immagini di grande bellezza e suggestione, su due personaggi insoliti per i quali è difficile provare simpatia. Non è però detto che i film debbano per forza contenere personaggi positivi.

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2 pensieri su “la strana amicizia (The master)

  1. Bellissimo film! Condivido la tua recensione e mi pare di poter rispondere alla tua domanda “Che cosa è questo film?” con una osservazione sulla quale ho ancora un po’ di dubbi.
    Guardando il film, nel momento in cui assaporavo il corso delle vicende e degli atteggiamenti contrastanti che si evidenziavano nella personalità di Freddy durante il suo rapporto con Lancaster, mi è sembrato di poter vedere una specie di lotta tra l’irrazionalità del suo stato “animale” e la voglia razionale di cambiare: questa aspirazione è ambigua, illogica, non definita, vaneggiante, ma affascinante. Lancaster è la rappresentazione della sua aspirazione ad essere migliore. E’ una battaglia impari e condotta troppo da solo. E lui non ce la fa!
    Posso osare?

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    • Osa. Anch’io lo farò!
      Quando i Padri pellegrini (non dimentichiamo, puritani), sbarcarono col Mayflower nel 1620 sulle coste orientali di quelli che oggi sono gli USA, portavano con sé il sogno dell’utopia: la costruzione dalle fondamenta di una società perfetta, pura e libera dal peccato (ti ricorda qualcosa?). Erano però accompagnati anche da un gruppo di avventurieri, poco religiosi, ma pieni di voglia di conoscere ed esplorare senza freni o leggi (ti ricorda qualcosa?). Il regista ha forse voluto parlarci dell’homo americanus, che porta, fin dalle sue origini, la connotazione della sua duplicità, insieme individualistica e moralistica? Lo ritengo probabile, e penso che, sul piano simbolico, la stessa infinita fuga di Freddie secondo il corso del sole (cioè verso Ovest) ci parli della conquista del West. Mi sono convinta che i due protagonisti siano, in realtà una sola persona (e il suo doppio), il che spiega il circolare procedere del film e le sue ambiguità. Credo che rivedrò il film su DVD, segmentandolo per benino, e che affiancherò un’altra recensione alla mia prima!.

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